Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post

domenica 3 febbraio 2013

Castiel: A puppy of the Lord

Pubblicato da Unknown alle 20:38 2 commenti
I'm an angel of the Lord. Love me.
La mia recentissima ossessione per Supernatural sta dando ottimi frutti. Da mesi so dell'esistenza di Castiel, so che si tratta di un angelo, ma mi era totalmente oscura la sua partecipazione e l'essenza del personaggio. Quindi sono due stagioni che aspetto con ansia che faccia la sua prima apparizione.
Mi sono illuminata quando nel finale della seconda stagione (mi pare), Sam lo nomina eseguendo un esorcismo (gli incantesimi non vengono sottotitolati o tradotti, quindi è stato un lampo di un secondo in cui mi sono detta EH? Ho mandato indietro e ho riascoltato, e viene effettivamente nominato Castiel). I miei occhi a cuoricini però si sono smorzati subito, perchè purtroppo bisogna aspettare la quarta stagione per vederlo (ed è solamente un guest, e io lo voglio regular, subito!).

Prima di vederlo mi intrigava, ma ora..ora ogni volta che appare Castiel sullo schermo, con questi occhi da bambi (che è una bella sfida contro Sam), ho una voglia matta di abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene. Ha l'aria di essere sempre così solo, così schiacciato dal peso dei suoi incarichi, che davvero ti mette in corpo la voglia di coccolarlo e farlo stare tranquillo, anche solo per un po'.
Adoro Misha Collins, lo interpreta in maniera molto genuina e gli dà quest'aspetto un po' trasandato che a noi ragazze (dipendendo dal soggetto), CI PIACE. È sempre greve nel parlare, molto serio e quasi stanco, e veramente mi illumino ogni volta che lo inquadrano.

A inizio puntata sto sempre attenta ai titoli di testa, e se vedo che non è presente nelle guest star mi "disinteresso" quasi dell'episodio, come se senza Castiel non fosse più la stessa cosa. La verità è che è un personaggio chiave di questa quarta stagione, in cui si introduce la "mitologia" cristiana (che io adoro), quindi mi interessano un sacco gli sviluppi di questi angeli-soldato.

Se fosse un angelo custode io lo comprerei. Ma anche come soldato, mi accontento.



lunedì 14 gennaio 2013

Invidiare Carrie ma odiarla da capo a piedi

Pubblicato da Unknown alle 13:02 5 commenti
Dopo aver letto il post di Mary Tribbiani Quella stronza di Louise di St.Louis, e dopo aver passato due eterne settimane in Italia obbligata a seguire la programmazione Sky che mi ha riproposto ininterrottamente le ultime due stagioni di Sex and the City, appena tornata a casa mi sono rivista il primo film.

I bei tempi in cui lavorava davvero.
Premettendo che Sex and the City (e soprattutto Carrie) è qualcosa di odioso, è anche un qualcosa che ti tiene incollato allo schermo. Nel mio caso sono le scene di lei che scrive. Io amo scrivere, e vedere scrittori (veri o finti) che lavorano mi dà sempre quel calcio in culo che mi serve per mettermi a una scrivania e iniziare. Sotto questo aspetto è molto motivante. Infatti Carrie incarna un po' quello che vorrei riuscire ad essere nella vita. Una scrittrice (anche se lei è abbastanza mediocre, scrivendo solamente di quello che le succede, che cazzo, manco il carodiario, e soprattutto stronza non curandosi di omettere nomi. Che io mi chiedo in rubrica proteggi Mr.Big non chiamandolo James, ma la vita porca delle tue amiche la spiattelli a tutta New York), con una bella casa, un bell'armadio e una vita quantomeno felice.

I want my money right where I can see it: hanging in my closet
Riguardando ieri il primo film, mi sono resa conto che l'unica cosa che mi piaceva della serie, e che di fatto era lo scheletro per raccontare le loro avventure, è venuta a mancare. Con grande tristezza e qualche vaffanculo qua e là, mi sono resa conto che davanti al computer non ci sta mai. Adesso che è una scrittrice di libri se ne frega e non fa un tubo tutto il giorno. Tutta la bella ispirazione che traevo io prima nel vederla lavorare, è andata in culo all'intera serie. Lei rompe le palle per sei stagioni che vuole affermarsi come scrittrice e ora che lo è fa qualche ricerca leggendo un libro. Questo è il massimo del suo lavoro che vediamo. Ma nel frattempo non si risparmia a spendere l'anticipo sul nuovo libro comprando una Louis Vouitton a quella (e qui sono d'accordo con Mary) vacca senza ritegno di Louise. Ma mettiti a lavorare anima mia. (che poi la gestione delle finanze di Carrie è un'altra scarpata in bocca a tutti quelli che lavorano veramente. Non so quanto si possa guadagnare con una rubrichetta sul Times, però metterai da parte i soldi no? No. 40.000 dollari in scarpe. A parte Charlotte che è una mantenuta di natura, Carrie è la più irresponsabile del gruppo, è quella con più successo e si comporta come un bambino prodigio che è appena diventato maggiorenne e sperpera i suoi milioni a cazzo. E il karma la punisce facendole ricomprare il suo bell'appartamento non una ma ben due volte).

Quindi il film, per quanto possa intrattenere (e sinceramente intrattiene troppo! 2 ore e 15 minuti di coma in cui è lei che si è cercata tutte le pedate perchè anche se Big è un colosso di stronzaggine, era tornato indietro. E rispondi a quel cazzo di cellulare!) ha perso il senso che aveva nella serie. Ovvio, ora sono tutte sistemate quindi non c'è più il Sex ma non c'è nemmeno la City. Avrebbero dovuto chiamarlo Almost Married & Depressed.


Che poi è un buco sta casa, ma è figa. E lei non la merita.
L'unica cosa bella che mi è rimasta per guardarlo, è l'arredamento di Casa Carrie. Che anche lì, in cinque mesi ha rifatto fuori il suo appartamento cesso e l'ha reso strafigo, con minicuscini che costano 300 dollari (e di nuovo, viva le finanze Bradshaw), per, il giorno dopo averlo finito, tornare nel loft gigantesco che è costituito solo da un armadio, con Big. Io forse sono fissata, ma per me, cambiamenti (tipo cambiare il colore dei capelli), ristrutturazioni, evoluzioni, servono per andare avanti, non per tornare indietro. Significa che dentro te qualcosa è cambiato, o sta cambiando. E Carrie non è cambiata proprio per nulla, ha solo speso soldi a caso come fa sempre.


Altro tasto dolente del film. I capelli. Da parrucchiera queste cose le noto, ma mi faccio una domanda: hanno dei parrucchieri seri nel mondo del cinema? O almeno in questo film? Dico, Carrie è sempre stata bionda con un palmo di ricrescita, che poi ti spacciano per effetto naturale, ma vabbè. Nelle ultime puntate della serie e nella prima ora del film, sfoggia questo Ombre che forse ha dato il via a questo scempio umanitario che stiamo portando avanti anche ora. Poi vuole uscire dalla depressione e si fa mora. Ed è stupenda. Sono più naturali e le stanno da dio. E dopo mezz'ora, quindi nel film saranno passati due mesi forse, è di nuovo biondiccia con l'effetto Ombre. Ma mi prendi per il culo? O si sono inventati una cosa della serie Eh sì ma si fa scura per cambiare e poi torna al biondo perchè sotto sotto sente di essere pronta per tornare con Big, oppure è un errore di continuità senza senso del tipo ops abbiamo girato male la sequenza delle scene. Il passaggio a mora è più che sensato, il ritorno a bionda no. E io queste cose non le accetto.

