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venerdì 1 febbraio 2013

To love another person is to see the face of God

Pubblicato da Unknown alle 00:01 3 commenti
Se avesse ragione chi sostiene che le nostre lacrime sono numerate, penso che le mie dovrebbero essere finite da un pezzo. Di solito non sono una frignona, non per quello che succede nella vita reale, almeno. Quando però si comincia a parlare di cinema, libri o serie tv, non c'è fazzoletto che si salvi dal mio costante lacrimìo (??). Non so, devo essere diventate insensibile alle emozioni vere e ipersensibile a quelle che mi appaiono sullo schermo o tra le righe. Ciò non toglie però, che chiunque e dico chiunque, dovesse venire da me a dirmi che non ha pianto guardando Les Misérables, lo reputerei un bugiardo senza vergogna. Che tu abbia letto il libro e possa forse essere un po' più preparato agli avvenimenti, non ti protegge dall'esplosione di emozioni che questo film ti schiaffa addosso. Quindi, bugiardi di tutto il mondo, radunatevi e seguite Javert, perchè non meritate altra fine se non la sua.

Detto ciò, passerei al film. Ho ancora mille emozioni in subbuglio e la maggior parte è per colpa di Anne Hathaway. Ne hanno parlato in tanti, ha avuto il Golden Globe e sicuramente si prenderà l'Oscar, ma vogliamo mettere il fatto che è presente praticamente solo nei primi venti minuti del film, ed è la cosa più bella di tutte le tre ore? I dreamed a dream è già meravigliosa di suo, ma l'interpretazione della Hathaway ha colto tutto il dolore e la sofferenza che sono descritti nel libro, e che nessun'altra ha saputo trasmettere. 


Come to me Cosette the light is fading, don't you see the evening star appearing?
Come to me and rest against my shoulder, how fast the minutes fly away and every minute colder.

Chiunque poi abbia avuto il coraggio di dire che Russel Crowe non è assolutamente adatto al ruolo di Javert, beh, ha bisogno di farsi un giro insieme ai bugiardi di cui sopra. È una scelta un po' strana, lo ammetto, non mi sarei mai aspettata di vederlo in un musical, ma anche lui ha dato prova di essere perfetto per la parte. È un Javert intimidatorio, con quell'occhio azzurrino che quasi salta fuori dalle orbite. Poi è un personaggio che ho imparato ad apprezzare solo ultimamente, non è un antagonista, come tanti pensano, è la controparte di Valjean. La sua rettitudine, il suo senso del dovere e della Law (che nelle sue canzoni non manca mai) sono ciò che lo definiscono. Ed è proprio questo senso di giustizia che lo porterà a prendere la sua ultima decisione, come vivere in un mondo dove agire secondo la legge è agire contro la morale?

I should have persished by his hand, it was his right. It was my right to die as well, instead I live but I live in hell

Elogiare Hugh Jackman è tempo perso. Ha un Tony Award e spero che sei becchi pure un Oscar. Guardatevi il film e capirete.

Sasha Baron Cohen ed Helena Bonham Carter sono immensi. Già "insieme" in Sweeney Todd, qui sono il culmine della bellezza. Grezzi, sciatti e furbi sono i miei Thénardier preferiti. Master of the House e The Thénardier Waltz sono stati gli unici momenti in cui ho potuto tirare un po' il fiato e dare agli occhi un po' di tregua. 


Éponine dovrebbe avere una parte più grande, dovrebbero sfruttarla di più. Fa una tenerezza incredibile, povera crista figlia di questi due magnaccia (Thénardier) insieme a Gavroche (altra piccola perla. Bimbo splendido), innamorata perdutamente di Marius che non se la fila proprio.
Mi dispiace abbiano tagliato la parte iniziale e centrale di A little fall of rain (andrebbe lapidato qualcuno per tutto ciò), ma la dolce 'Ponine rimarrà comunque tra i personaggi preferiti di tutti.

These are words he'll never say, not to me. 
His heart full of love..he will never feel this way.

