martedì 31 luglio 2012

50 sfumature di potevi scrivere una pagina e mezza invece che menarla con tre libri

Pubblicato da Karen Broz a 21:38 2 commenti


Per chi non avesse ancora letto "50 sfumature di grigio", potete leggere la mia versione, e risparmiare tempo e soldi.


Sto per laurearmi, ormai manca davvero poco. Un paio di esami la settimana prossima e potrò finalmente trasferirmi a Seattle, dove potrò concentrarmi interamente sulla mia carriera come esperta di nonsocosafaredellamiavita. Dovrei passare le mie giornate a studiare, perchè è questo che facciamo noi ragazze disagiate e socialmete inabili, ci aggrappiamo ai romanzi inglesi ottocenteschi dove la purezza femminile è elevata all'ultima potenza e ogni rossore facciale fa scalpitare gli uomini. Io è così che voglio la mia vita: al fianco di un cavaliere un po' bianco e un po' nero, ma sì, diciamo grigio, di quelli che sono un po' sfacciati, ma non troppo, e che ti amano follemente solo nelle ultime pagine del racconto. 
 Ecco cosa dovrei fare e invece sono in macchina diretta a Seattle per fare una cavolo di intervista a un bigotto milionario perchè la mia stupida coinquilina Kate mi delega il suo lavoro (che non so di certo fare) all'ultimo momento. E io che avevo solo voglia di ripetermi a memoria i romanzi di Hardy.
 Eccomi fuori dall'ufficio. Wow, sembra un negozio di Barbie. Potrei passare delle ore a descrivere ogni tonalità di biondo che possiedono queste ragazze. Poi sono tute così cool, mica come me, che sì ho un corpo da urlo e sono bellissima, ma mi vesto così da stracciona che sicuramente noteranno che la mia camicia stirata (perchè noi ragazze senza vita sociale stiriamo anche i calzini) ha qualche grinza qua e là.. Oddio che imbarazzo. Spero solo di riuscire a mettere un piede davanti all'altro e sedermi in quell'ufficio come un normale cristiano.
«Miss Steel, da questa parte» Ok, ci sono. Vado.
BADABUM!! 'Ma che figura di merda!' Sicuro che penserà 'Questa è ritardata'. Sono impedita come una capra, in ogni cosa che faccio.
 Iniziamo l'intervista. O cazzo, io non so nulla di questo tizio. Chi è? Che compagnia è questa? Cosa produce? Aiuto. Meglio leggere le domande scritte da Kate.
«Mr Grey, lei è gay?» Oh Cristo. Che espressione. Così furiosa. Ah no, ora sorride, ma mi fissa in modo accigliato. Oh perchè lo fa?
«Miss Steel non si morda il labbro. Non è professionale»
Il labbro? Ma..aiuto. Non sapevo di mordermi il labbro, non ho tutto questo controllo sul mio corpo. Ma, ora che ci penso, lo faccio sempre, speriamo non gli dia fastidio. «Può gentilmente rispondere alla domanda?»
«È sempre così impaziente, miss Steel?»
'EH?'
«No, non sono gay»
«È sposato?»
«No, non sono un tipo da ragazze»
«Ah, e che problemi ha?»
«Non ho problemi, solo vizi. Spero che quest'informazione possa rimanere tra noi, miss Steel»
«Beh, è registrato»
«Mmm, e non c'è niente che possiamo fare per far sparire il nastro?»
Oddio, si alza. Ma cosa vuole? Ahhh aiuto! Perchè si siede accanto a me? Ma cosa significa? Perchè mi mette una mano sulla coscia?
«Miss Steel, sono un uomo con delle necessità. Ho bisogno di cose che per molti sono strane, ma per me sono linfa vitale, perchè mi eccitano e per me il sesso è la cosa più importante che esista, insieme al cibo. E ora che la vedo qui, ho tanta voglia di farla entrare nel mio mondo. Le va?»