In sostanza, sono state due ore di patimenti, dove la trama poteva essere resa meglio e soprattutto mantenere lo spirito della serie, non rendere più importante di tutto il fatto che la Parker in ogni scena avesse un vestito diverso. Ho praticamente perso la mia motivazione.

domenica 25 novembre 2012

Pensarti non fa più male ormai

Pubblicato da Unknown alle 20:30 0 commenti


Ti sto vedendo dappertutto. Ti vedo in chi ti somiglia e in chi non ha nulla che ti ricordi. Ho un tuffo al cuore ogni volta, perchè in un modo o nell'altro eri parte di me. Lo sei ancora.

A volte penso che se fosse possibile cancellare qualcuno dalla propria memoria, ti cancellerei. E con te se ne andrebbero questi anni di sofferenze, di insicurezze, di debolezze che la tua vigliaccheria mi ha portato. Poi però rifletto, e la verità è che non sono una tua creazione. Altre vite, altri eventi mi hanno resa ciò che sono. Anche senza di te sarei riuscita a diventare il casino di nevrosi che sono oggi.

E ciò che in tutti questi anni mi ha divorata, ormai non fa più male.

Ti ho usato, ho consumato decine di penne scrivendo di te, e ogni gettata d'inchiostro è stata come il veleno dell'odio che provavo che mi abbandonava. Scrivo ancora di te, mi piace pensarti, per far uscire dalle mie viscere ogni sentimento, ma mentre all'inizio si trattava di puro dolore, tanto dolore da farmi sanguinare le mani premendo di risentimento la penna sulla carta, ora pensarti non fa più male.

Sei diventato un ricordo. Uno di quei ricordi vividi ma inconsistenti, come i fantasmi: li vedi, ci parli, ma non possono toccarti, non possono più ferirti. Finalmente sei qualcosa che ho sempre desiderato tu fossi. Morto.

martedì 13 novembre 2012

Willy Wonka e la fabbrica di pazzi innamorati

Pubblicato da Unknown alle 23:10 0 commenti
Sarò una folle Wonka innamorata

Penso che finirò con sposare il primo che mi vorrà.
Probabilmente le mie anomalie affettive sono dovute al rapporto padre-figlia pressoché inesistente o comunque una di queste ragioni infantili che tanto piacciono agli psicologi, ma mi sono resa conto che ormai mi innamoro ogni giorno di coloro che mi dedicano attenzioni. Si parla di amore infantile e stupido, non l'Amore vero, quello chi lo conosce? È voglia di avere qualcuno accanto, qualcuno che ti faccia sentire importante e che si prenda cura di te.

È un po' come la storia di Willy Wonka la mia. Per tutta la vita gli è stato negato ogni singolo dolcetto, ogni caramella, ogni cioccolatino, ogni orsetto gommoso. Una disgrazia insomma, per un bambino. Lui aveva voglia di provare, ma era intimorito, la vita gli diceva che non poteva toccarli. Quindi sì, ne sentiva la mancanza, ma era quasi più il gusto del proibito, però poteva vivere tranquillamente senza, poiché non ne conosceva il sapore.
Arrivò però il giorno in cui si fece coraggio, scartò un cioccolatino alle nocciole e lentamente gli diede un morso. Quel giorno tutto cambiò. Il proibito, divenne la sua ragione d'essere. Ci costruì intorno tutta la sua vita. Cominciò a dipendere da quel piccolo assaggio.

È questo che succederà a me. La vita, per divertimento o per punizione non mi ha mai concesso l'amore romantico, e come Willy con il cioccolato, lo voglio, ma anche senza continuo a respirare. Ma dentro di me so che arriverà quel giorno in cui ogni mia barriera verrà abbattuta da qualcuno che sarà tanto folle da vedermi come sono, da volermi come sono. E quel giorno io sparirò. Proverò quello che ho sempre voluto, che ho sempre disperatamente cercato e non ci sarà niente al mondo che me lo potrà togliere, perchè per me diventerà la mia ragione d'essere. Probabilmente mi eclisserò in lui come quelle stupide di Bella e Anastasia che in quei libri non vivono nemmeno di vita propria.
Ogni piccolo morso a quel cioccolatino sarà un passo verso la dipendenza. Se ora mi basta un abbraccio per farmi sprofondare il cuore, quest'uomo pazzo che mi prenderà non riuscirò a farlo andare via.

È come quando trovi un libro meraviglioso dopo decine di libri noiosi e prevedibili. Lui sarà il mio libro che non sarò mai in grado di chiudere.

sabato 29 settembre 2012

«Buongiorno!» «Vaffanculo»

Pubblicato da Unknown alle 18:00 0 commenti
Bisogna trovare sempre un modo per ridere

Certo che se il buongiorno si vede dal mattino alcune persone hanno la vita costellata da giornate di merda.

Io in primis spesso non mi sveglio di ottimo umore (ma la laggior parte delle volte è solo trauma da abbandono del letto), ma io sono lunatica, il buonumore e il giramento di ovaie mi a e mi viene tipo dieci volte al giorno. Io non faccio testo.

C'è chi, invece, si alza, vede qualcosa che non va e boom, giornata di merda.
Era da un po' che volevo parlare di questo, perchè è un appello a tutti gli incazzati mattutini: NON PRENDETEVELA CON CHI VI STA INTORNO! È scorretto e ampiamente fastidioso. Sei a lezione per i fatti tuoi, ti imbatti del soggetto dai coglioni girati e tu, povero cristo, resti imprigionato nella sua scia di malumore, senza aver fatto nulla di male.
E se in più sei sfigato perchè sei paranoico, passerai del tempo (poco o tanto, è comunque troppo) a domandarti Maperchècel'haconme??? pensando che sia colpa tua, quando invece la colpa è del beota che non sa gestire i propri umori.

Ricordatevi che il malumore, così come il buonumore, è contagioso. Provate a insultare qualcuno, così a cazzo, e state certi che gli avrete rovinato la giornata. Poi lui/lei attaccherà qualcun'altro e così via. Non predico l'amore assoluto, parlo di educazione.

Quando siete nervosi per i vostri cazzo di motivi prendete provvedimenti. Io, personalmente, mi astengo dai rapporti sociali (il classico stopericazzimiei) ma come ho già detto sono affetta da lunatismo estremo, quindi il mio isolamento dura ben poco.