Su Marius e Cosette non mi voglio soffermare molto. Li odio. Entrambi. Sono pessimi e si meritano a vicenda. Cosette è peggio però. È inutile. Proprio come personaggio, dico, non serve a nulla. Sta lì a sospirare e a cinguettare. C'è una rivoluzione in atto e lei pensa al suo Marius. Cosette mi piace solo quando è piccolina, maltrattata e presa in giro. Poi cresce nel lusso per colpa di Valjean e diventa un'oca. Marius poi, quasi manda a monte tutto per lei. Io lo capisco l'amore a prima vista e bla bla bla, ma sono veramente irritanti, dovrebbero morire loro invece che altri. Ma tsz, Hugo salva sempre i peggiori.

My name is Marius Pontmercy.
And mine's Cosette.
I'm Jean Valjean!!!!!!

Chiudo la carrellata di personaggi con Enjolras. Amore puro e vero per quest'uomo, così giusto e crudele allo stesso tempo. Il capo rivoluzionario, il Red dell'ABC, l'amore segreto di Grantaire.. no, non è vero. È un fandom che gira su Tumblr, e non nego che la carica emotiva tra quei due, soprattutto nella scena finale, si vede, e quindi, io li shippo.
Enjolras è l'anima della rivoluzione, è l'unico che ha le palle di dire a Marius che è un imbecille e che deve concentrarsi sul loro scopo invece che sulla cinguettina sconosciuta vista per strada. Siamo qui per combattere e liberarci dalla schiavitù, e tu no, ti perdi dietro le sottane della prima che passa.


In conclusione, questo film è un frullato di emozioni, belle, tristi, deprimenti, strazianti, divertenti. C'è di tutto, davvero. Io ho pianto un sacco, le interpretazioni, le musiche, sono un qualcosa di spettacolare. Consiglio a tutti quanti di andarlo a vedere, perchè perderlo, è perdere un pezzo di storia. I non amanti dei musical potrebbero fare una piccola eccezione, perchè veramente, questa è una perla rara. Ne ho viste di trasposizioni di opere teatrali, ma questa è la migliore di tutte. E io ringrazio God Above che ci siano persone che si interessano a produrre questi film, per noi poveri emarginati italiani che non possiamo vedere le versioni teatrali. Il prossimo anno uscirà pure Wicked, ma per ora continuo a cantare le canzoni de Les Misérables.

Do you hear the distant drums?

mercoledì 16 gennaio 2013

The Carrie Diaries. W gli anni 80 (o forse no?)

Pubblicato da Unknown alle 21:43 1 commenti
Tutti eravamo preoccupati per l'uscita di The Carrie Diaries, per i classici motivi: non sarà all'altezza della serie originale, non avrà gli stessi toni e naturalmente per noi Carrie sarà sempre Sarah Jessica Parker. Preoccupazioni più che comprensibili, ma io ho voluto comunque dare allo show una chance. Posso solamente dire che di cose inutili ne ho viste tanto, ma questa scala la classifica a una velocità assurda.

Questi boccoli perfetti mi fanno venire voglia di picchiarla
Ho già detto che non sono una supermegafan di Sex and the City (SATC, è troppo lungo da scrivere), ma tutte le stagioni me le sono vista e i suoi punti di forza li aveva. Il libro non l'ho mai letto e non mi è nemmeno mai venuto in mente di farlo, io preferisco leggere quelli che poi verranno trasmessi in tv al cinema, no quelli che hanno solamente ispirato una serie televisiva (per questo ho smesso di leggere il diario del vampiro, dove il libro va  a destra e la serie a sinistra). Per questo parlando de I diari di Carrie non farò alcun paragone con il romanzo spremiamo la gallina dalle uova d'oro della Bushnell, mi baserò semplicemente su quei 40 minuti del pilot.

Lo so, lo so, non si dovrebbe giudicare così presto, dopotutto è solo il primo episodio, ma proprio perchè trattasi del pilot, io mi aspetto cose enormi. Un pilot viene girato e poi usato come banco prova per vedere l'apprezzamento del pubblico, per poi vendere la serie a un canale televisivo e poter quindi girare l'intera stagione. Dall'epsiodio pilota ci si aspetta quindi tutto. Ci sono casi in cui gli addetti ai lavori non sono sicurissimi al 100% del responso del pubblico quindi girano un pilot che potrebbe essere qualcosa che inizia e finisce e nel caso non vendessero la serie, potrebbe vivere così, come minifilm (vedi Lost). Purtroppo, però, ci sono altri casi in cui partono decisamente troppo sicuri e il risultato non è che sia poi questo granchè, e parlo proprio di The Carrie Diaries. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con la durata. 40 minuti di teen drama che manco La vita segreta di una teenager americana era riuscita a rendere così deprimente. Sex and the city aveva di bello che erano episodietti di una ventina di minuti, leggerezza totale e via, a dormire. Questi mi propinano un'ora di discorsi detti, ripetuti e già digeriti da altre serie tv. Io pensavo avesse i toni della serie originale, e invece. Lasciamo stare.