Sesso? Cos'è? Non c'era nel sussidiario estivo di suor Carmela. Poi, mi ricordo una parola che deve c'entrare qualcosa, e la dico. «Vergine»
«Cosa??? Ma porca puttana, stronza di una ventunenne idiota! Io ti sto offrendo il mio mondo e tu non sai nemmeno cosa sia il sesso? Ma sei stupida?? Ti voglio. Qui e ora. Vieni che ti defloro. Alla vaniglia però»
«Ah? Sì ok andiamo»
 Wow, non ho parole. Tutto questo muoversi e contorcersi, mi sfiora giusto «Sì ti prego»
«Vieni per me piccola»
Ed ecco che sprizzo luccichii ovunque cadendo a precipizio nel piacere lussureggiante e proibito dell'orgasmo. «Ancora per piacere» gli chiedo, come anelassi a un piatto di crauti appena cotti.
«Prima devi firmare il contratto. E prendere questo Mac last generation, e l'Audi e tutto quello che ho voglia di regalarti, senza rompere le palle. Tutto, in cambio di totale sottomissione, di sesso e di pratiche sado che prevedono che io ti picchi e ti frusti, ma non ti faranno male perchè il dolore è solo nella tua testa. Poi devi mangiare ogni volta che ti dico di farlo, e finire tutto quello che hai nel piatto, che ci sono bambini che muoiono di fame. Accetti?»
«Tutto quello che vuoi». Allungo una mano, sfiorandogli quei peli del petto che sono così sexy che mi ci farei un rifugio per il letargo. 
«Ma che cazzo fai?!» mi spinge via prepotentemente, arrabbiatissimo, si passa la mano tra i capelli e gira la testa di lato. È proprio fico. «Non mi toccare. Mi fa schifo»
 Mi mordo il labbro e i suoi occhi rosso fuoco si spengono, sorride e brutalmente, nella maniera più dolce che io conosca, mi sculaccia alzando gli occhi al cielo.
Il suo autista /tuttofare che credo si chiami Taylor esce da un armadio (ma da quanto era lì? Oddio che pervertito) e ci apre una porta rossa «Prego» dice.
 All'interno la stanza è rossa, piena di utensili da tortura, quindi data la mia alta istruzione letteraria e la mia fantasia, la chiamerò "la stanza rossa delle torture", perchè non mi piace sottolineare l'ovvio.
«Fammi quello che vuoi, vediamo quanto resisto. Ma sono sicura che andrà tutto alla grande perchè.. perchè sì, il dolore è solo paura che è nella mia testa, e tu hai sempre ragione, e io farei di tutto per te, purchè tu mi dia di più»
«Certo che ti darò di più, non l'ho mai dato a nessuno, oh Anastasia cosa mi stai facendo?» Oddio, credo che mi ami. Fico!
 Mi lega al divano e prende una cinghia «Ora, conta!». Inizia a  frustarmi pesantemente con la cinghia di cuoio e io grido, conto, piango, mi dimeno. Quando finisce mi si avvicina.
«Non toccarmi! Sei un malato! Io credevo ti piacesse il sado, non ridurmi così, picchiarmi e trattarmi come schiava. Chi ti ha reso così folle? Ti hanno molestato da piccolo? Non guardarmi, mi fai schifo, io ti amo e tu mi picchi? Non doveva essere così. Dovevi iniziarmi al tuo mondo perverso, non frustarmi il culo a sangue! Hai detto che mi avresti dato di più ma tu non sai amare, sei un deviato!»
 Me ne vado, lasciandolo triste e interdetto (e probabilmente eccitato). Arrivo a casa e piango, come sempre. E maledico Kate, che me lo ha fatto incontrare. Tutto quello che è successo, tutto quanto è colpa sua. Stronza.