Ultimamente ho iniziato a mettere in pratica quello che mi diceva sempre mia nonna Seicosìbellaquandosorridi. Beh, si sa, ogniuaglioèbellamammasua ma le nonne lo pensano davvero.
Quindi ora quando sono incazzata mi piazzo davanti allo specchio e sorrido (c'è dietro anche un velo di vanità latente -maneanchetanto-). Se non ci riesco penso a qualcosa di divertente o faccio una faccia idiota, o riguardo i miei video, perchè siamo veramente belli quando ridiamo.

venerdì 21 settembre 2012

L'amore ai tempi dell'accettabilità sociale

Pubblicato da Unknown alle 22:32 1 commenti


Quali sono i tempi per l'amore? Non parlo di Amore, ma di sentimenti, anche semplici. Quanto bisogna conoscere una persona per provare qualcosa nei suoi confronti? Quando è "socialmente" accettabile?
Sì, perchè dentro di te anche dopo due minuti puoi provare affetto, attrazione, passione, ma non puoi a fine serata lanciarti nella fossa dei leoni. Certo, potresti essere fortunato e trovare il felino mansueto che vuole coccole. Purtroppo invece, quasi sempre, si trova il feroce capobranco che per la tua stoltezza è pronto a staccarti la testa dal collo.

Ci dichiariamo troppo presto. Uomini. Donne. Facciamo tutti lo stesso errore. Che poi, errore non è. Perchè un "ti amo" dopo tre settimane che ci si conosce ci fa così paura? Perchè non si può credere che sia una cosa possibile? I grandi romanzi, i grandi film, ci hanno insegnato che l'Amore con la A maiuscola è qualcosa di raro, di costruito, non è un sassolino che si trova per le strade. Ci hanno educati a usare con moltissima cura la parola amore, ma alcuni hanno cominciato ad averne paura. Esistono persone che stanno con la ragazza per due anni, e non le hanno mai detto tiamo, perchè è una parola grossa, dicono. Ma seriamente mi stai dicendo che dopo due anni non sei innamorato di quella persona? Cosa ci fate insieme, allora?

Non dico che l'Amore sia a prima vista, è troppo semplice, ma sì che può cominciare a sbocciare un interesse particolare già dopo il primo sguardo. E perchè averne paura? I movimenti del cuore non hanno una traccia fissa, non c'è un tempo per provare sentimenti ed emozioni. Arrivano quando arrivano. Siamo adulti, e la vita non sta certo lì ad aspettarci. Viviamoci il più possibile. Che cosa aspettiamo?

Perchè perdere giorni, settimane, mesi perchè ci sentiamo in dovere di conoscerci di più? Il tempo gioca contro di noi, dobbiamo batterlo in contropiede. Mentre aspettiamo quell'indefinito lasso di tempo per farci avanti, il nostro bello si è trovato un'altra. Magari più sveglia, più intraprendente, che non ha atteso stupide settimane per dimostrargli il suo affetto per lui. Ed è questa la cosa più spaventosa, la paura di non valere l'attesa.

Personalmente il mio volere tutto subito è dettato proprio da questo timore. E se quando io sarò pronta non ci sarà? Sì, forse il mio innamoramento facile è amore di bamibini, di quelli che nascono e finiscono nel giro di una ricreazione. Ma ogni sentimento è reale, e come tale fa soffrire quando è inappagato.

Non sono certo l'esempio da prendere in considerazione quando si parla di fortuna in amore, ma mi sento di consigliare a tutti di muovere almeno un piccolo passo per prendere quello che si vuole, quando lo si vuole. Se vi sentite rispondere ma ci conosciamo appena, ricordategli che non gli state chiedendo di sposarvi, ma di frequentarvi, di stare insieme, il cui scopo primo, è appunto, il conoscersi.

Lasciamoci alle spalle i grandi paroloni e gli impegni per la vita, non è quello che chiediamo. Vogliamo essere presi sul serio anche noi, che abbiamo cuori frenetici che non ci fanno respirare.

venerdì 3 agosto 2012

#3 Coinquilina che va, pace che trovi

Pubblicato da Unknown alle 20:50 2 commenti
Ormai sono tre settimane buone che siamo rimaste (temporaneamente) in due in casa. In fondo è un piacere ritrovato. È come vivere da sola. Tra orari che non combaciano e continue presenze fantasma edo la mia coinquilina rimasta tipo ogni tre giorni. E in verità non mi dispiace. Non siamo spiriti affini, non ci capiamo.

C'è sempre pace e tranquillità (cosa a cui anelo da un po') e mi sento libera di fare la beneamata mazza che mi pare senza dover rendere conto a nessuno.
In più il mio padrone di casa, che forse a causa del suo imminente matrimonio che lo rende più buono, ha accettato gentilmente di abbassarci l'affitto (di poco, ma è già qualcosa).
Poi io passo il mio tempo libero (ovvero quello che mi resta tra i video idioti, i film, i telefilm e i libri) a spulciare appartamenti su internet. Io sì, che non ho una vera e propria integrità morale come Miss Steel, accetteri volentieri un bel loft da Mr Grey (se non fosse per le sue condizioni strane).

Una bella casa tutta per me, senza piatti altrui da lavare, senza pulizie da fare a turno, senza dover comprare meno verdura perchè il ripiano del frigo è troppo piccolo, senza sentirsi defraudati del diritto di organizzare tutto al meglio perchè gli altri hanno un diverso concetto di ordine.

Poter smettere di immagazzinare tutte le mie cose in camera perchè gli altri non le usino (e di conseguenza le rovinino); poter smettere di nascondere quelle manie di controllo che mi fanno esasperare ogni santo giorno in cui vedo quei sacchetti della spazzatura senza i manici abbandonati per il loro peso in un angolo della cucina, troppo piccola perfino per un bidone.

Poter ordinare le spezie in ordine di colore, o di frequenza di utilizzo. Non dover scrivere il nome sui cartoni del latte. Stendermi sul divano a mangiare un takeaway cinese senza sentirmi un maiale all'ingrasso quando mi guardano giudiziosamente. Passare giornate in casa a guardare film senza sentirmi dire Manonescimai?

Sono mentalmente instabile, ho le mie manie e i miei rituali, sogno solamente un posto amichevole dove vivere senza stress altrui. A ogni ragazza è concesso di sognare.

giovedì 26 luglio 2012

Giochi crudeli che ci mantengono vivi

Pubblicato da Unknown alle 21:24 2 commenti

Mi irriti così tanto che non so da dove cominciare a spiegartelo. Mi chiami cariño ogni volta che mi vedi, sono baci e abbracci come fossimo amici. Poi mi lasci lì, a penzolare come un'idiota dalle tue labbra. E chi si è visto si è visto.
È come se ti prendessi gioco di me giorno dopo giorno. Non capisco cosa ti passa in quella testa del cavolo su cui ti arruffi i capelli pieni di gel. Mi piacerebbe tanto che tu avessi un piccolo schermo sulla fronte, dove possano apparire i tuoi pensieri quando mi venga voglia di capirti.

Mi piace il mistero, ma quando mi confonde tanto da non farmi distinguere la realtà dall'illusione diventa un pericolo. Almeno per me.

Tu ti diverti. Tu nel cuore non hai il mio stesso sangue, che ribolle di emozioni al vederti. Tu non senti i fischi edl vuoto nella testa quando mi parli. Non diventi stupido e balbuziente. Tu sei sempre tu. In quell'armatura solida fatta di sorrisi che non si lascia sferzare dai miei tentativi di comprensione. È così che resti. Sorridente. Sempre. E Dio solo sa se mi sorridi per tua volontà, se sorridi a me, o se dilati le labbra per abitudine, per cortesia.

