mercoledì 16 gennaio 2013

The Carrie Diaries. W gli anni 80 (o forse no?)

Pubblicato da Karen Broz a 21:43
Tutti eravamo preoccupati per l'uscita di The Carrie Diaries, per i classici motivi: non sarà all'altezza della serie originale, non avrà gli stessi toni e naturalmente per noi Carrie sarà sempre Sarah Jessica Parker. Preoccupazioni più che comprensibili, ma io ho voluto comunque dare allo show una chance. Posso solamente dire che di cose inutili ne ho viste tanto, ma questa scala la classifica a una velocità assurda.

Questi boccoli perfetti mi fanno venire voglia di picchiarla
Ho già detto che non sono una supermegafan di Sex and the City (SATC, è troppo lungo da scrivere), ma tutte le stagioni me le sono vista e i suoi punti di forza li aveva. Il libro non l'ho mai letto e non mi è nemmeno mai venuto in mente di farlo, io preferisco leggere quelli che poi verranno trasmessi in tv al cinema, no quelli che hanno solamente ispirato una serie televisiva (per questo ho smesso di leggere il diario del vampiro, dove il libro va  a destra e la serie a sinistra). Per questo parlando de I diari di Carrie non farò alcun paragone con il romanzo spremiamo la gallina dalle uova d'oro della Bushnell, mi baserò semplicemente su quei 40 minuti del pilot.

Lo so, lo so, non si dovrebbe giudicare così presto, dopotutto è solo il primo episodio, ma proprio perchè trattasi del pilot, io mi aspetto cose enormi. Un pilot viene girato e poi usato come banco prova per vedere l'apprezzamento del pubblico, per poi vendere la serie a un canale televisivo e poter quindi girare l'intera stagione. Dall'epsiodio pilota ci si aspetta quindi tutto. Ci sono casi in cui gli addetti ai lavori non sono sicurissimi al 100% del responso del pubblico quindi girano un pilot che potrebbe essere qualcosa che inizia e finisce e nel caso non vendessero la serie, potrebbe vivere così, come minifilm (vedi Lost). Purtroppo, però, ci sono altri casi in cui partono decisamente troppo sicuri e il risultato non è che sia poi questo granchè, e parlo proprio di The Carrie Diaries. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con la durata. 40 minuti di teen drama che manco La vita segreta di una teenager americana era riuscita a rendere così deprimente. Sex and the city aveva di bello che erano episodietti di una ventina di minuti, leggerezza totale e via, a dormire. Questi mi propinano un'ora di discorsi detti, ripetuti e già digeriti da altre serie tv. Io pensavo avesse i toni della serie originale, e invece. Lasciamo stare.

Parliamo invece delle incongruenze con SATC. Il padre di Carrie aveva abbandondato lei e la madre quando era piccola. Proprio in un episodio ne parla, e capisce che i suoi problemi relazionali derivano in gran parte dalla mancanza di una figura paterna, e il suo cercare disperatamente l'amore di Big ne è proprio una conseguenza. Qui invece abbiamo una madre mancante, e un padre premuroso e presente. Abbiamo una Carrie che viene dal Connecticut e anche se non vive nel lusso, certamente si trova in una fascia sociale molto più privilegiata di quella che la Carrie di SATC trasmette. Se questo fosse il vero background della nostra amata affezionata Carrie, la serie si sarebbe conclusa con il matrimonio con Aiden. Voglio dire, la scrittrice è la stessa, se curi anche la serie tv, ma cavolo cerca di dare un po' una continuità ai fatti. Mi irritano le cose messe lì a caso. Chiaramente la morte della madre rende le cose più difficili e decisamente più drammatiche rispetto a un padre che se la dà a gambe senza motivo, ma non è una buona ragione per perdere la continuità (e la credibilità) della storia di un personaggio. Non mi esprimo sulla presenza di una sorella (con un nome come Dorrit poi...) messa lì anche lei a caso, ribelle e inutile come Effy nella prima stagione di Skins.


