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giovedì 14 febbraio 2013

Quando San Valentino arriva..

Pubblicato da Unknown alle 20:02 4 commenti
Io non amo San Valentino. Ma non sono un'acida zitella.
Io non odio San Valentino. Ma non ho i cuoricini negli occhi.

Non credo che i boicottatori del 14 febbraio siano dei rosiconi invidiosi che non se li caga nessuno manco nel giorno più romantico dell'anno.
Non credo alle coppie che il 14 febbraio sono tutte baci e abbracci e il resto dell'anno si scornano senza pietà.

Non mi piace chi dice che San Valentino è inutile.
Non mi piace chi dice che è una festa veramente importante.

Non sopporto chi non si regala niente perchè bisogna amarsi tutto l'anno ma tutti gli altri giorni è insensibile e ingrato.
Non sopporto chi impazzisce per scegliere un regalo perchè in un giorno come questo deve sapere quanto l'amo.

Provo pena per chi si indigna quando riceve un cuoricino di cioccolato.
Provo pena per chi si indigna quando non lo riceve.

Trovo che San Valentino sia una scusa, una buona come tante altre, per fermarsi e ringraziare di avere qualcuno al proprio fianco.
Trovo che San Valentino sia un motivo per rendersi conto che non si è mai da soli. Mai.

Il 14 febbraio gli innamorati sono al ristorante.
Il 14 febbraio gli innamorati si divertono tra le lenzuola.
Il 14 febbraio gli innamorati sorridono davanti a un film..

Il 14 febbraio io...

domenica 3 febbraio 2013

Castiel: A puppy of the Lord

Pubblicato da Unknown alle 20:38 2 commenti
I'm an angel of the Lord. Love me.
La mia recentissima ossessione per Supernatural sta dando ottimi frutti. Da mesi so dell'esistenza di Castiel, so che si tratta di un angelo, ma mi era totalmente oscura la sua partecipazione e l'essenza del personaggio. Quindi sono due stagioni che aspetto con ansia che faccia la sua prima apparizione.
Mi sono illuminata quando nel finale della seconda stagione (mi pare), Sam lo nomina eseguendo un esorcismo (gli incantesimi non vengono sottotitolati o tradotti, quindi è stato un lampo di un secondo in cui mi sono detta EH? Ho mandato indietro e ho riascoltato, e viene effettivamente nominato Castiel). I miei occhi a cuoricini però si sono smorzati subito, perchè purtroppo bisogna aspettare la quarta stagione per vederlo (ed è solamente un guest, e io lo voglio regular, subito!).

Prima di vederlo mi intrigava, ma ora..ora ogni volta che appare Castiel sullo schermo, con questi occhi da bambi (che è una bella sfida contro Sam), ho una voglia matta di abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene. Ha l'aria di essere sempre così solo, così schiacciato dal peso dei suoi incarichi, che davvero ti mette in corpo la voglia di coccolarlo e farlo stare tranquillo, anche solo per un po'.
Adoro Misha Collins, lo interpreta in maniera molto genuina e gli dà quest'aspetto un po' trasandato che a noi ragazze (dipendendo dal soggetto), CI PIACE. È sempre greve nel parlare, molto serio e quasi stanco, e veramente mi illumino ogni volta che lo inquadrano.

A inizio puntata sto sempre attenta ai titoli di testa, e se vedo che non è presente nelle guest star mi "disinteresso" quasi dell'episodio, come se senza Castiel non fosse più la stessa cosa. La verità è che è un personaggio chiave di questa quarta stagione, in cui si introduce la "mitologia" cristiana (che io adoro), quindi mi interessano un sacco gli sviluppi di questi angeli-soldato.

Se fosse un angelo custode io lo comprerei. Ma anche come soldato, mi accontento.



domenica 27 gennaio 2013

Padaleckigasm

Pubblicato da Unknown alle 19:11 0 commenti
Io impazzisco per i sorrisi. Specialmente i suoi

Mi sto decisamente dando a un fangirling estremo in questi giorni. Ogni momento libero che ho lo passo a guardare Supernatural (e purtroppo sono ancora alla seconda stagione, MA MI RIFARÒ!). Il problema è che mi sto ossessionando con  il meraviglioso Jared Padalecki. Ma oh, dico, lo avete visto? È un qualcosa di estremamente dolce.

Ammetto che già da "piccola" impazzivo per Dean (Rory Bestia non lo meritava proprio per niente). Lui così tenero e presente e lei così egocentrica e stronza. Poi l'ho visto ne La maschera di cera, bel film, ma la scena al pianoforte mi ha straziata. Povero Paddy. Poi è arrivato Supernatural.