Non lo capirò mai, e la verità è che in fondo non lo voglio sapere. So che il giorno che avrò la conferma dei miei peggiori sospetti, tutta la magia casta che c'è tra noi sparirà, perchè io avrò sbattuto la faccia contro la realtà, contro di te, che mi dai le spalle per abbracciare lei, che so che esiste, che l'ho sempre saputo.

Per questo mi lagno scrivendo invece che parlandoti, perchè è più facile, e tiene il mio cuore al sicuro. 
Non ti voglio, non più ormai. È una questione di giochi e voglio continuare a giocare con te. E questa parte, quella in cui sono incazzata, delusa e mortificata per fare sempre la figura dell'idiota con te, fa parte del gioco. Mi fa sentire viva, perchè provo emozioni. Emozioni che, ormai, mi fanno provare solo i film e i libri. Per questo mi piace continuare così. Per vivere.
In modo strano e stupido sei parte della mia vita, e molto probabilmente nemmeno lo sai, e ridi di me.

lunedì 23 luglio 2012

La pinza da bagno non è un accessorio

Pubblicato da Unknown alle 18:15 0 commenti

Girando per le vie di grandi città è facile incontrare di tutto e di più. Chi gira in completi tutt'uno stile pigiama (moda che spero scompaia dal pianeta il più presto possibile, nun te se po' guarda'), chi indossa le crocs con aria così fiera (io le ho, per lavorare sono la comodità fatta per il mio portafogli costantemente vuoto, ma ciò non le rende belle, anzi), e chi invece passeggia con la borsa gigantesca appoggiata sul capitello radiale (l'interno del gomito per capirci) come fosse una cosa comoda. 
Ma che possiamo farci? È il bello delle grandi città: nessuno ti fissa e se ti fissano sei immerso in talmente tanta gente che manco te ne rendi conto. Nel mio paesino in Italia questo sarebbe impossibile, dal momento che la densità di popolazione è minima (e continua a scendere) e quando attraversi la piazza, il 99% delle volte ci sei solamente tu e il resto dei babbuini sta ai lati, seduto ai tavoli dei bar, e dal momento che non ha nulla di meglio da fare, ti fissa. E tu senti il peso di tutti quegli occhi pressanti e preghi di essere in ordine (o almeno vestita).

Quello che però non passerebbe inosservato nemmeno nella caoticità di New York (e la nostra Carrie ce lo ha sottolineato più volte) è quello che la gente porta tra i capelli. Carrie in un episodio inveisce contro Berger riguardo un obsoleto fermacoda (che poi, boh, io lo chiamo elastico), che apparentemente non si porta più ormai dagli anni '80. Quello che evidenzia lei però, è proprio il suo essere fuori moda. Indossare qualcosa che non è più di tendenza, a mio avviso, non può essere additabile come eresia, dal momento che esiste il vintage, ed esiste per un motivo preciso. Il vintage è tendenza. In poche parole, tu dì che è vintage e ti salvi sempre.

Quello su cui mi accanisco io, invece, è un oggetto che non è mai stato di moda, quindi per coloro che lo indossano in pubblico, non c'è via che li salvi. È un oggetto che è stato creato per rimanere nell'intimità di casa nostra, che alcune ragazze sfoggiano come il più prezioso dei gioielli: la pinza da bagno.
Questa pinza, lo dice il nome, è da bagno. Non è fatta per uscire dalle mura di casa. È un oggettino timido, fragile, è il reietto del mondo del capello, quello che ci vergognamo a indossare perfino quei cinque minuti mentre il parrucchiere ci fa i capelli.

Trattiamo la pinza da bagno come Frollo tratta Quasimodo. La usiamo, la sfruttiamo, ma non la facciamo mai uscire, per il suo bene (o così le diciamo), perchè la gente riderebbe di lei.
Ebbene, con le persone non va fatto, (mannaggia a Frollus), ma con alcuni oggetti, come quello in questione, è, invece, cosa buona e giusta.

La pinza da bagno è intimità, ci aiuta, ci vuole bene, ma non per questo va mostrata al mondo. È come portarsi un rotolo di carta igienica nella borsa, strapparne un pezzo e soffiarcisi il naso. Se non si hanno più fazzoletti, a casa, si può fare, ma sfido qualcuno a farlo stando seduto al bar. Allo stesso modo, ci sono pinze belle, eleganti, simpatiche, colorate per andare in giro, e poi ci sono quelle scrause per restare in casa.

Quindi vorrei fare un appello a tutte quelle donne che così fieramente si raccolgono i capelli con le pinze da bagno per uscire con gli amici. Abbiate un po' di cuore, smettete di farlo. Non è un accessorio.


lunedì 9 luglio 2012

«Fregata da una regola non scritta

Pubblicato da Unknown alle 19:16 0 commenti

ormai dimenticata in una scatola in soffitta»


Che poi io mi domando «Quando hanno smesso di avere senso le cose?» Certo, perchè una volta era tutto chiaro, limpido e tranquillo. Quando ti dicevo che la mia maglia era rosa, era perchè era rosa, non rosa carne, antico o shocking. Rosa. E basta. Adesso invece tutto è contorto, ci sono troppe sfumature di grigio da prendere in considerazione, il mondo non è più in bianco e nero, è stata ripescata dalla soffitta impolverata quella gigantesca tavolozza di colori che ci (o perlomeno MI) lascia inebetita la maggior parte delle volte.

Ad esempio, voi uomini, cos'è che volete? No, seriamente, siamo franchi che tanto nessuno ci sente. Sproloquiate a destra e manca di come noi donne siamo complicate, ma voi ci fate fare un lavoro aggiuntivo a tutti gli altri che abbiamo, e non lo capiamo nemmeno. Prendiamo ad esempio il primo appuntamento. Sex and the city e le altre fonti di informazioni degli anni 90, ci hanno insegnato che al primo appuntamento non deve succedere MAI nulla. Che ci si lascia infiorellare solo al terzo. Era un'ottima regola. La conoscevamo tutti, tutti la seguivamo, ed eravamo contenti. Chi la trasgrediva era soggetto a formale giudizio del partner e di chiunque venisse a sapere di quanto presto aveva lasciato correre via la farfallina dal bozzolo. Per questo, c'era ordine. C'era semplicità.

Ma adesso? Le cose sono talmente cambiate, viviamo in un mondo accelerato, dove non possiamo perdere tempo per nessuna sciocchezza. Tre appuntamenti sono già troppi per conoscere una persona, se ti piace ti concedi già dal primo appuntamento (che sottolineo, non è detto sia lo stesso giorno in cui si è conosciuta la persona, quello è il caso degli appuntamenti al buio, che per ora tralascio), e bom. Io sono maestra nell'ottimizzazione del tempo, ed è una cosa che mi aspetto anche dagli altri (sbagliando, lo so), ma ci sono modi e modi.