Parliamo invece delle incongruenze con SATC. Il padre di Carrie aveva abbandondato lei e la madre quando era piccola. Proprio in un episodio ne parla, e capisce che i suoi problemi relazionali derivano in gran parte dalla mancanza di una figura paterna, e il suo cercare disperatamente l'amore di Big ne è proprio una conseguenza. Qui invece abbiamo una madre mancante, e un padre premuroso e presente. Abbiamo una Carrie che viene dal Connecticut e anche se non vive nel lusso, certamente si trova in una fascia sociale molto più privilegiata di quella che la Carrie di SATC trasmette. Se questo fosse il vero background della nostra amata affezionata Carrie, la serie si sarebbe conclusa con il matrimonio con Aiden. Voglio dire, la scrittrice è la stessa, se curi anche la serie tv, ma cavolo cerca di dare un po' una continuità ai fatti. Mi irritano le cose messe lì a caso. Chiaramente la morte della madre rende le cose più difficili e decisamente più drammatiche rispetto a un padre che se la dà a gambe senza motivo, ma non è una buona ragione per perdere la continuità (e la credibilità) della storia di un personaggio. Non mi esprimo sulla presenza di una sorella (con un nome come Dorrit poi...) messa lì anche lei a caso, ribelle e inutile come Effy nella prima stagione di Skins.


Questa è Carrie negli anni 80. Capelli osceni e vestiti inguardabili
La cosa che più mi ha delusa però, è l'ambientazione. L'unica cosa anni 80 è la musica, almeno con quella ci hanno azzeccato. Parlando con un'amica oggi, mi ha detto "Eh ma che vuoi? Mica possono mettere walkmen e poster di Madonna dappertutto. Sono così clichè". Ma porcaccia la miseria, quelli erano gli anni 80! La decade più trash e stravagante per la moda. Colori abbinati a cazzo di cane, maglie fosforescenti, i fermacoda che persino Carrie odia. Dirmi che un walkmen è un clichè è come dire che le zeppe e i pantaloni a zampa di elefante non vanno bene per rappresentare gli anni 70. Cavolo, potevano farla così bene l'ambientazione, e invece risulta finta. Hanno adattato la moda degli anni 80 alla moda di adesso. I capelli di Carrie? Improponibili. Ma ve li ricordavate nella prima serie? Erano gli anni 90 e i suoi ricci naturali (che sono inguardabili) non glieli sistemavano con il ferro per i capelli. Erano quelli e bom. Brutti ma veri. Hanno preso ora una bionda che di natura ha i capelli lisci e glieli hanno boccolati su che si vede a occhi chiusi che sono finti. Ma prendi un'attrice con i capelli ricci di natura e morta lì.


Capelli crespi e senza tante rogne. Ha scoperto la piastra negli anni 90, non prima.

Sua sorella poi ha quelle onde così anni 2000 che la prenderei a schiaffi. Io voglio i capelli crespi di Alex Owens, le tute oscene di Ashley Banks, le orribili giacche con le spalline di Lady Diana. Questi purtroppo e per fortuna sono gli anni 80. Non mi bastano due orecchini giganti colorati per sentirmi in quella decade. Mi sono sentita più negli anni 80 in quei cinque minuti all'inizio di SATC 2.

I dialoghi. Non mi spreco più di tanto perchè la sceneggiatura la scriverebbe meglio Siri. "è come mettere un hot dog nel buco della serratura". Dio ci salvi.

Il salvabile di questo pilot eterno e barcollante è il finale. È vedere quello che, ripeto, è la cosa che mi piaceva della serie originale: Carrie seduta alla scrivania davanti alla finestra, a scrivere sui diari di sua madre. È una bella ripresa, una citazione notevole, ma da sola non riesce a risollevare l'episodio.