Su Supernatural non spreco molte parole, perchè le immagini parlano da sole. Non so, non trovo un senso in tutto ciò. Vogliono farci morire mostrandoci immagini tipo questa:

"Amore sono pronto, ti aiuto con la cena"
Queste cose mi stanno causando i cosiddetti PADALECKIGASMS. Non c'è bisogno di spiegazioni.
La cosa più bella è che non solo interpreta sempre personaggi carini e docili, ma è proprio un amore di persona e di papà. Se date un occhio su internet vedrete tutte le foto di lui con la moglie e il bimbolo, superbellissimi.  Sono cose che mi mettono un sacco di allegria perchè in fondo è il sogno di tutte noi, essere felici e avere un bel pezzo di Paddy al nostro fianco.


martedì 18 dicembre 2012

Gli incontri di mercato

Pubblicato da Unknown alle 21:01 0 commenti
Figaggini di questo tipo dovrebbero essere proibite

Al mercato l'altro giorno ho incrociato l'uomo della mia vita. Ma avete presente quelle scene da film, tutte a rallentatore, dove i due futuri amanti si vedono per la prima volta e tu sai perfettamente che tra loro nascerà qualcosa? Ecco, uguale, ma senza niente dopo gli sguardi.

Bello, alto, occhi scuri, riccioletti scatenaormoni, sportivamente elegante e sguardo profondo. È stata una di quelle occhiate lunghe, in cui tu tieni testa fino all'ultimo, ma appena te lo trovi di fronte abbassi gli occhi perchè lui è tipo un figo stellare e tu sei una ciospa in piedi da mezz'ora che pestola per il mercato di quartiere.



domenica 25 novembre 2012

Pensarti non fa più male ormai

Pubblicato da Unknown alle 20:30 0 commenti


Ti sto vedendo dappertutto. Ti vedo in chi ti somiglia e in chi non ha nulla che ti ricordi. Ho un tuffo al cuore ogni volta, perchè in un modo o nell'altro eri parte di me. Lo sei ancora.

A volte penso che se fosse possibile cancellare qualcuno dalla propria memoria, ti cancellerei. E con te se ne andrebbero questi anni di sofferenze, di insicurezze, di debolezze che la tua vigliaccheria mi ha portato. Poi però rifletto, e la verità è che non sono una tua creazione. Altre vite, altri eventi mi hanno resa ciò che sono. Anche senza di te sarei riuscita a diventare il casino di nevrosi che sono oggi.

E ciò che in tutti questi anni mi ha divorata, ormai non fa più male.

Ti ho usato, ho consumato decine di penne scrivendo di te, e ogni gettata d'inchiostro è stata come il veleno dell'odio che provavo che mi abbandonava. Scrivo ancora di te, mi piace pensarti, per far uscire dalle mie viscere ogni sentimento, ma mentre all'inizio si trattava di puro dolore, tanto dolore da farmi sanguinare le mani premendo di risentimento la penna sulla carta, ora pensarti non fa più male.

Sei diventato un ricordo. Uno di quei ricordi vividi ma inconsistenti, come i fantasmi: li vedi, ci parli, ma non possono toccarti, non possono più ferirti. Finalmente sei qualcosa che ho sempre desiderato tu fossi. Morto.

venerdì 21 settembre 2012

L'amore ai tempi dell'accettabilità sociale

Pubblicato da Unknown alle 22:32 1 commenti


Quali sono i tempi per l'amore? Non parlo di Amore, ma di sentimenti, anche semplici. Quanto bisogna conoscere una persona per provare qualcosa nei suoi confronti? Quando è "socialmente" accettabile?
Sì, perchè dentro di te anche dopo due minuti puoi provare affetto, attrazione, passione, ma non puoi a fine serata lanciarti nella fossa dei leoni. Certo, potresti essere fortunato e trovare il felino mansueto che vuole coccole. Purtroppo invece, quasi sempre, si trova il feroce capobranco che per la tua stoltezza è pronto a staccarti la testa dal collo.

Ci dichiariamo troppo presto. Uomini. Donne. Facciamo tutti lo stesso errore. Che poi, errore non è. Perchè un "ti amo" dopo tre settimane che ci si conosce ci fa così paura? Perchè non si può credere che sia una cosa possibile? I grandi romanzi, i grandi film, ci hanno insegnato che l'Amore con la A maiuscola è qualcosa di raro, di costruito, non è un sassolino che si trova per le strade. Ci hanno educati a usare con moltissima cura la parola amore, ma alcuni hanno cominciato ad averne paura. Esistono persone che stanno con la ragazza per due anni, e non le hanno mai detto tiamo, perchè è una parola grossa, dicono. Ma seriamente mi stai dicendo che dopo due anni non sei innamorato di quella persona? Cosa ci fate insieme, allora?

Non dico che l'Amore sia a prima vista, è troppo semplice, ma sì che può cominciare a sbocciare un interesse particolare già dopo il primo sguardo. E perchè averne paura? I movimenti del cuore non hanno una traccia fissa, non c'è un tempo per provare sentimenti ed emozioni. Arrivano quando arrivano. Siamo adulti, e la vita non sta certo lì ad aspettarci. Viviamoci il più possibile. Che cosa aspettiamo?