Il problema, in sostanza, qual è? Che alcune di noi, come la sottoscritta, sono rimaste con l'ideologia degli anni 90, perchè è quella che ci ha cresciuta, e confidiamo in quelle perle di saggezza, nonostante il mondo attorno a noi si sia evoluto, e ora ci sono ragazzine di 15 anni che hanno una vita sessuale molto più attiva della mia. Il guaio è che mentre noi la pensiamo alla vecchia maniera, ci sono persone che invece si sono adattate, e, come si dice qui, hanno cambiato il chip. Quindi noi rimaniamo confuse, siamo nel mezzo di due modi di fare e di pensare, e non sappiamo a quale aggrapparci.

Se usciamo con un ragazzo una sera, ci piace, ma non vogliamo correre, diventiamo quelle che fanno le preziose, che se la tirano, più volgarmente conosciute come "fighe di legno"; se, al contrario, ci adattiamo alla nuova visione, e ci facciamo travolgere dalla passione, perchè in ogni caso il ragazzo ci piace, e non è detto che una bella storia non possa iniziare anche così, ecco che passiamo per delle paripatetiche, o meglio "zoccole".

Cosa dovremmo fare quindi? Lanciarci tra le lenzuola, seguendo fondamentalmente il nostro istinto, perchè ci va, perchè non c'è niente di male, perchè è una cosa naturale e bellissima, passando però le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che anche per lui ha significato la stessa cosa? Oppure ci limitiamo al bacio della buonanotte e passiamo le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che gli siamo piaciute un sacco, e che voglia rivederci?

È difficile sapere come comportarsi, ogni persona è differente, soprattutto ora che ci sono così tanti modi giustificabili di pensarla. L'unica cosa che possiamo fare, è non credere troppo ai paroloni che ci vengono detti. Non farci abbindolare da ogni bella frase, o dalle cose in comune, dalle promesse. Perchè se cediamo poi, ci sentiremo più vuote, usate, e non faremo altro che domandarci come abbiamo fatto a non accorgercene, e ci abbufferemo di gelato davanti all tv, riguardando gli episodi di quelle serie tv che ci hanno insegnato il modo di relazionarci con gli uomini, lanciando ingiurie sanguinolente contro quelle stupide bugiarde.

9 luglio 2012

giovedì 5 luglio 2012

«A volte un semplice sorriso

Pubblicato da Unknown alle 18:07 0 commenti

 dipinge ciò che amiamo sul viso»

Ieri mentre passeggiavo in centro per andare nel mio bar a scrivere, ho incrociato una signora che leggeva un libro da un ebook reader, e proprio quando me la sono trovata di fronte, leggendo, ha sorriso.
È una cosa che adoro, vedere le persone reagire a ciò che leggono e a ciò che scrivono.

Il mio professore di arte del liceo mi disse un giorno «Broz, sei una persona troppo teatrale. Impara a controllare i muscoli della faccia.». Non gli piacevo particolarmente, ma ho sempre preso queste parole come un complimento. È vero, se mi piaci, se non ti sopporto, se ti sputerei addosso, me lo sileffe nel volto. Tante cose non le dico, ma mi si vedono. Sempre. Allo stesso modo, quando leggo, quando scrivo, quando penso, in volto mi si disegnano le emozioni che provo.
Anche ieri, seduta lì a scrivere, avevo un sorriso dipinto, che non riuscivo a far scendere.

Oltretutto trovo i sorrisi altrui contagiosi. Per questo quando ieri ho visto la signora dell'ebook reader sorridere, ho sorriso anch'io. Forse è stupido, ma mi ha fatto riflettere. Ho iniziato a pensare a tutta la discussione sugli ebook. Di questo argomento voglio parlarne a fondo, in un altro post, ma dopo quello che ho visto in strada, ritengo sia rimasto poco da dibattere.

Per quanto anch'io ami la fisicità dei libri, che importanza ha il modo in cui leggiamo? I libri sono importanti per il loro contenuto, per la loro presenza, non per la forma in cui si presentano. Finchè un libro avrà il potere di emozionare, cosa importa? Finchè ci saranno persone disposte a lasciarsi emozionare che importa?

Che preferisca la carta o uno schermo, un lettore resta sempre un lettore.

5 luglio 2012

mercoledì 4 luglio 2012

«Scusa non sei il mio tipo»

Pubblicato da Unknown alle 19:28 10 commenti

«E cosa cerchi una modella? Non ho capito..»

«Mi chiedo se ti va... insomma... si uscire a cena una di queste sere»
«Oh. Con questa mi cogli impreparata.. vedi.. non voglio ferirti..mi piaci, ma non sei il mio tipo»

Ok fermi tutti. Ho sentito questa frase fin troppe volte per poterci passare sopra di nuovo. Quante balle. Questa è la mia reazione. QUANTE BALLE. Innanzitutto, spiegatemi cosa significa "tipo". Niente, ecco cosa vuol dire. Non ci possiamo mica classificare come tipi. Sì, siamo certamente tutti diversi (ed è questo il bello), ma quando arriva il momento di scegliersi, non possiamo etichettarci. Gli unici due cartellini che possiamo porre sono due: sì o no. Non ci sono scuse.

"Non sei il mio tipo". Ma per favore. Mi stai dicendo che a te piacciono solamente i ragazzi alti, mori, con gli occhi verdi, simpatici, intelligenti e gentili? Allora trova il coraggio di dirmi in faccia che Brad Pitt non ti piace nemmeno un po'. O Jude Law. Già. Eppure non sono il tuo tipo.
Non metto in dubbio che ognuno abbia le sue preferenze, anche io ho le mie, ma non si rifiutano le persone in base a questo. Per la miseria, siamo persone non beni immobili. Di una casa puoi dirmi che un monolocale chic non è il tuo tipo, perchè preferisci le ville con piscina. Ma una casa può darti apparenza e confort, una persona, che io sappia, può darti molto di più.

Tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti attratti da qualcuno che non rispecchia i nostri desideri, e ce ne siamo anche sorpresi, perchè non era il nostro tipo. Con quest'esperienza alle spalle, dovremmo renderci conto, allora, che i tipi non esistono, esistono solo le persone. Non voglio dire ora che conta solo ciò che abbiamo dentro, perchè Dio ci salvi dagli ipocriti che lo sbandierano. Non vuoi uscire con lui perchè non ti piace? Benissimo, ma diglielo, non prederlo per torta con la cazzata del "non sei il mio tipo", perchè è una balla. Lo sai tu, e lo sa pure lui. Perchè allora vorrei che ti mettessi qui a dirmi dettagliatamente qual è il tuo tipo.
Dì di no, che non ti piace e non vedi un futuro. O digli di sì e provaci almeno, nel bene e nel male le persone ci sorprendono sempre.

Naturalemnte io ho parlato di ragazze ora, ma che sia chiaro, i nostri amichetti non sono da meno in quanto a balle di questo tipo. Ne ho provate parecchie sulla mia pelle e la mia reazione è proprio quella descritta sopra. «Ah sì? E qual è il tuo tipo? Illuminami»
Andiamo. Non sono nulla di speciale, ma sono una ragazza normale. Non sono una figona ma nemmeno una ciospo. Vuoi forse dirmi che il tuo tipo sia una ragazza di un metro e settantacinque, magra, bionda, piatta, ipersimpatica, plurilaureata, socialmente attiva e una grande atleta? Che aspettative umane che hai tesoro, buona fortuna, perchè per trovare la perfezione ti servirà.