domenica 29 luglio 2012

Shaun of the... organized

Pubblicato da Karen Broz a 16:21 0 commenti





Una piccola riflessione riguardo agli zombie. Ho appena (ri)visto "Shaun of the dead", e oltre al fatto che lo trovo davvero un bel film (ed è una gran cosa per me, dal momento che il filone zombie lo reggo a malapena), mi sono resa conto che è un film che fa davvero pensare.
Al di là dell'ironia, che in fondo altro non è che un film parodistico quindi deve farci ridere, ha proprio uno sviluppo della trama che mi ha fatto sorgere qualche dubbio esistenziale (no non è vero).

Voglio dire, ormai da qualche anno (negli ultimi due soprattutto) non si fa altro che parlare dell'apocalisse zombie, spesso poi posta in relazione con la presunta fine del mondo predetta dai Maya (ma vabbè), e viene sempre raffigurata come una vera e propria Apocalisse, con la A maiuscola, dove moriremo tutti, salvo qualche paraculato che non si sa bene come riesce a salvarsi. Ora non voglio disquisire riguardo le varie storie che questo genere offre, perchè spesso e volentieri mi irritano a tal punto che mi servirebbe un post intero per spiegarmi e finirei con il perdere il punto della situazione.

La mia domanda, che come dicevo mi ha ispirato il film, è "Ma un attacco zombie, sarebbe veramente così inaspettato e irreprimibile come ci aspettiamo?". Mi spiego, si parla da anni di questa possibilità, proprio perchè pensandoci bene, se si è riusciti a creare in laboratorio il virus dell'AIDS credo che per i nostri scienziati non ci siano limiti. Quindi partendo dal presupposto che la diffusione di tale virus sia possibile, e che per reprimerlo sia sufficiente sterminare gli infetti, davvero non saremo in grado di farlo?

Insomma, gli eserciti servono a qualcosa, (proprio come dimostra il film), milioni di soldati che scendono dai carri armati (o quello che è) per fare piazza pulita di infetti. Siamo una civiltà abbastanza evoluta da saperci organizzare.
Poi chiaramente ci sono le teorie di cospirazione e allora lì c'è poco da fare, se il governo crea e diffonde un virus che dimezzerà la popolazione e una volta raggiunto l'obiettivo ci sommergerà di gas contenenti l'antidoto. Ma questa è un'altra storia.

Io non sono esperta nè di scienza nè di nulla che abbia a che fare con ciò che potrebbe provocare quest'epidemia, io mi baso semplicemente su ciò che la cultura popolare crede e ci fa credere. Voi credete davvero che sarebbe una svolta così radicale, una situazione tanto estrema da non avere sopravvissuti?

venerdì 27 luglio 2012

Maleducazione da bar #1: Gli indignati

Pubblicato da Karen Broz a 22:22 0 commenti

«Una pepsi zero»
«Ho solo la light, va bene?»
«No che non va bene. Non è zero»
«Non sono uguali?»
«Cosa? NO!! Guarda lascia perdere, dammi una tonica»

I discorsi imbarazzanti della gente al bar. Allora, premetto che io sono di quelli che «Una coca» «Ho la pepsi fa lo stesso?» «Ho i soldi del Monopoli fa lo stesso?», perchè coca e pepsi non sono la stessa cosa, e tutti lo sappiamo. Però, se già vuoi la pepsi (e cosa ti avrà fatto mai il mondo per fartela preferire non lo so) e la vuoi zero, ma c'è solo light, perchè ti devi incazzare? Io sono ignorante ma la differenza tra light e zero non la capico. So che la coca light è un abominio di sapori, mentre la zero è passabile. Ma a livello di "leggerezza", mi prendi per il culo?? Zero zuccheri, zero grassi, sono comunque rimpiazzati dalle mille puttanate che ti vendono.

Io che sono una coca-cola addicted in fase di riabilitazione, so perfettamente quanto queste bibite facciano male, ma almeno non mi spaccio per la salutista fetente che senonèlightnonlavoglio. Sono bibite chimiche. Vuoi zero zuccheri, o meglio zero calorie? Bevi acqua.
Perchè sei semplicemente la facciata di una stronza che a casa sua sì che se la beve la coca original, quella piena di cose cattive che ingrassano, ma che in pubblico si indigna con chi le offre qualcosa con tutti quegli zuccheri, perchè tu sei splendida e devi mantenere la linea.
Fuori sarai snella, slanciata e stupenda, ma è dentro che sei grassa, ingorda, rimpilzata di quelle bugie che ti racconti per sentirti meglio dopo esserti bevuta una diet coke.
Io preferisco essere cicciotta e godermi una vera coca come si deve piuttosto che lagnarmi con gli altri di che ioquellarobanonlabevochefaingrassare.