Perchè perdere giorni, settimane, mesi perchè ci sentiamo in dovere di conoscerci di più? Il tempo gioca contro di noi, dobbiamo batterlo in contropiede. Mentre aspettiamo quell'indefinito lasso di tempo per farci avanti, il nostro bello si è trovato un'altra. Magari più sveglia, più intraprendente, che non ha atteso stupide settimane per dimostrargli il suo affetto per lui. Ed è questa la cosa più spaventosa, la paura di non valere l'attesa.

Personalmente il mio volere tutto subito è dettato proprio da questo timore. E se quando io sarò pronta non ci sarà? Sì, forse il mio innamoramento facile è amore di bamibini, di quelli che nascono e finiscono nel giro di una ricreazione. Ma ogni sentimento è reale, e come tale fa soffrire quando è inappagato.

Non sono certo l'esempio da prendere in considerazione quando si parla di fortuna in amore, ma mi sento di consigliare a tutti di muovere almeno un piccolo passo per prendere quello che si vuole, quando lo si vuole. Se vi sentite rispondere ma ci conosciamo appena, ricordategli che non gli state chiedendo di sposarvi, ma di frequentarvi, di stare insieme, il cui scopo primo, è appunto, il conoscersi.

Lasciamoci alle spalle i grandi paroloni e gli impegni per la vita, non è quello che chiediamo. Vogliamo essere presi sul serio anche noi, che abbiamo cuori frenetici che non ci fanno respirare.

giovedì 26 luglio 2012

Giochi crudeli che ci mantengono vivi

Pubblicato da Unknown alle 21:24 2 commenti

Mi irriti così tanto che non so da dove cominciare a spiegartelo. Mi chiami cariño ogni volta che mi vedi, sono baci e abbracci come fossimo amici. Poi mi lasci lì, a penzolare come un'idiota dalle tue labbra. E chi si è visto si è visto.
È come se ti prendessi gioco di me giorno dopo giorno. Non capisco cosa ti passa in quella testa del cavolo su cui ti arruffi i capelli pieni di gel. Mi piacerebbe tanto che tu avessi un piccolo schermo sulla fronte, dove possano apparire i tuoi pensieri quando mi venga voglia di capirti.

Mi piace il mistero, ma quando mi confonde tanto da non farmi distinguere la realtà dall'illusione diventa un pericolo. Almeno per me.

Tu ti diverti. Tu nel cuore non hai il mio stesso sangue, che ribolle di emozioni al vederti. Tu non senti i fischi edl vuoto nella testa quando mi parli. Non diventi stupido e balbuziente. Tu sei sempre tu. In quell'armatura solida fatta di sorrisi che non si lascia sferzare dai miei tentativi di comprensione. È così che resti. Sorridente. Sempre. E Dio solo sa se mi sorridi per tua volontà, se sorridi a me, o se dilati le labbra per abitudine, per cortesia.

Non lo capirò mai, e la verità è che in fondo non lo voglio sapere. So che il giorno che avrò la conferma dei miei peggiori sospetti, tutta la magia casta che c'è tra noi sparirà, perchè io avrò sbattuto la faccia contro la realtà, contro di te, che mi dai le spalle per abbracciare lei, che so che esiste, che l'ho sempre saputo.

Per questo mi lagno scrivendo invece che parlandoti, perchè è più facile, e tiene il mio cuore al sicuro. 
Non ti voglio, non più ormai. È una questione di giochi e voglio continuare a giocare con te. E questa parte, quella in cui sono incazzata, delusa e mortificata per fare sempre la figura dell'idiota con te, fa parte del gioco. Mi fa sentire viva, perchè provo emozioni. Emozioni che, ormai, mi fanno provare solo i film e i libri. Per questo mi piace continuare così. Per vivere.
In modo strano e stupido sei parte della mia vita, e molto probabilmente nemmeno lo sai, e ridi di me.

lunedì 9 luglio 2012

«Fregata da una regola non scritta

Pubblicato da Unknown alle 19:16 0 commenti

ormai dimenticata in una scatola in soffitta»


Che poi io mi domando «Quando hanno smesso di avere senso le cose?» Certo, perchè una volta era tutto chiaro, limpido e tranquillo. Quando ti dicevo che la mia maglia era rosa, era perchè era rosa, non rosa carne, antico o shocking. Rosa. E basta. Adesso invece tutto è contorto, ci sono troppe sfumature di grigio da prendere in considerazione, il mondo non è più in bianco e nero, è stata ripescata dalla soffitta impolverata quella gigantesca tavolozza di colori che ci (o perlomeno MI) lascia inebetita la maggior parte delle volte.