Ammetto che mi è dispiaciuto non averlo apprezzato, e leggendo in internet ho visto che l'80% sono giudizi positivi. È un prodotto che intrattiene, per gli amanti del teen drama (che per quanto mi riguarda a fatto il suo tempo, ormai non si vede roba nuova dai tempi di O.C.), ma con tutta la quantità di serie tv che ci sono adesso, ruba la scena a piccoli capolavori che la gente non si fila. Dopotutto torno a dire che è un prodotto, come il libro, figlio della scia di SATC, uno spinoff certamente non necessario e di una durata, di nuovo, inutile. So già che nonostante a mio avviso abbia tutte queste pecche, lo seguirò lo stesso, ma sono ben altre le serie che aspetto settimanalmente con ansia. Questo sarà un riempitivo nei momenti morti, nient'altro.

lunedì 14 gennaio 2013

Invidiare Carrie ma odiarla da capo a piedi

Pubblicato da Unknown alle 13:02 5 commenti
Dopo aver letto il post di Mary Tribbiani Quella stronza di Louise di St.Louis, e dopo aver passato due eterne settimane in Italia obbligata a seguire la programmazione Sky che mi ha riproposto ininterrottamente le ultime due stagioni di Sex and the City, appena tornata a casa mi sono rivista il primo film.

I bei tempi in cui lavorava davvero.
Premettendo che Sex and the City (e soprattutto Carrie) è qualcosa di odioso, è anche un qualcosa che ti tiene incollato allo schermo. Nel mio caso sono le scene di lei che scrive. Io amo scrivere, e vedere scrittori (veri o finti) che lavorano mi dà sempre quel calcio in culo che mi serve per mettermi a una scrivania e iniziare. Sotto questo aspetto è molto motivante. Infatti Carrie incarna un po' quello che vorrei riuscire ad essere nella vita. Una scrittrice (anche se lei è abbastanza mediocre, scrivendo solamente di quello che le succede, che cazzo, manco il carodiario, e soprattutto stronza non curandosi di omettere nomi. Che io mi chiedo in rubrica proteggi Mr.Big non chiamandolo James, ma la vita porca delle tue amiche la spiattelli a tutta New York), con una bella casa, un bell'armadio e una vita quantomeno felice.

I want my money right where I can see it: hanging in my closet
Riguardando ieri il primo film, mi sono resa conto che l'unica cosa che mi piaceva della serie, e che di fatto era lo scheletro per raccontare le loro avventure, è venuta a mancare. Con grande tristezza e qualche vaffanculo qua e là, mi sono resa conto che davanti al computer non ci sta mai. Adesso che è una scrittrice di libri se ne frega e non fa un tubo tutto il giorno. Tutta la bella ispirazione che traevo io prima nel vederla lavorare, è andata in culo all'intera serie. Lei rompe le palle per sei stagioni che vuole affermarsi come scrittrice e ora che lo è fa qualche ricerca leggendo un libro. Questo è il massimo del suo lavoro che vediamo. Ma nel frattempo non si risparmia a spendere l'anticipo sul nuovo libro comprando una Louis Vouitton a quella (e qui sono d'accordo con Mary) vacca senza ritegno di Louise. Ma mettiti a lavorare anima mia. (che poi la gestione delle finanze di Carrie è un'altra scarpata in bocca a tutti quelli che lavorano veramente. Non so quanto si possa guadagnare con una rubrichetta sul Times, però metterai da parte i soldi no? No. 40.000 dollari in scarpe. A parte Charlotte che è una mantenuta di natura, Carrie è la più irresponsabile del gruppo, è quella con più successo e si comporta come un bambino prodigio che è appena diventato maggiorenne e sperpera i suoi milioni a cazzo. E il karma la punisce facendole ricomprare il suo bell'appartamento non una ma ben due volte).

Quindi il film, per quanto possa intrattenere (e sinceramente intrattiene troppo! 2 ore e 15 minuti di coma in cui è lei che si è cercata tutte le pedate perchè anche se Big è un colosso di stronzaggine, era tornato indietro. E rispondi a quel cazzo di cellulare!) ha perso il senso che aveva nella serie. Ovvio, ora sono tutte sistemate quindi non c'è più il Sex ma non c'è nemmeno la City. Avrebbero dovuto chiamarlo Almost Married & Depressed.