Chiariamoci, ti piace la light o la zero? Buon per te, io me ne frego, ma quando la gente si stizzisce e diventa zidiosa coinvolgendo l'intero bar nella questione, è perchè sta mantenendo una facciata. Senza essere scortese (oltretutto), declina l'offerta e prendi qualcos'altro. Stronza maleducata.

giovedì 26 luglio 2012

Giochi crudeli che ci mantengono vivi

Pubblicato da Karen Broz a 21:24 2 commenti

Mi irriti così tanto che non so da dove cominciare a spiegartelo. Mi chiami cariño ogni volta che mi vedi, sono baci e abbracci come fossimo amici. Poi mi lasci lì, a penzolare come un'idiota dalle tue labbra. E chi si è visto si è visto.
È come se ti prendessi gioco di me giorno dopo giorno. Non capisco cosa ti passa in quella testa del cavolo su cui ti arruffi i capelli pieni di gel. Mi piacerebbe tanto che tu avessi un piccolo schermo sulla fronte, dove possano apparire i tuoi pensieri quando mi venga voglia di capirti.

Mi piace il mistero, ma quando mi confonde tanto da non farmi distinguere la realtà dall'illusione diventa un pericolo. Almeno per me.

Tu ti diverti. Tu nel cuore non hai il mio stesso sangue, che ribolle di emozioni al vederti. Tu non senti i fischi edl vuoto nella testa quando mi parli. Non diventi stupido e balbuziente. Tu sei sempre tu. In quell'armatura solida fatta di sorrisi che non si lascia sferzare dai miei tentativi di comprensione. È così che resti. Sorridente. Sempre. E Dio solo sa se mi sorridi per tua volontà, se sorridi a me, o se dilati le labbra per abitudine, per cortesia.

Non lo capirò mai, e la verità è che in fondo non lo voglio sapere. So che il giorno che avrò la conferma dei miei peggiori sospetti, tutta la magia casta che c'è tra noi sparirà, perchè io avrò sbattuto la faccia contro la realtà, contro di te, che mi dai le spalle per abbracciare lei, che so che esiste, che l'ho sempre saputo.

Per questo mi lagno scrivendo invece che parlandoti, perchè è più facile, e tiene il mio cuore al sicuro. 
Non ti voglio, non più ormai. È una questione di giochi e voglio continuare a giocare con te. E questa parte, quella in cui sono incazzata, delusa e mortificata per fare sempre la figura dell'idiota con te, fa parte del gioco. Mi fa sentire viva, perchè provo emozioni. Emozioni che, ormai, mi fanno provare solo i film e i libri. Per questo mi piace continuare così. Per vivere.
In modo strano e stupido sei parte della mia vita, e molto probabilmente nemmeno lo sai, e ridi di me.

Batman in pillole (inutili) -no spoiler-

Pubblicato da Karen Broz a 18:49 0 commenti

Domenica da coma (quella appena passata) recuperando le energie dopo un megacompleanno e sparandomi una pseudomaratona di Batman. Il piano era appunto vedere Begins, rivedere l'Oscuro e poi di filata al cinema per gustarmi l'ultimo capolavoro di Nolan. Ma la pigrizia, la fiacchezza e soprattutto il portafoglio tutt'altro che collaborativo me lo hanno impedito. Ho rimandato quindi il tutto a ieri, mercoledì, per approfittare della giornata dello spettatore, pagare meno e potermi comunque permettere di vederlo in HD. E non avrei potuto fare scelta migliore.

Non posso spoilerare nulla ovviamente perchè so che in Italia non uscirà fino a fine agosto, e so cosa si prova, visto che ho passato questi sei giorni evitando spoiler. Ma il fatto che sia qualcosa di magnifico lo sanno tutti, e tutti ce lo aspettavamo.

Posso quindi elogiare Nolan e il suo gusto per i cattivi; elogio la Hathaway (o come cavolo si scrive) perchè è sempre la donna con i controcazzi; mi accanisco con la Cotillard, che la odio dal profondo da quando ho visto "Jeux d'enfants", la prenderei a schiaffi (stessi sentimenti per Keira Knightley); Gordon-Levitt è figo come sempre (ancora me lo ricordo con i capelli lunghi in "Una famiglia del terzo tipo", già lo amavo); Oldman non ha bisogno di parole a prescindere, potrebbe interpretare un vegetale con i sentimenti.
Rendo onore a Bane, il doppiaggio spagnolo è qualcosa di orgasmico, ha una voce profondissima che entra nella pelle (altro che Batman).
Rimanendo in tema di cazzate varie per evitare spoiler, non posso non dire che Christian Bale sia la perfezione fatta uomo (per ora almeno). Mi piaceva anche nei panni dello psicopatico Bates (ma interpreta sempre personaggi con cognomi o pseudonimi simili al suo?), ma come Batman è troppo figo. Anche quando cazzeggia e fa flessioni. Boh. Io non sono certo una fan dei muscoli, ma Bale è troppa roba.