Ad esempio, voi uomini, cos'è che volete? No, seriamente, siamo franchi che tanto nessuno ci sente. Sproloquiate a destra e manca di come noi donne siamo complicate, ma voi ci fate fare un lavoro aggiuntivo a tutti gli altri che abbiamo, e non lo capiamo nemmeno. Prendiamo ad esempio il primo appuntamento. Sex and the city e le altre fonti di informazioni degli anni 90, ci hanno insegnato che al primo appuntamento non deve succedere MAI nulla. Che ci si lascia infiorellare solo al terzo. Era un'ottima regola. La conoscevamo tutti, tutti la seguivamo, ed eravamo contenti. Chi la trasgrediva era soggetto a formale giudizio del partner e di chiunque venisse a sapere di quanto presto aveva lasciato correre via la farfallina dal bozzolo. Per questo, c'era ordine. C'era semplicità.

Ma adesso? Le cose sono talmente cambiate, viviamo in un mondo accelerato, dove non possiamo perdere tempo per nessuna sciocchezza. Tre appuntamenti sono già troppi per conoscere una persona, se ti piace ti concedi già dal primo appuntamento (che sottolineo, non è detto sia lo stesso giorno in cui si è conosciuta la persona, quello è il caso degli appuntamenti al buio, che per ora tralascio), e bom. Io sono maestra nell'ottimizzazione del tempo, ed è una cosa che mi aspetto anche dagli altri (sbagliando, lo so), ma ci sono modi e modi.

Il problema, in sostanza, qual è? Che alcune di noi, come la sottoscritta, sono rimaste con l'ideologia degli anni 90, perchè è quella che ci ha cresciuta, e confidiamo in quelle perle di saggezza, nonostante il mondo attorno a noi si sia evoluto, e ora ci sono ragazzine di 15 anni che hanno una vita sessuale molto più attiva della mia. Il guaio è che mentre noi la pensiamo alla vecchia maniera, ci sono persone che invece si sono adattate, e, come si dice qui, hanno cambiato il chip. Quindi noi rimaniamo confuse, siamo nel mezzo di due modi di fare e di pensare, e non sappiamo a quale aggrapparci.

Se usciamo con un ragazzo una sera, ci piace, ma non vogliamo correre, diventiamo quelle che fanno le preziose, che se la tirano, più volgarmente conosciute come "fighe di legno"; se, al contrario, ci adattiamo alla nuova visione, e ci facciamo travolgere dalla passione, perchè in ogni caso il ragazzo ci piace, e non è detto che una bella storia non possa iniziare anche così, ecco che passiamo per delle paripatetiche, o meglio "zoccole".

Cosa dovremmo fare quindi? Lanciarci tra le lenzuola, seguendo fondamentalmente il nostro istinto, perchè ci va, perchè non c'è niente di male, perchè è una cosa naturale e bellissima, passando però le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che anche per lui ha significato la stessa cosa? Oppure ci limitiamo al bacio della buonanotte e passiamo le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che gli siamo piaciute un sacco, e che voglia rivederci?

È difficile sapere come comportarsi, ogni persona è differente, soprattutto ora che ci sono così tanti modi giustificabili di pensarla. L'unica cosa che possiamo fare, è non credere troppo ai paroloni che ci vengono detti. Non farci abbindolare da ogni bella frase, o dalle cose in comune, dalle promesse. Perchè se cediamo poi, ci sentiremo più vuote, usate, e non faremo altro che domandarci come abbiamo fatto a non accorgercene, e ci abbufferemo di gelato davanti all tv, riguardando gli episodi di quelle serie tv che ci hanno insegnato il modo di relazionarci con gli uomini, lanciando ingiurie sanguinolente contro quelle stupide bugiarde.

9 luglio 2012

mercoledì 4 luglio 2012

«Scusa non sei il mio tipo»

Pubblicato da Unknown alle 19:28 10 commenti

«E cosa cerchi una modella? Non ho capito..»

«Mi chiedo se ti va... insomma... si uscire a cena una di queste sere»
«Oh. Con questa mi cogli impreparata.. vedi.. non voglio ferirti..mi piaci, ma non sei il mio tipo»

Ok fermi tutti. Ho sentito questa frase fin troppe volte per poterci passare sopra di nuovo. Quante balle. Questa è la mia reazione. QUANTE BALLE. Innanzitutto, spiegatemi cosa significa "tipo". Niente, ecco cosa vuol dire. Non ci possiamo mica classificare come tipi. Sì, siamo certamente tutti diversi (ed è questo il bello), ma quando arriva il momento di scegliersi, non possiamo etichettarci. Gli unici due cartellini che possiamo porre sono due: sì o no. Non ci sono scuse.

"Non sei il mio tipo". Ma per favore. Mi stai dicendo che a te piacciono solamente i ragazzi alti, mori, con gli occhi verdi, simpatici, intelligenti e gentili? Allora trova il coraggio di dirmi in faccia che Brad Pitt non ti piace nemmeno un po'. O Jude Law. Già. Eppure non sono il tuo tipo.
Non metto in dubbio che ognuno abbia le sue preferenze, anche io ho le mie, ma non si rifiutano le persone in base a questo. Per la miseria, siamo persone non beni immobili. Di una casa puoi dirmi che un monolocale chic non è il tuo tipo, perchè preferisci le ville con piscina. Ma una casa può darti apparenza e confort, una persona, che io sappia, può darti molto di più.

Tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti attratti da qualcuno che non rispecchia i nostri desideri, e ce ne siamo anche sorpresi, perchè non era il nostro tipo. Con quest'esperienza alle spalle, dovremmo renderci conto, allora, che i tipi non esistono, esistono solo le persone. Non voglio dire ora che conta solo ciò che abbiamo dentro, perchè Dio ci salvi dagli ipocriti che lo sbandierano. Non vuoi uscire con lui perchè non ti piace? Benissimo, ma diglielo, non prederlo per torta con la cazzata del "non sei il mio tipo", perchè è una balla. Lo sai tu, e lo sa pure lui. Perchè allora vorrei che ti mettessi qui a dirmi dettagliatamente qual è il tuo tipo.
Dì di no, che non ti piace e non vedi un futuro. O digli di sì e provaci almeno, nel bene e nel male le persone ci sorprendono sempre.

Naturalemnte io ho parlato di ragazze ora, ma che sia chiaro, i nostri amichetti non sono da meno in quanto a balle di questo tipo. Ne ho provate parecchie sulla mia pelle e la mia reazione è proprio quella descritta sopra. «Ah sì? E qual è il tuo tipo? Illuminami»
Andiamo. Non sono nulla di speciale, ma sono una ragazza normale. Non sono una figona ma nemmeno una ciospo. Vuoi forse dirmi che il tuo tipo sia una ragazza di un metro e settantacinque, magra, bionda, piatta, ipersimpatica, plurilaureata, socialmente attiva e una grande atleta? Che aspettative umane che hai tesoro, buona fortuna, perchè per trovare la perfezione ti servirà.

Ripeto, non ci sono tipi, ci sono solamente persone. Se ci basassimo solamente su ciò che cerchiamo, l'amore non lo troveremo mai. Già si tratta di pura puntualità, cerchiamo di non mettere troppo alla prova l'universo. Eh sì, perchè pensiamo che per trovare il ragazzo giusto io debba trovare quello che rispecchi il mio tipo, allo stesso tempo questo ipotetico ragazzo perfetto deve avere me come sua ragazza ideale, per non parlare poi della disponibilità contemporanea. Un disastro.

Cerchiamo quindi di essere realistici, manteniamo i nostri desideri, ma impariamo ad amare le persone per quello che sono, e soprattutto, smettiamo di raccontarci balle che incasiniamo tutto.

4 luglio 2012

lunedì 4 giugno 2012

«Perdiamo troppo tempo con questi stupidi giochi

Pubblicato da Unknown alle 15:00 0 commenti
 e i momenti che ci emozionano diventano pochi»


Fatti desiderare. Così dicono. Ma fatti desiderare un paio di palle. Ci sono già abbastanza cose complicate nella vita, perchè le relazioni devono essere tra queste? Ah, no. Non le relazioni. Il loro inizio. Quei fantastici momenti in cui devi cercare di capire dalla gestualità se gli piaci, leggere in ogni parola se naconde qualche piccolo segnale. E, naturalmente, ricambiare il favore, chiaro, perchè essere semplici e diretti sembra diventato un crimine.

Sono sempre stata partitaria dell'ottimizzazione del tempo. Certo, toglie un po' di magia, ma perchè perdere tempo in due, quando si potrebbe impiegarlo in maniera molto più proficua? Tipo mangiando.
No ai sorrisini ambigui, ai discorsi intrisi di fanfalucche. Ti piaccio? Sono qui. Non ti piaccio? Ecco, ciao.
Basta con i giochini oggi ci sono e domani chissà, giusto per farmi desiderare. No. Io sono stata parte di queste pagliacciate a lungo e finalmente ne riconosco la ridicolaggine, perchè tanto, dall'altra parte, i messaggi non arrivano.

Tu, ragazza, nella tua testa hai già il film finito, ma dimentichi che il tuo principino non ha il copione. Gli hai lanciato uno sguardo inequivocabile da cui traspare tutta la tua passione? La sua faccia non cambierà. Lo eviterai per fargli venire voglia di te? Lui non si farà avanti. E mentre tu ti contorcerai le mutande perchè sei sicura che lui ti odi, che tu abbia azzardato troppo, lui sarà sempre lì, con la sua faccia da ebete, immutata. Ignaro. Perchè la verità è che non hai azzardato abbastanza, per il suo livello di intuizione, non hai fatto proprio nulla.

Oltre il danno, la beffa. Sì, perchè nemmeno quello che fa lui significa qualcosa. A meno che non se ne esca con un improbabile mipiacidaimpazzire, che allora, lì, non c'è equivoco che tenga.
Ma queste, si sa, sono leggende metropolitane, come i coccodrilli nelle fogne e le piastre che non danneggiano i capelli.