Ripeto, non ci sono tipi, ci sono solamente persone. Se ci basassimo solamente su ciò che cerchiamo, l'amore non lo troveremo mai. Già si tratta di pura puntualità, cerchiamo di non mettere troppo alla prova l'universo. Eh sì, perchè pensiamo che per trovare il ragazzo giusto io debba trovare quello che rispecchi il mio tipo, allo stesso tempo questo ipotetico ragazzo perfetto deve avere me come sua ragazza ideale, per non parlare poi della disponibilità contemporanea. Un disastro.

Cerchiamo quindi di essere realistici, manteniamo i nostri desideri, ma impariamo ad amare le persone per quello che sono, e soprattutto, smettiamo di raccontarci balle che incasiniamo tutto.

4 luglio 2012

domenica 10 giugno 2012

«Comprendere il proprio ruolo dannato

Pubblicato da Unknown alle 11:31 0 commenti


e dopo otto mesi nulla ancora è cambiato»


Un sogno. Scappavo. Velocissima come se il vento mi portasse sulle sue ali. Era Dracula il mio inseguitore. Mi voleva. Io correvo. Il cuore mi batteva a mille, i polmoni non sostenevano il mio respiro, ma dovevo fuggire. Non voleva prendermi. Voleva uccidermi. E ancora non smettevo di correre, fino a quando, sul ciglio di un dirupo, mi prese. Le sue gelide mani mi avvolgevano le spalle e ad occhi chiusi le sue labbra mi sfiorarono il collo. Sapevo che aveva bisogno di me, sapevo che voleva uccidermi. La mia vita per salvare la sua. Gli anni che mi rimanevano per altrettanto tempo di oscura esistenza.
Io rimasi immobile, ma non pietrificata dalla paura, bensì volenterosa di offrirmi a lui. In dono.
La mia volontà gli rese più facile la missione e mi strinse forte a sè, portando la sua mano sul mio collo, accarezzandolo. Una cascata di brividi mi scorreva lungo la schiena, e il suo tocco gentile si trasformò in un morso di morte. La pressione insopportabile dei suoi denti su di me mi faceva battere il cuore sempre più forte. Il sangue rubato impunemente dalle mie vene gli stava dando una nuova vita, abbandonando per sempre la mia.
 Poco prima di morire, uscii dal mio corpo e mi fissai con i suoi occhi. Un esile e inutile corpicino senza vita, spolpato della sua stessa carne. Quegli occhi cavi e spenti faticavo a credere fossero gli stessi che un tempo avevano amati il loro carnefice. Amore, chissà, ricambiato un tempo, lontano, forse troppo dalla mia morte.
 Tornata in me lo vidi compiacersi, orgoglioso della preda appena vinta, estasiato dal premio che lo attendeva. Non ero una preda, non ero sconfitta. Non vedeva che mi ero fermata per toccarlo ancora una volta.



- Ti stai ossessionando troppo. Prova a lasciare che le cose scorrano, e tutto andrà a posto, le cose miglioreranno.
- Non basta sperare che cose cambino, bisogna impegnarsi nel cambiamento.
- Ok, allora "sii il cambiamento".
- Ci sto provando! Ogni volta che vedo l'occasione mi butto. Non voglio mai lasciare le cose dette a metà. Odio non capire che tipo di rapporto mi lega a un'altra persona. Devo ottimizzare il tempo, e per farlo mi devo esporre.
- Non so, forse ti esponi troppo, lascia che siano loro a venire da te. Fatti trovare.
- Ci risiamo con le banalità. Non mi sei di nessun aiuto finchè ricicli frasi fatte.
- Beh io non so più cosa dirti! Ci provo, te lo giuro, ogni santa volta, tu hai sempre bisogno. Lo so che è un momento difficile per te, ma lo devi superare. Io quando hai bisogno ci sono sempre e faccio il possibile per aiutarti. Ma il mondo non gira attorno a te. Per nessuno la vita è rosa e fiori. E io non posso essere sempre al tuo fianco a tenerti la testa fuori dall'acqua. Tutti noi abbiamo le nostre vite, i nostri problemi, ma tu ormai sguazzi nella tua sofferenza e vuoi essere sempre il nostro mondo. Ti voglio un bene dell'anima e farei di tutto per vederti felice, ma sono stanca di rinunciare alla mia vita per la tua. Sei come un vampiro, mi estirpi ogni goccia di ottimismo per nutrirtene, ma non ne hai mai abbastanza, hai sempre fame. Non vorrei abbandonarti, ma la parte più dolorosa l'hai superata. Ora devi alzarti dalla mia spalla e andare avanti.


Io sono Dracula. Ho visto il sogno dalla prospettiva sbagliata. Sono io che mi nutro degli altri, che rubo la loro forza vitale, con i miei lamenti, il mio bisogno di attenzioni e il mio egoismo. I miei amici sono le vittime che si donano a me per farmi vivere, sacrificano la loro felicità per darla a me. Ma come il sangue per un vampiro non è mai abbastanza, allo stesso modo, ho sempre fame. Fame di attenzioni e di solidarietà, che brucia rapida come la luce di un fiammifero, e che con la stessa forza mi scalda.
 Credevo che fossero felici, il loro enorme riguardo nei miei confronti era puro e sincero, ma mi hanno offerto una mano e mi sono presa il braccio. Tutto il mio dolore mi ha reso tanto cieca che non so vedere quando le persone che mi aiutano soffrono per causa mia.
 Loro sono i peggiori egoisti che conosca, mentre io sono il miglior carnefice che esista.

Ottobre 2011

10 giugno 2012

lunedì 4 giugno 2012

«Perdiamo troppo tempo con questi stupidi giochi

Pubblicato da Unknown alle 15:00 0 commenti
 e i momenti che ci emozionano diventano pochi»


Fatti desiderare. Così dicono. Ma fatti desiderare un paio di palle. Ci sono già abbastanza cose complicate nella vita, perchè le relazioni devono essere tra queste? Ah, no. Non le relazioni. Il loro inizio. Quei fantastici momenti in cui devi cercare di capire dalla gestualità se gli piaci, leggere in ogni parola se naconde qualche piccolo segnale. E, naturalmente, ricambiare il favore, chiaro, perchè essere semplici e diretti sembra diventato un crimine.

Sono sempre stata partitaria dell'ottimizzazione del tempo. Certo, toglie un po' di magia, ma perchè perdere tempo in due, quando si potrebbe impiegarlo in maniera molto più proficua? Tipo mangiando.
No ai sorrisini ambigui, ai discorsi intrisi di fanfalucche. Ti piaccio? Sono qui. Non ti piaccio? Ecco, ciao.
Basta con i giochini oggi ci sono e domani chissà, giusto per farmi desiderare. No. Io sono stata parte di queste pagliacciate a lungo e finalmente ne riconosco la ridicolaggine, perchè tanto, dall'altra parte, i messaggi non arrivano.