Come sempre ho le mie domande del cazzo che puntualmente non riguardano la trama, ma i retroscena apparentemente stupidi. Mi immagino i momenti più ridicoli delle scene. 

La preparazione di Batman
Il Batman di Nolan ha anche il contorno occhi tutto nero, quindi mi vedo Wayne che si trucca di nero le palpebre e le occhiaie, magari con un po' di mascara per rendere il look più dramatic, e poi si infila la maschera (tra l'altro superaderente. Ma non aveva caldo??).
Poi ovviamente c'è il dopo-scontro, dove nel suo Bat-camerino, con i dischetti di cotone lo struccante per gli occhi si toglie premurosamente il trucco (con ogni tanto qualche arrossamento oculare, che a tutte noi succede), si passa la crema rinfrescante sul viso e via! per una nuova serata mondana.

Ok, se fosse stato possibile rendere Batman più gay di quello che già i pettegolezzi hanno reso, penso di esserci riuscita con queste immagini sconcertanti di Bruce in vestaglia, ma d'altronde per essere sempre così perfetto in ogni occasione qualcosa dovrà pur fare. Secondo me è metrosessuale, perchè gay non lo è, se le zumba tutte).
Ecco, spero che quando andrete a vedere questo film, vi vengano in mente queste imagini che così premurosamente ho pensato di far uscire dalla mia testa per descriverle a voi. E no, non me ne pento.

Ammazza quanto sei figo

Ah, a parte la metrosessualità, la bocca di Bale è un altro punto a favore del film, con tutto quel nero indecifrabile, noi signorine (e anche alcuni signorini) ci concentriamo sulla carne che si vede. Il resto è plastica.

50 sfumature di stronzate a ripetizione

Pubblicato da Karen Broz a 00:34 1 commenti

In questi due giorni mi sono letta il primo volume della "trilogia" (mi suona come una bestemmia) delle Sfumature. È una mia opinione del libro, certo non priva di spoiler, se così li vogliamo chiamare, ma non me ne preoccuperei, la storia è talmente banale (e pubblicizzata) che non credo di rivelare niente di non immaginabile.


Ok, non è ancora finito e già si è capito tutto. È una formula semplice: Mrs Jones, qui, non si è sforzata molto. Ha preso l'onda energetica creata da Twilight e ci ha aggiunto il sesso. È una sorta di miscuglio maligno tra la Meyer e Melissa P. Ecco cos'è "Cinquanta sfumature di grigio": una storiella alquanto ridicola in cui si fa incessantemente sesso.
Credo che la cosa più "spinta" che mi sia capitata tra le mani sia stato "Il diario di Bridget Jones"(e mi sa che si è ispirata anche a questo, vista la quantità di email pallose che ci tocca leggere) e infatti non sono una fan del genere erotico (se così si può chiamare questo libro), e non lo sono soprattutto perchè, almeno in questo caso, le scene di sesso sono oltremodo ridicole. La gente nella vita reale non parla così. Vienipermepiccola non si può sentire, e Mr Grey non fa che ripeterlo. Ok, è un romanzo e non deve essere per forza realistico, è questo il bello della letteratura, ma io mi aspetto un po' di realismo almeno a livello di dialoghi, visto che in quanto a contenuti non ci siamo proprio.
Ripeto, è il mio primo romanzo di questo tipo che leggo, quindi non so fare paragoni, ma man mano che scorrono le pagine, sono più frequenti i momenti in cui mi sganascio dalle risate che quelli in cui provo qualche brivido.

La colpa, però, non è solamente della scrittura (che ok, a volte si salva con delle espressioni che sinceramente mi piacciono, come esplodoinmillescheggie, ma anche a me ogni tanto vengono fuori delle immagini epiche quando scrivo, ma non fa di me una scrittrice; e in ogni caso la gente da addosso alla Meyer ed erige un piedistallo alla James, mah), è proprio la caratterizzazione dei personaggi che non funziona.