Che poi è un buco sta casa, ma è figa. E lei non la merita.
L'unica cosa bella che mi è rimasta per guardarlo, è l'arredamento di Casa Carrie. Che anche lì, in cinque mesi ha rifatto fuori il suo appartamento cesso e l'ha reso strafigo, con minicuscini che costano 300 dollari (e di nuovo, viva le finanze Bradshaw), per, il giorno dopo averlo finito, tornare nel loft gigantesco che è costituito solo da un armadio, con Big. Io forse sono fissata, ma per me, cambiamenti (tipo cambiare il colore dei capelli), ristrutturazioni, evoluzioni, servono per andare avanti, non per tornare indietro. Significa che dentro te qualcosa è cambiato, o sta cambiando. E Carrie non è cambiata proprio per nulla, ha solo speso soldi a caso come fa sempre.


Altro tasto dolente del film. I capelli. Da parrucchiera queste cose le noto, ma mi faccio una domanda: hanno dei parrucchieri seri nel mondo del cinema? O almeno in questo film? Dico, Carrie è sempre stata bionda con un palmo di ricrescita, che poi ti spacciano per effetto naturale, ma vabbè. Nelle ultime puntate della serie e nella prima ora del film, sfoggia questo Ombre che forse ha dato il via a questo scempio umanitario che stiamo portando avanti anche ora. Poi vuole uscire dalla depressione e si fa mora. Ed è stupenda. Sono più naturali e le stanno da dio. E dopo mezz'ora, quindi nel film saranno passati due mesi forse, è di nuovo biondiccia con l'effetto Ombre. Ma mi prendi per il culo? O si sono inventati una cosa della serie Eh sì ma si fa scura per cambiare e poi torna al biondo perchè sotto sotto sente di essere pronta per tornare con Big, oppure è un errore di continuità senza senso del tipo ops abbiamo girato male la sequenza delle scene. Il passaggio a mora è più che sensato, il ritorno a bionda no. E io queste cose non le accetto.

In sostanza, sono state due ore di patimenti, dove la trama poteva essere resa meglio e soprattutto mantenere lo spirito della serie, non rendere più importante di tutto il fatto che la Parker in ogni scena avesse un vestito diverso. Ho praticamente perso la mia motivazione.

giovedì 26 luglio 2012

Batman in pillole (inutili) -no spoiler-

Pubblicato da Unknown alle 18:49 0 commenti

Domenica da coma (quella appena passata) recuperando le energie dopo un megacompleanno e sparandomi una pseudomaratona di Batman. Il piano era appunto vedere Begins, rivedere l'Oscuro e poi di filata al cinema per gustarmi l'ultimo capolavoro di Nolan. Ma la pigrizia, la fiacchezza e soprattutto il portafoglio tutt'altro che collaborativo me lo hanno impedito. Ho rimandato quindi il tutto a ieri, mercoledì, per approfittare della giornata dello spettatore, pagare meno e potermi comunque permettere di vederlo in HD. E non avrei potuto fare scelta migliore.

Non posso spoilerare nulla ovviamente perchè so che in Italia non uscirà fino a fine agosto, e so cosa si prova, visto che ho passato questi sei giorni evitando spoiler. Ma il fatto che sia qualcosa di magnifico lo sanno tutti, e tutti ce lo aspettavamo.

Posso quindi elogiare Nolan e il suo gusto per i cattivi; elogio la Hathaway (o come cavolo si scrive) perchè è sempre la donna con i controcazzi; mi accanisco con la Cotillard, che la odio dal profondo da quando ho visto "Jeux d'enfants", la prenderei a schiaffi (stessi sentimenti per Keira Knightley); Gordon-Levitt è figo come sempre (ancora me lo ricordo con i capelli lunghi in "Una famiglia del terzo tipo", già lo amavo); Oldman non ha bisogno di parole a prescindere, potrebbe interpretare un vegetale con i sentimenti.
Rendo onore a Bane, il doppiaggio spagnolo è qualcosa di orgasmico, ha una voce profondissima che entra nella pelle (altro che Batman).
Rimanendo in tema di cazzate varie per evitare spoiler, non posso non dire che Christian Bale sia la perfezione fatta uomo (per ora almeno). Mi piaceva anche nei panni dello psicopatico Bates (ma interpreta sempre personaggi con cognomi o pseudonimi simili al suo?), ma come Batman è troppo figo. Anche quando cazzeggia e fa flessioni. Boh. Io non sono certo una fan dei muscoli, ma Bale è troppa roba.