Tu, ragazza, nella tua testa hai già il film finito, ma dimentichi che il tuo principino non ha il copione. Gli hai lanciato uno sguardo inequivocabile da cui traspare tutta la tua passione? La sua faccia non cambierà. Lo eviterai per fargli venire voglia di te? Lui non si farà avanti. E mentre tu ti contorcerai le mutande perchè sei sicura che lui ti odi, che tu abbia azzardato troppo, lui sarà sempre lì, con la sua faccia da ebete, immutata. Ignaro. Perchè la verità è che non hai azzardato abbastanza, per il suo livello di intuizione, non hai fatto proprio nulla.

Oltre il danno, la beffa. Sì, perchè nemmeno quello che fa lui significa qualcosa. A meno che non se ne esca con un improbabile mipiacidaimpazzire, che allora, lì, non c'è equivoco che tenga.
Ma queste, si sa, sono leggende metropolitane, come i coccodrilli nelle fogne e le piastre che non danneggiano i capelli.

L'uomo in fondo è un essere molto semplice. Se vuole qualcosa, lo dice. Poi non la ottiene, perchè semplice sì, ma furbo, per niente.
Uomini e donne siamo totalmente diversi, e il bello è proprio questo, il non capirsi. Ma dobbiamo renderci conto, ragazze, che anche se, in parte, il gioco è bello, non significa che dobbiamo sprecare in esso tutte queste energie. Soprattutto perchè (ripetiamolo in coro), stiamo giocando da sole.

Certo, è divertente, ma spesso e volentieri siamo troppo complicate. Meravigliose. Ma complicate. È per risparmiare ansie e sofferenze che dovremmo essere più dirette. Imparare un po' dai maschi, che di mistero e ambiguità non capiscono poi molto.

Un appello però va fatto anche ai nostri amici dall'ormone prorompente. Se proprio volete giocare, almeno prima, imparate le regole, perchè siamo stufe di atteggiamenti contraddittori senza senso. Il nostro gioco, per quanto ambiguo, ha uno scopo di fondo.

Tu, maschio, non puoi far capire a una ragazza che ti piace, poi farti vedere in giro con una possibile fidanzata e cheiedere alla precedente sventurata di uscire. Non puoi. È scorretto. Questo non è giocare. Questo si chiama CAZZEGGIARE IN LIBERTÀ. Sei un donnaiolo? Fatti un'amante. Fattene anche tre se preferisci. Ma non abbindolare le persone come un single, mostrando allo stesso tempo la tua bionda trofeo. Non mescolare i giochi, o cerchi un'amante o una fidanzata. Così, stai incasinando tutto.

Maschi, giocare a carte coperte va bene, ma siete pregati di lasciare i bluff al tavolo del poker, grazie.


4 giugno 2012

mercoledì 2 maggio 2012

«Seduti al bar senza un'ispirazione degna di nota

Pubblicato da Unknown alle 15:03 0 commenti


si filosofeggia alla cazzo, a libera ruota»

Schopenhauer diceva che la vita non è altro che un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Niente di più vero. Siamo caratterizzati dai nostri bisogni, dai nostri desideri. I bisogni non sono altro che mancanze, vuoti da colmare che ci arrecano dolore. Passiamo la vita tentando di soddisfarli, ma l'appagamento che ne ricaviamo è tutt'altro che duraturo. Ecco che subentra la noia. E subito un nuovo desiderio ci incupisce le giornate. Di nuovo il dolore.

Shopenhauer aveva anche trovato delle vie per liberarsi da questo circolo vizioso. Ma è davvero questo quello che vogliamo? Insomma, non sono forse le emozioni a tenerci in piedi? A farci sentire vivi? Si dice che si desidera sempre ciò che non si possiede. Naturalmente. Come si può volere ardentemente qualcosa che si ha già? È il non saper apprezzare cio che è nostro il vero problema. Sentirsi in colpa per i propri desideri, però, è da imbecilli.

Non saremo mai capaci di non farci del male, e, cavolo, rincorrere l'impossibile non è sicuramente la via più salutare, ma parliamoci chiaro, arrendersi, riconoscere i propri limiti e accontentarsi è ancora meno salutare, per non dire non umano. Abbiamo una mente fatta per espandersi e una coscienza per distinguere il bene dal male. Abbiamo la forza di sopportare il male e la capacità di agire nel bene.


Basta con il domandarsi "Perchè continuo a farmi questo?". Perchè sei umano. Ecco perchè, e come tale, sei un idiota. Ricadrai sempre negli stessi errori, per quanto stupidi, ma imparerai anche a far tesoro delle tue esperienze.
Ti infliggerai sempre dolore, e ci sarà sempre qualcuno che motivato o meno te ne infliggerà dell'altro. Il dolore però è parte della vita, e Dio solo sa se non condivida la filosofia di Schoppy, ma puoi farci tutti i giri che vuoi, la liberazione dal dolore è solo una chimera, può essere solo in teoria.

Liberandoti dal dolore, ti liberi anche dall'amore, dalla gioia e dalla felicità. Non puoi escludere un'emozione senza escludere il suo contrario. Conosci il male perchè hai provato il bene. Tolto uno, svanisce anche l'altro, perchè il più senza il meno è solo una linea verticale.

E quando hai tolto tutto, che ti resta? Un guscio vuoto. Un mostro.
"Ecco perchè ci facciamo del male. Perchè è meraviglioso quando smettiamo di farlo"

2 maggio 2012

venerdì 13 aprile 2012

«Gira e rigira la storia è sempre uguale

Pubblicato da Unknown alle 13:28 0 commenti

 credo di non essere cresciuta del tutto normale»

Ormai è una teoria che mi porto avanti da un po' di tempo. Sono "felicemente" single da tipo..sempre. Difatti le storie che ho avuto non si possono proprio definire storie (basti pensare che non si è mai addormentato nessuno al mio fianco. Oh beh. Pablo. Ma lui conta anche meno di tutti gli altri).
È abbastanza triste rendersi conto che a 23 anni non c'è mai stata una persona davvero importante. Forse una c'è stata, ma credo di essermi arrovellata il cervello anche troppo sulla situazione, quindi la privo di ogni significato io le abbia mai dato e cerco di riprenermi un po' di dignità (per quella che mi rimane).

Mi sono resa conto di avere persone intorno che non sapevo fossero così vicine a me. Persone ormai perse, che invece mi conoscono motlo meglio di quanto io conosca loro (e sì che mi vanto di avere naso con la gente, di saperla capire e di conoscerla a fondo. Che idiota).
Questo è un messaggo che mi è arrivato l'altro giorno.

«Ti ho sempre vista come una ragazza un po' infelice, un po' insicura ma che nonostante questo cerca in tutti i modi di ritagliarsi ed esigere il suo posto. I modi sono spesso scenici e bizzarri, ma originali. Ti ho vista quando avevi poche amiche, e quando quelle che credevi vere non lo erano così tanto, ti ho vista riempirti di stupidate affossando un vuoto nel comprare cose futili. Ti ho vista intraprendere storie fallimentari... ma nonostante tutto sempre con la forza di andare avanti in un modo o nell'altro»

C'è da dire che queste cose non le ho notate nemmeno io. È difficile ascoltarle quando arrivano da altre persone. Sono rimasta stupita dalla sincerità del tutto, dal modo diretto in cui, qualcuno che ormai pensavo non sapesse più nulla di me, mi ha dimostrato che nonostante il mio stupido comportamento infantile, ha sempre avuto un occhio vigile su di me.