Anastasia è quanto di più banale ci possa essere al mondo, fittizia all'inverosimile e altamente boriosa. Ha un livello di impeditezza che supera addirittura il mio, che non so camminare senza inciamparmi nei miei piedi. È vergine a 21 anni, il che non sarebbe un problema se non fosse che passa pagine a spiattellare a destra e a manca che non è mai stata attratta da nessun uomo/ragazzo. Ma per favore, io non so come siano messi a Vancouver in quanto a figaggine varia, ma non possono stare così male. Non ci credo che non abbia  mai visto un bel maschio e non abbia pensato quantomelofarei. Non è naturale.
La protagonista è un po' la Rory Gilmore della situazione: appassionata di letteratura, studentessa modello, non interessata agli uomini..fino a che non arriva il figo che glielo pianta e si trasforma in un'affamata insaziabile e "impaziente come sempre".

Mr Grey (ottimo direi) appare inizialmente come un figo miliardario che non vuole alcun legame sentimentale, ma tutta quest'austerità svanisce già dalla loro "prima notte insieme" in cui, lei in coma etilico e lui galantuommo d'altri tempi, dormono e basta, nonostante lui giuri e spergiuri di non dormire mai con nessuno (eppure con Miss Steel ci dorme sempre).

Ci si aggiunge poi l'idiozia della Vergine Smarrita che, nonostante la sua amica Kate (che ATTENZIONE ATTENZIONE giustamente sta con il fratello di Grey e che apparentemente non ha manie sadiche come Mr Miliardo, ma anche lì, staremo a vedere) le ripeta incessantemente quanto lui sia cotto di lei, non ci crede e si fa seghe mentali infinite giorno e notte senza risolvere nulla.

Oltretutto mi sconcerta la sua pazienza con Mr Grey, visto che non è altro che un lunatico e maniaco (anche del controllo) che sorride e si incazza nel giro di un respiro. Poi quando l'accusano di stare con lui solo per i soldi lei si offende. Mavaiacagare. Io un tipo così lo appenderei a un albero. È un Norman Bates munito di cinghie e frustini invece che di asce.

Altro punto a sfavore è il contuo lagnarsi di Anastasia. Qui, di nuovo, sembra Rory. A Vancouver vive a casa di Kate a cui paga un affitto ridicolo. Dopo la laurea vanno a Seattle nell'appartamento che i genitori di Kate hanno regalato alla figlia (un modesto openspace, vecchio magazzino riabilitato, mattoni a vista e parquet. 'Na cazzata insomma). Mr Grey le regala un Macbook pro che quasi non è ancora in commercio (e lei lo chiama macchina infernale), le regala prime edizioni di Hardy da 14000 dollari l'una, un blackberry, un volo in prima classe per andare a trovare sua madre e un'Audi come regalo di laurea. E lei è capace di piagnucolare e lagnarsi, che si sente una puttana. Ma amore della Vergine, non lo saresti se aveste una relazione come ogni cristiano e i suoi fossero solamente regali per vederti felice, ma il vostro è un accordo (e prendersi cura di te fa parte del contratto).

Questa è una lezione che noi donne non impareremo mai. Non possiamo prenderli e cambiarli. Lei vuole l'amore e lui un contratto firmato di nessuna validità legale (ma va??? Bisognava sottolinearlo proprio) che gli permetta di usarla a suo piacimento per tre mesi.
Venissero da me con una proposta simile mi indignerei (come fa lei), solo che io a differenza sua salirei sul Charlie Tango e me ne tornerei a casa. Non tanto per il sado, che boh, mai provato quindi taccio, ma per la sottomissione assoluta, firmata e specifica che lui pretende. E lei, ancora una volta, si lamenta. Che poi, mancano 60 pagine e questo contratto ancora non l'ha firmato (ma intanto zumbano).  Sicuramente lui cederà all'amore e guarirà dalle ferite di abuso infantile  e si ameranno per sempre, condividendo le lenzuola e ogni tanto la "stanza rossa delle torture".