L'uomo in fondo è un essere molto semplice. Se vuole qualcosa, lo dice. Poi non la ottiene, perchè semplice sì, ma furbo, per niente.
Uomini e donne siamo totalmente diversi, e il bello è proprio questo, il non capirsi. Ma dobbiamo renderci conto, ragazze, che anche se, in parte, il gioco è bello, non significa che dobbiamo sprecare in esso tutte queste energie. Soprattutto perchè (ripetiamolo in coro), stiamo giocando da sole.

Certo, è divertente, ma spesso e volentieri siamo troppo complicate. Meravigliose. Ma complicate. È per risparmiare ansie e sofferenze che dovremmo essere più dirette. Imparare un po' dai maschi, che di mistero e ambiguità non capiscono poi molto.

Un appello però va fatto anche ai nostri amici dall'ormone prorompente. Se proprio volete giocare, almeno prima, imparate le regole, perchè siamo stufe di atteggiamenti contraddittori senza senso. Il nostro gioco, per quanto ambiguo, ha uno scopo di fondo.

Tu, maschio, non puoi far capire a una ragazza che ti piace, poi farti vedere in giro con una possibile fidanzata e cheiedere alla precedente sventurata di uscire. Non puoi. È scorretto. Questo non è giocare. Questo si chiama CAZZEGGIARE IN LIBERTÀ. Sei un donnaiolo? Fatti un'amante. Fattene anche tre se preferisci. Ma non abbindolare le persone come un single, mostrando allo stesso tempo la tua bionda trofeo. Non mescolare i giochi, o cerchi un'amante o una fidanzata. Così, stai incasinando tutto.

Maschi, giocare a carte coperte va bene, ma siete pregati di lasciare i bluff al tavolo del poker, grazie.


4 giugno 2012

domenica 15 aprile 2012

«È una storia sai

Pubblicato da Unknown alle 18:40 0 commenti
 vera (magari!) più che mai»

Non nego che a volte mi piacerebbe che le cose succedessero da sole, come nei film. O meglio, nei musical.
Quando si è innamorati, nei musical, ogni persona nel raggio di 300 metri si adopera per aiutarti, ballando e cantando, facendo sparire la folla, avvicinandoti al tuo amore segreto.
Sarebbe fantastico se James fosse interessato a me, i suoi colleghi lo sapessero e tutti organizzassero un canto/balletto/dichiarazione perchè io possa venire a conoscenza dei suoi sentimenti.
La scena sarebbe più o meno così.

Io, che, concentrata, scrivo, sorseggiando un cappuccino. Poi d'un tratto, la musica sfuma, ma io, nella mia concentratezza non me ne accorgo.
Piano piano, acapella, una voce intona un "uuuuhhhhh" a cui si aggiungono una seconda, una terza. Io alzo lo sguaro e vedo i clienti del locale girati verso di me, che, sorridendo, continuano il loro coro.

«Imagine me and you, I do» Mentre non capisco cosa stia succedendo, da dietro il bar appare James, che canta, con una voce possibile solo nei musical (perchè il resto è assolutamente realistico), una versione acustica, lenta e dolce... «I think about you day and night, it's only right». Io mi guardo intorno, cercando di capire a chi sia rivolto il tutto (sì, per essere la protagonista di un musical è essenziale essere altamente ritardati e credere che il protagonista sia qualcun'altro). «to think about the girl you love and hold her tight, so happy together».

Al momento del ritornello è ormai di fronte a me e dall'alto del suo metro e chissenefrega mi guarda nell'anima.  Poi un sorriso imbarazzato. Un bel respiro, e «I can't see me loving nobody but you for all my life. When you're with me baby the skies will be blue for all my life!». Io non so trattenere l'imbarazzo. «Me and you and you and me, no matter how they toss the dice it has to be». E senza nemmeno accorgermene, le mie corde vocali, calde dalla nascita (essendo un musical) si aprono e mi congiungo in un duetto «The only one for me is you and you for me, so happy together»

Poi, il gran finale. Mi fa scendere dallo sgabello più scomodo su cui abbia mai posato le chiappe, e lasciamo l'arduo compito di friguelli al resto del coro che con un "pa pa pa pa parapapa pa pa pa pa pa pa paaaa" continua la canzone.

James mi cinge un fianco, mi sollevo sulle punte, e un'aura paradisiaca fa da unico sfondo al nostro bacio. Un fermo immagine cambia i nostri vestiti ordinari i abiti nuziali, e le nostre figure si squadrano, fino a diventare la vetrata di una cattedrale.

15.aprile.2012

sabato 14 aprile 2012

«A James dedico quest'ode dal tono lontano

Pubblicato da Unknown alle 22:32 0 commenti


 grazie a Dio non capisce una cippa d'italiano»


Sapevo che a lungo non avresti resistito
al fascino mio che meco trasporto,
il rosso ha avuto l'effetto sortito,
accesolo ho di fuoco che chè non paia smorto.
Il sorriso mio bianco senza controllo è partito
mostrando che nessuno dei miei denti è storto.
Frangiatami la fronte con elettriche lame
accesi il mio sguardo di romantica fame.