Prima di leggere queste parole non mi ero mai accorta di quale fosse il mio problema (e qui torno alla teoria).
A livello sentimentale non sono mai cresciuta. E come avrei potuto? Sono passata dall'amore bello e fresco che sognamo da ragazzine a una disillusione assoluta, perchè niente sarà mai all'altezza delle mie aspettative.
Odio che facciano giochetti con me, mi piacciono le cose dirette, ottimizzare il tempo, e poi sono la prima che gira e rigira intorno a storie inutili.

Mi innamoro dell'impossibile e odio lo scontato, non ci sono parole per dire quanto detesti questo lato di me.
Vorrei semplicemente essere capace di essere onesta, sorridere di più, esigere meno e lasciare che la felicità mi trovi, senza stare sulle ucce nell'attesa.


PS:Un grazie sincero a chi mi ha inviato quel messaggio. Mi ha aperto il cuore, e soprattutto gli occhi.

13.aprile.2012

«Sam papavero e Frodo giglio

Pubblicato da Unknown alle 00:06 0 commenti

ecco il rapporto madre-figlio»

Riporto qui una piccola riflessione avvenuta ieri, parlando con Giada, riguardo la presunta omosessualità di Frodo Baggins e Samwise Gamgee.

«Frodo è troppo cagacazzo per essere gay. È decisamente etero. È egocentrico. Ha troppe caratteristiche dell'uomo macho per essere gay.
È un egomaniaco come pochi.. un omuncolo che pensa di potre fare quello che un intero concilio di razze miste sa di non poter fare.
Che poi ci riesca perchè non è corrotto (e anche lì, molti dubbi) è un'altra storia. Ma si ritiene abbastanza importante da compiere una missione pressochè impossibile. Lui, che non ha mai fatto altro in vita sua se non mordicchiare spighe di grano mentre Sam gli rammenda i calzini.
Ecco, direi che Frodo e Sam hanno un rapporto madre-figlio. Insomma, Frodo non sa nemmeno prepararsi una zuppa di patate.
Quando prima dicevo macho, non intendevo fisicamente, intendevo che a livello di personalità è uguale ai machomen  che conosciamo tutti. Grandissimo ego, pochissima voglia di fare. È ETERO.»


13.aprile.2012

lunedì 21 febbraio 2011

Riportami indietro nel tempo dov'ero

Pubblicato da Unknown alle 19:48 0 commenti
 «ricordami chi sono, chi sono davvero»

Ti sciolgo da ogni impegno
e ti lascio solo a contemplare questo
enorme silenzio che ci divide.
Un silenzio fatto di parole non dette,
intrappolate tra i denti per la paura.
La paura di non essere capiti
e quella di non capire.
E' lì che stanno quei momenti,
nel silenzio
dove tutte le cose che lottano per uscire
trovano la via e  inascoltate gridano 
a gran voce la loro verità ignota.
E' nel silenzio che comincia la fine
e nell'urlo soffocato delle 
confessioni
è lì che finisce
tutto ciò che è nostro.

Questi miei soliti schizzi in versi stanno perdendo la loro efficacia, credo. So però che è colpa di Bridget se sto ripensando a ciò che ho passato, a quello che mi sta capitando ora e a come supererò tutti gli ostacoli.
Rileggere questo bellissimo libro, seppure romanzo rosa ma con qualche punta amara e cinica, mi sta riaprendo la mente.
Mi ricordo che anche la prima volta che lo lessi mi ritrovai molto in Bridget. E così ogni volta che rivedo il film. E' come se con le sue azioni, le sue paranoie e le sue paure, ma anche con tutta la volontà che ci mette in ogni cosa che fa, mi ricordasse chi sono davvero. Senza finzioni.
E ogni volta che succede, vorrei veramente esistesse un Mark Darcy anche per me, che abbia il fascino di Colin Firth e l'anima un po' antica, che sia impacciato nelle cose che fa, soprattutto di fronte a me..
Ma sì, per elencare le qualità del mio tipo ideale userò un altro post..

lunedì 7 febbraio 2011

Lasciami andare mi disse il mio cuore

Pubblicato da Unknown alle 21:43 0 commenti

 «ma io lo trattenni perchè non volevo vederlo soffrire»

L’amore e la passione sono come un fiume che ti allaga da dentro. Il cuore, una spugna capace di assorbire ogni singola goccia di questo lago caldo.
Quando il cuore avverte l’amore, rilascia il tutto piano piano, dolcemente, geloso di ciò che pian piano sta perdendo, lasciandoti con quella sensazione di appagamento duraturo che solo l’amore sa dare.
La passione invece si consuma rapida, il cuore si stringe così forte da farti perdere il fiato, liberando velocemente l’acqua che ti aveva sommerso.
Il mio cuore, come una vecchia e logora spugna, usata e maltrattata, ha perso la capacità di assorbire. Quando una tempesta lo inonda non riesce a trattenere che poche gocce di emozioni, e tutto scorre via in pochi istanti.
Se solo fosse stato usato con più riguardo, evitando di lasciar disperdere sempre troppo rapidamente le passioni, ora riuscirebbe a trattenere l’amore.
Ora non sarebbe impossibile fermarsi e sentire la pesantezza dell’acqua che riscalda il cuore.
La sensazione di vuoto, come se nemmeno ci fosse una spugna pronta ad assorbire l’amore, fa cristallizzare di ghiaccio le gocce incastrate tra le crepe del cuore.
Perchè non siamo dotati di un cuore di riserva?
Perchè ci lasciamo sopraffare dalle passioni, sprecando le emozioni che l’amore invece può trattenere più a lungo?

Di cosa parlo?

666 (1) 80 (2) accademia (3) amici (3) amore (15) aneddoti (7) arredamento (2) attori (1) autunno (1) caccia al tesoro di mammafelice (1) camera (3) capelli (4) casa (6) cazzate (5) cibo (1) convivenza (4) depressione (4) dottore (1) esami (1) fangirling (2) figaggini (1) filastrocche (1) film (11) filosofia (1) fotografia (2) fumi (1) game of thrones (2) gennaio (2) Glee (1) gym (1) insicurezze (2) James (2) lamentele (8) lesmis (3) lezioni (2) libri (10) madrid (1) malattia (1) maleducazione da bar (1) maratona (1) moda (4) naso (1) New Girl (1) noia (1) novembre (2) novità (6) ode (1) ossessioni (4) pensieri (19) poesia (6) recensioni (5) Revolution (1) riflessioni (25) scrittura (8) serie tv (6) settembre (2) sfiga (5) sogni (1) telefilm (7) uomo-donna (4) vacanze (2) valencia (4) vino (1)

You don't speak italian?

Ads 468x60px

Letture 2013

  • Cloud Atlas7 gennaio-20 febbraio
  • Popular Posts

    Followers

    Featured Posts

     

    Faith Trust and Pixiedust Copyright © 2012 Design by Antonia Sundrani Vinte e poucos