Quindi, quando leggo commenti, di uomini soprattutto ma fortunatamente non solo, del tipo «Donne, ma cosa ci trovate in questo libro?» la mia risposta non può essere altro che «È troppo divertente». A volte non riesco a credere a quello che sto leggendo. È imbarazzante. Sarà che poi io preferisco gli amori nascosti, come tra Darcy e Bennett, e perchè no, tra Darcy e Jones, in cui ogni piccolo sorriso fa cadere un pezzo di quella facciata di reciproco disprezzo per far entrare la luce di un amore che sì, noi (e loro) sappiamo che c'è, ma che avanza poco a poco.
Non lo ammetto spesso, ma sono un'inguaribile romantica, e preferisco letture che mi facciano formicolare il cuore e non le parti le basse (cosa che comunque questo libro non riesce a fare).

lunedì 23 luglio 2012

La pinza da bagno non è un accessorio

Pubblicato da Karen Broz a 18:15 0 commenti

Girando per le vie di grandi città è facile incontrare di tutto e di più. Chi gira in completi tutt'uno stile pigiama (moda che spero scompaia dal pianeta il più presto possibile, nun te se po' guarda'), chi indossa le crocs con aria così fiera (io le ho, per lavorare sono la comodità fatta per il mio portafogli costantemente vuoto, ma ciò non le rende belle, anzi), e chi invece passeggia con la borsa gigantesca appoggiata sul capitello radiale (l'interno del gomito per capirci) come fosse una cosa comoda. 
Ma che possiamo farci? È il bello delle grandi città: nessuno ti fissa e se ti fissano sei immerso in talmente tanta gente che manco te ne rendi conto. Nel mio paesino in Italia questo sarebbe impossibile, dal momento che la densità di popolazione è minima (e continua a scendere) e quando attraversi la piazza, il 99% delle volte ci sei solamente tu e il resto dei babbuini sta ai lati, seduto ai tavoli dei bar, e dal momento che non ha nulla di meglio da fare, ti fissa. E tu senti il peso di tutti quegli occhi pressanti e preghi di essere in ordine (o almeno vestita).

Quello che però non passerebbe inosservato nemmeno nella caoticità di New York (e la nostra Carrie ce lo ha sottolineato più volte) è quello che la gente porta tra i capelli. Carrie in un episodio inveisce contro Berger riguardo un obsoleto fermacoda (che poi, boh, io lo chiamo elastico), che apparentemente non si porta più ormai dagli anni '80. Quello che evidenzia lei però, è proprio il suo essere fuori moda. Indossare qualcosa che non è più di tendenza, a mio avviso, non può essere additabile come eresia, dal momento che esiste il vintage, ed esiste per un motivo preciso. Il vintage è tendenza. In poche parole, tu dì che è vintage e ti salvi sempre.

Quello su cui mi accanisco io, invece, è un oggetto che non è mai stato di moda, quindi per coloro che lo indossano in pubblico, non c'è via che li salvi. È un oggetto che è stato creato per rimanere nell'intimità di casa nostra, che alcune ragazze sfoggiano come il più prezioso dei gioielli: la pinza da bagno.
Questa pinza, lo dice il nome, è da bagno. Non è fatta per uscire dalle mura di casa. È un oggettino timido, fragile, è il reietto del mondo del capello, quello che ci vergognamo a indossare perfino quei cinque minuti mentre il parrucchiere ci fa i capelli.

Trattiamo la pinza da bagno come Frollo tratta Quasimodo. La usiamo, la sfruttiamo, ma non la facciamo mai uscire, per il suo bene (o così le diciamo), perchè la gente riderebbe di lei.
Ebbene, con le persone non va fatto, (mannaggia a Frollus), ma con alcuni oggetti, come quello in questione, è, invece, cosa buona e giusta.

La pinza da bagno è intimità, ci aiuta, ci vuole bene, ma non per questo va mostrata al mondo. È come portarsi un rotolo di carta igienica nella borsa, strapparne un pezzo e soffiarcisi il naso. Se non si hanno più fazzoletti, a casa, si può fare, ma sfido qualcuno a farlo stando seduto al bar. Allo stesso modo, ci sono pinze belle, eleganti, simpatiche, colorate per andare in giro, e poi ci sono quelle scrause per restare in casa.