Dal canto tuo dovresti evitare
di stamparti sul viso cotanta bellezza,
un sacchetto in testa dovresti portare
permettendomi di compiere questa prodezza
che è ogni tuo lineamento elogiare
sfruttando della perfezione la tua ricchezza.
Distraggomi in fretta perdendo il discorso..
sul tuo orecchio ci starebbe bene un mio morso.

Quando fuori dal vetro rimiro
e perdomi in pensieri tutt'altro che casti,
mi sveglio e di scatto veloce mi giro
e sgamoti mentre il mio ego guardasti.
Seduta qui resto con pretesto il papiro
purchè di pelle mi consumi gli strati rimasti.
Vedoti attento con il computerino
ma sempre scorgo il tuo lesto sguardino.

Non ci sono parole per tutti quei denti
che fiero esponi ad ogni sorriso,
ammali incosciente tutti i clienti
abbagliando radioso l'altrui viso.
Daresti sollievo anche ai penitenti,
peccatori convinti tu sia il paradiso.
Usa le mie mance in modo ideale
per mantere il biancore del tuo cavo orale.

Passano i secondi, i minuti, le ore
e ancora continuo a far andare la penna,
ma più rapido di lei batte il mio cuore
e quando mi parli la voce tentenna.
Male controllo il mio facciale rossore
per essere più chiara mi manca l'antenna.
Mi fissi di nuovo e voglio morire,
dopo quattro ore, mi sa, che è tempo di uscire.

14.aprile.2012

venerdì 13 aprile 2012

«Gira e rigira la storia è sempre uguale

Pubblicato da Unknown alle 13:28 0 commenti

 credo di non essere cresciuta del tutto normale»

Ormai è una teoria che mi porto avanti da un po' di tempo. Sono "felicemente" single da tipo..sempre. Difatti le storie che ho avuto non si possono proprio definire storie (basti pensare che non si è mai addormentato nessuno al mio fianco. Oh beh. Pablo. Ma lui conta anche meno di tutti gli altri).
È abbastanza triste rendersi conto che a 23 anni non c'è mai stata una persona davvero importante. Forse una c'è stata, ma credo di essermi arrovellata il cervello anche troppo sulla situazione, quindi la privo di ogni significato io le abbia mai dato e cerco di riprenermi un po' di dignità (per quella che mi rimane).

Mi sono resa conto di avere persone intorno che non sapevo fossero così vicine a me. Persone ormai perse, che invece mi conoscono motlo meglio di quanto io conosca loro (e sì che mi vanto di avere naso con la gente, di saperla capire e di conoscerla a fondo. Che idiota).
Questo è un messaggo che mi è arrivato l'altro giorno.

«Ti ho sempre vista come una ragazza un po' infelice, un po' insicura ma che nonostante questo cerca in tutti i modi di ritagliarsi ed esigere il suo posto. I modi sono spesso scenici e bizzarri, ma originali. Ti ho vista quando avevi poche amiche, e quando quelle che credevi vere non lo erano così tanto, ti ho vista riempirti di stupidate affossando un vuoto nel comprare cose futili. Ti ho vista intraprendere storie fallimentari... ma nonostante tutto sempre con la forza di andare avanti in un modo o nell'altro»

C'è da dire che queste cose non le ho notate nemmeno io. È difficile ascoltarle quando arrivano da altre persone. Sono rimasta stupita dalla sincerità del tutto, dal modo diretto in cui, qualcuno che ormai pensavo non sapesse più nulla di me, mi ha dimostrato che nonostante il mio stupido comportamento infantile, ha sempre avuto un occhio vigile su di me.

Prima di leggere queste parole non mi ero mai accorta di quale fosse il mio problema (e qui torno alla teoria).
A livello sentimentale non sono mai cresciuta. E come avrei potuto? Sono passata dall'amore bello e fresco che sognamo da ragazzine a una disillusione assoluta, perchè niente sarà mai all'altezza delle mie aspettative.
Odio che facciano giochetti con me, mi piacciono le cose dirette, ottimizzare il tempo, e poi sono la prima che gira e rigira intorno a storie inutili.

Mi innamoro dell'impossibile e odio lo scontato, non ci sono parole per dire quanto detesti questo lato di me.
Vorrei semplicemente essere capace di essere onesta, sorridere di più, esigere meno e lasciare che la felicità mi trovi, senza stare sulle ucce nell'attesa.


PS:Un grazie sincero a chi mi ha inviato quel messaggio. Mi ha aperto il cuore, e soprattutto gli occhi.