Come sempre ho le mie domande del cazzo che puntualmente non riguardano la trama, ma i retroscena apparentemente stupidi. Mi immagino i momenti più ridicoli delle scene. 

La preparazione di Batman
Il Batman di Nolan ha anche il contorno occhi tutto nero, quindi mi vedo Wayne che si trucca di nero le palpebre e le occhiaie, magari con un po' di mascara per rendere il look più dramatic, e poi si infila la maschera (tra l'altro superaderente. Ma non aveva caldo??).
Poi ovviamente c'è il dopo-scontro, dove nel suo Bat-camerino, con i dischetti di cotone lo struccante per gli occhi si toglie premurosamente il trucco (con ogni tanto qualche arrossamento oculare, che a tutte noi succede), si passa la crema rinfrescante sul viso e via! per una nuova serata mondana.

Ok, se fosse stato possibile rendere Batman più gay di quello che già i pettegolezzi hanno reso, penso di esserci riuscita con queste immagini sconcertanti di Bruce in vestaglia, ma d'altronde per essere sempre così perfetto in ogni occasione qualcosa dovrà pur fare. Secondo me è metrosessuale, perchè gay non lo è, se le zumba tutte).
Ecco, spero che quando andrete a vedere questo film, vi vengano in mente queste imagini che così premurosamente ho pensato di far uscire dalla mia testa per descriverle a voi. E no, non me ne pento.

Ammazza quanto sei figo

Ah, a parte la metrosessualità, la bocca di Bale è un altro punto a favore del film, con tutto quel nero indecifrabile, noi signorine (e anche alcuni signorini) ci concentriamo sulla carne che si vede. Il resto è plastica.

50 sfumature di stronzate a ripetizione

Pubblicato da Unknown alle 00:34 1 commenti

In questi due giorni mi sono letta il primo volume della "trilogia" (mi suona come una bestemmia) delle Sfumature. È una mia opinione del libro, certo non priva di spoiler, se così li vogliamo chiamare, ma non me ne preoccuperei, la storia è talmente banale (e pubblicizzata) che non credo di rivelare niente di non immaginabile.


Ok, non è ancora finito e già si è capito tutto. È una formula semplice: Mrs Jones, qui, non si è sforzata molto. Ha preso l'onda energetica creata da Twilight e ci ha aggiunto il sesso. È una sorta di miscuglio maligno tra la Meyer e Melissa P. Ecco cos'è "Cinquanta sfumature di grigio": una storiella alquanto ridicola in cui si fa incessantemente sesso.
Credo che la cosa più "spinta" che mi sia capitata tra le mani sia stato "Il diario di Bridget Jones"(e mi sa che si è ispirata anche a questo, vista la quantità di email pallose che ci tocca leggere) e infatti non sono una fan del genere erotico (se così si può chiamare questo libro), e non lo sono soprattutto perchè, almeno in questo caso, le scene di sesso sono oltremodo ridicole. La gente nella vita reale non parla così. Vienipermepiccola non si può sentire, e Mr Grey non fa che ripeterlo. Ok, è un romanzo e non deve essere per forza realistico, è questo il bello della letteratura, ma io mi aspetto un po' di realismo almeno a livello di dialoghi, visto che in quanto a contenuti non ci siamo proprio.
Ripeto, è il mio primo romanzo di questo tipo che leggo, quindi non so fare paragoni, ma man mano che scorrono le pagine, sono più frequenti i momenti in cui mi sganascio dalle risate che quelli in cui provo qualche brivido.

La colpa, però, non è solamente della scrittura (che ok, a volte si salva con delle espressioni che sinceramente mi piacciono, come esplodoinmillescheggie, ma anche a me ogni tanto vengono fuori delle immagini epiche quando scrivo, ma non fa di me una scrittrice; e in ogni caso la gente da addosso alla Meyer ed erige un piedistallo alla James, mah), è proprio la caratterizzazione dei personaggi che non funziona.

Anastasia è quanto di più banale ci possa essere al mondo, fittizia all'inverosimile e altamente boriosa. Ha un livello di impeditezza che supera addirittura il mio, che non so camminare senza inciamparmi nei miei piedi. È vergine a 21 anni, il che non sarebbe un problema se non fosse che passa pagine a spiattellare a destra e a manca che non è mai stata attratta da nessun uomo/ragazzo. Ma per favore, io non so come siano messi a Vancouver in quanto a figaggine varia, ma non possono stare così male. Non ci credo che non abbia  mai visto un bel maschio e non abbia pensato quantomelofarei. Non è naturale.
La protagonista è un po' la Rory Gilmore della situazione: appassionata di letteratura, studentessa modello, non interessata agli uomini..fino a che non arriva il figo che glielo pianta e si trasforma in un'affamata insaziabile e "impaziente come sempre".