Questa è Carrie negli anni 80. Capelli osceni e vestiti inguardabili
La cosa che più mi ha delusa però, è l'ambientazione. L'unica cosa anni 80 è la musica, almeno con quella ci hanno azzeccato. Parlando con un'amica oggi, mi ha detto "Eh ma che vuoi? Mica possono mettere walkmen e poster di Madonna dappertutto. Sono così clichè". Ma porcaccia la miseria, quelli erano gli anni 80! La decade più trash e stravagante per la moda. Colori abbinati a cazzo di cane, maglie fosforescenti, i fermacoda che persino Carrie odia. Dirmi che un walkmen è un clichè è come dire che le zeppe e i pantaloni a zampa di elefante non vanno bene per rappresentare gli anni 70. Cavolo, potevano farla così bene l'ambientazione, e invece risulta finta. Hanno adattato la moda degli anni 80 alla moda di adesso. I capelli di Carrie? Improponibili. Ma ve li ricordavate nella prima serie? Erano gli anni 90 e i suoi ricci naturali (che sono inguardabili) non glieli sistemavano con il ferro per i capelli. Erano quelli e bom. Brutti ma veri. Hanno preso ora una bionda che di natura ha i capelli lisci e glieli hanno boccolati su che si vede a occhi chiusi che sono finti. Ma prendi un'attrice con i capelli ricci di natura e morta lì.


Capelli crespi e senza tante rogne. Ha scoperto la piastra negli anni 90, non prima.

Sua sorella poi ha quelle onde così anni 2000 che la prenderei a schiaffi. Io voglio i capelli crespi di Alex Owens, le tute oscene di Ashley Banks, le orribili giacche con le spalline di Lady Diana. Questi purtroppo e per fortuna sono gli anni 80. Non mi bastano due orecchini giganti colorati per sentirmi in quella decade. Mi sono sentita più negli anni 80 in quei cinque minuti all'inizio di SATC 2.

I dialoghi. Non mi spreco più di tanto perchè la sceneggiatura la scriverebbe meglio Siri. "è come mettere un hot dog nel buco della serratura". Dio ci salvi.

Il salvabile di questo pilot eterno e barcollante è il finale. È vedere quello che, ripeto, è la cosa che mi piaceva della serie originale: Carrie seduta alla scrivania davanti alla finestra, a scrivere sui diari di sua madre. È una bella ripresa, una citazione notevole, ma da sola non riesce a risollevare l'episodio.

Ammetto che mi è dispiaciuto non averlo apprezzato, e leggendo in internet ho visto che l'80% sono giudizi positivi. È un prodotto che intrattiene, per gli amanti del teen drama (che per quanto mi riguarda a fatto il suo tempo, ormai non si vede roba nuova dai tempi di O.C.), ma con tutta la quantità di serie tv che ci sono adesso, ruba la scena a piccoli capolavori che la gente non si fila. Dopotutto torno a dire che è un prodotto, come il libro, figlio della scia di SATC, uno spinoff certamente non necessario e di una durata, di nuovo, inutile. So già che nonostante a mio avviso abbia tutte queste pecche, lo seguirò lo stesso, ma sono ben altre le serie che aspetto settimanalmente con ansia. Questo sarà un riempitivo nei momenti morti, nient'altro.

1 commenti:

Miss Raw on 17 gennaio 2013 09:45 ha detto...

Bene, se già avevo dei tremendi dubbi, ora non ne ho più. Perderò i miei tempi morti con altro (persino il cazzeggio su Fb è meglio, mi sa)...
Cmq è vero, avevo notato anche io l'incongruenza del fatto che, nella serie, il padre era scappato, e lì invece ce l'ha. Ma per piacere!
Meglio rivedermi la terza serie di SATC (la mia preferita) in loop piuttosto che questo...
:)

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