13.aprile.2012

mercoledì 11 aprile 2012

«Tra un cappuccino e una risata nascosta

Pubblicato da Unknown alle 22:16 0 commenti
ti lascio la mancia che poco mi costa»


Sono nuovamente passati tre mesi dall'ultimo post.  Ma cosa cavolo è successo? Una volta non passavano due giorni senza che scribacchiassi qualcosa, su blog vecchi,morti e abbandonati. Ora qui si accumulano giornate e nottate senza che venga inciso nulla. Da nessuna parte.
Odio pensare che tutto sfugga. Per questo annoto sempre eventi ed emozioni. Con parole o fotografie. Voglio ricordare com'ero e cosa provavo.
Per questo ho le mie belle Moleskine con i miei stati di facebook. Perchè so che quando non ho voglia, tempo o ispirazione per buttare giù più di un paio di frasi, i miei ricordi sono immagazzinati sul mio muro.
Ho avuto l'idea del diario molto prima del caro Zucky. Ed essendo scritto a mano è anche più prezioso.

Ho passato il pomeriggio leggendo la Littizzetto dal mio cellulare, seduta su uno sgabello scomodissimo bevendo due cappuccini.
Cosa non si sopporta per avere una bella vista quando si alzano gli occhi dalla lettura.

Si chiama Christian. Erika sostiene sia gay. Io non credo. Non che io abbia un radar per gay, ma lei nemmeno, quindi ogni possibilità è buona. Ma io dico di no. Anche perchè è nel mio interesse che non lo sia. Anche il non avere una ragazza mi farebbe comodo. Mica come Jose Luis. Un anno e mezzo passato alla Fnac per un secondo motivo, oltre al volerci vivere dentro, per poi scoprire che tutto il mio imbarazzo nel parlarci era assolutamente inutile, visto che ha il cuore impegnato.

Sono sempre così, parlo di grandi sentimenti riferiti a persone che nemmeno so chi siano. Sarà l'anima da poeta che ho dentro.
Non avrei dovuto studiare tutti quei romanzi e quelle poesie. Mi ci ficco sempre fino al collo. Troppa fantasia che dilaga. Potrei sfruttarla meglio, invece di immaginarmi sguardi e sorrisi. Dio che sorriso perfetto ha Christian. Denti splendenti. Per un certo verso mi ricorda James Franco, anche se una perfezione simile è difficile da trovare.

Io in condizioni a dir poco oscene oggi pomeriggio, e lui radiante di luce propria. La vita è proprio ingiusta.
Almeno mi ha vista ridere tutto il tempo, visto che i monologhi della Littizzetto sono esilaranti. Anche se ho riso troppo, e da sola.
C'è sempre del buono e del marcio. Come in Danimarca.


11.aprile.2012

sabato 5 febbraio 2011

A me che cambio un po' ogni giorno

Pubblicato da Unknown alle 03:56 1 commenti
« e resto sempre la stessa»

Purtroppo è vero. Rimango sempre la stessa. Anche se il mio aspetto può cambiare, sotto qualunque forma, io resto sempre la stessa.
E non sono sicura che questo sia un bene. Al momento proprio non lo è.
Sono insicura, fino a che non ho un po' di alcool in corpo che mi sciolga (un po' come Raj), e quando l'alcool se ne è andato, rimane solo la mia coscienza a dirmi che avrei potuto tenere la bocca chiusa per le cavolate che ho detto.
Non vado per niente bene. Sono una continua contraddizione. Di solito la trovo una cosa bella, ma al momento, alle 03:50 del mattino, con le coinquiline che nel letto sono scaldate dai loro fidanzati, mentre io per scaldarmi posso solo accendere una stufa, mi chiedo cosa non funzioni.
Non propriamente nella mia persona. In generale. Sono stufa di darmi la colpa di quello che mi succede, e di darla agli altri per quello che non mi succede.
So che c'è qualche cosa di sbagliato, ma non so definire che cosa sia.
Se solo fossi anche leggermente più fiduciosa, potrei parlare a Pablo. Nonostante non tenga la minima idea di cosa potrei dirgli, almeno sarebbe un passo avanti. E invece mi ritrovo a (forse) perder tempo con un ragazzo che è più introverso di quanto non lo sia io, a cercare di stabilire anche un minimo rapporto. Ma lo trovo difficile.
Ho un ostacolo che mi preclude ogni speranza, e questo sì che è un problema nella mia testa. Ma io non so veramente cosa farci, mi blocca, mi impedisce di essere più disinvolta e sicura. Io credo che fino a che tutto questo non sia finito, non avrò un pieno controllo di me stessa.
Quello che mi spaventa, e tanto, è che il problema possa non essere lì, ma altrove. Allora sì che sarebbero guai.
Se una volta terminata ogni cura, se quando sarò quella che sarei sempre dovuta essere senza dover intervenire sull'estetica, dovessi non cambiare atteggiamento o non aumentare le mie sicurezze, allora no, non avrei scampo. Allora diventerei la zitella che ho sempre pensato che sarei diventata.
Se una volta finito il dolore non riuscirò a rialzarmi, sarà veramente la fine.

E pensare che rivolgere la parola agli estranei non è poi così difficile. Eppure con te mi sembra una missione impossibile.

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