Mr Grey (ottimo direi) appare inizialmente come un figo miliardario che non vuole alcun legame sentimentale, ma tutta quest'austerità svanisce già dalla loro "prima notte insieme" in cui, lei in coma etilico e lui galantuommo d'altri tempi, dormono e basta, nonostante lui giuri e spergiuri di non dormire mai con nessuno (eppure con Miss Steel ci dorme sempre).

Ci si aggiunge poi l'idiozia della Vergine Smarrita che, nonostante la sua amica Kate (che ATTENZIONE ATTENZIONE giustamente sta con il fratello di Grey e che apparentemente non ha manie sadiche come Mr Miliardo, ma anche lì, staremo a vedere) le ripeta incessantemente quanto lui sia cotto di lei, non ci crede e si fa seghe mentali infinite giorno e notte senza risolvere nulla.

Oltretutto mi sconcerta la sua pazienza con Mr Grey, visto che non è altro che un lunatico e maniaco (anche del controllo) che sorride e si incazza nel giro di un respiro. Poi quando l'accusano di stare con lui solo per i soldi lei si offende. Mavaiacagare. Io un tipo così lo appenderei a un albero. È un Norman Bates munito di cinghie e frustini invece che di asce.

Altro punto a sfavore è il contuo lagnarsi di Anastasia. Qui, di nuovo, sembra Rory. A Vancouver vive a casa di Kate a cui paga un affitto ridicolo. Dopo la laurea vanno a Seattle nell'appartamento che i genitori di Kate hanno regalato alla figlia (un modesto openspace, vecchio magazzino riabilitato, mattoni a vista e parquet. 'Na cazzata insomma). Mr Grey le regala un Macbook pro che quasi non è ancora in commercio (e lei lo chiama macchina infernale), le regala prime edizioni di Hardy da 14000 dollari l'una, un blackberry, un volo in prima classe per andare a trovare sua madre e un'Audi come regalo di laurea. E lei è capace di piagnucolare e lagnarsi, che si sente una puttana. Ma amore della Vergine, non lo saresti se aveste una relazione come ogni cristiano e i suoi fossero solamente regali per vederti felice, ma il vostro è un accordo (e prendersi cura di te fa parte del contratto).

Questa è una lezione che noi donne non impareremo mai. Non possiamo prenderli e cambiarli. Lei vuole l'amore e lui un contratto firmato di nessuna validità legale (ma va??? Bisognava sottolinearlo proprio) che gli permetta di usarla a suo piacimento per tre mesi.
Venissero da me con una proposta simile mi indignerei (come fa lei), solo che io a differenza sua salirei sul Charlie Tango e me ne tornerei a casa. Non tanto per il sado, che boh, mai provato quindi taccio, ma per la sottomissione assoluta, firmata e specifica che lui pretende. E lei, ancora una volta, si lamenta. Che poi, mancano 60 pagine e questo contratto ancora non l'ha firmato (ma intanto zumbano).  Sicuramente lui cederà all'amore e guarirà dalle ferite di abuso infantile  e si ameranno per sempre, condividendo le lenzuola e ogni tanto la "stanza rossa delle torture".

Quindi, quando leggo commenti, di uomini soprattutto ma fortunatamente non solo, del tipo «Donne, ma cosa ci trovate in questo libro?» la mia risposta non può essere altro che «È troppo divertente». A volte non riesco a credere a quello che sto leggendo. È imbarazzante. Sarà che poi io preferisco gli amori nascosti, come tra Darcy e Bennett, e perchè no, tra Darcy e Jones, in cui ogni piccolo sorriso fa cadere un pezzo di quella facciata di reciproco disprezzo per far entrare la luce di un amore che sì, noi (e loro) sappiamo che c'è, ma che avanza poco a poco.
Non lo ammetto spesso, ma sono un'inguaribile romantica, e preferisco letture che mi facciano formicolare il cuore e non le parti le basse (cosa che comunque questo libro non riesce a fare).

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