Quindi vorrei fare un appello a tutte quelle donne che così fieramente si raccolgono i capelli con le pinze da bagno per uscire con gli amici. Abbiate un po' di cuore, smettete di farlo. Non è un accessorio.


sabato 21 luglio 2012

Mestruazioni. Fa schifo solo dirlo

Pubblicato da Karen Broz a 16:48 0 commenti
Ci sono cose che un uomo non potrà mai capire. Noi doabbiamo un problema genetico tanto orribile quanto ingiusto che ci fa apparire come dei mostri assetati di sangue agli occhi dell'uomo.
Il Ciclo. Aunt Mary. La Regla. Il Marchese. Chiamatelo come vi pare, personalmente trovo ogni nome rivoltante, perchè si tratta di una cosa fisicamente rivoltante (biologicamente pare essere una benedizione invece).
Perfino la delicatezza anonima de "Le mie Cose" ormai ha perso il suo significato.

Il nome ufficiale, comunque, è il peggiore di tutti: Mestruazioni. È uno scioglilingua. È un'orchestra cacofonica di suoni fastidiosi tutti in fila uno dietro l'altro. C'è il fonema STR che rende tutto cattivo e volgare, le parole che possiedono questo suono non sono mai positive: stronzo, stridulo, strabico, strambo, strombatutto, astrofisica.
Poi c'è lo iato UA. Lo iato di per sè porta difficoltà nella pronuncia, separare fonicamente le vocali non è difficile, ma crea un ritardo, come quando diciamo uguale, aeroplano, noumeno. Mi si stanca la mandibola.
Per concludere in bellezza appare una delle mie consonanti preferite, la Z. La adoro perchè rende tutto tagliente, ma in questo contesto è una guastafeste. Sì perchè rende perfettamentne l'idea di quelle fitte bastarde che sentiamo specialmente i primi due giorni.

Io credo che la parola mestruazioni l'abbia inventata una donna, per rendere pseudo-tabù l'argomento. A me infatti non frega una mazza di quando le altre le hanno, mi preoccupo di più quando non le hanno.
Non è un argomento di conversazione, per questo ha un nome così brutto, per scoraggiarci anche dal parlarne, quasi fosse, e forse lo è, una punizione divina. Io credo che Eva abbia fatto qualcosa di peggiore del rubare una mela per meritarsi questa sofferenza mensile, che la volta che sei graziata e la scampi, pagherai in un colpo solo nove mesi di fitte mancate, e quando le perdi del tutto è perchè ormai sei vecchia e inutile. Ovvero hai sofferto una vita intera e non ti danno nemmeno un bonus.

Gli uomini non lo capiranno mai, ma invece che essere comprensivi con noi e starsene zitti, ci additano come il mostro di Frankenstein pronti a marciare con le torce, e in più si lamentano (loro!). Ci dovessero convivere in prima persona si strapperebbero l'utero (cosa che noi preghiamo ogni mese di poter fare) e l'umanità sarebbe finita da millenni. Forse non saremmo nemmeno arrivati alla fase scimmia.


venerdì 20 luglio 2012

♪ A te che sei l'unico al mondo (che segue la gente nei bagni)

Pubblicato da Karen Broz a 21:47 0 commenti

Io che non sopporto i superpalestrati, devo sempre trovarmi faccia a faccia con loro. Oggi, uno mi ha seguita in bagno, sottoterra. Perchè capita sempre a me? Ecco che quindi a tutti voi disagiati mentali dedico una ballata, nella speranza che mi lasciate in pace per sempre, e la piantiate di gonfiarvi come mongolfiere cercando di attirare l'attenzione. Tra l'altro a me piacciono pallidi e rachitici.
(*mi avvalgo della licenza poetica. sempre)

Pavonéggiti lieto e pensoso a me dinanzi
storcendo in modo osceno li muscoli contratti,
di me non lascerèiti nemmeno gli avanzi
figuramoci un pasto ricco di piatti.

Se allargassi le braccia un croissant parresti
non però di quelli buoni di Nutella ripieni
che in un solo morso, ben lieto, mangeresti,
sed non di quelli vuoti che asciúganoti i reni.

Lancerebbiti contro un muro come definitiva prova
che metterebbe a tacere diverbi futuri:
rimbalzeresti come una palla che pace non trova
o sfondersti la calce e i mattoni più duri?

A ciò pensando io sbaglio guardandoti
chissà cosa penserai tu ora.
Ecce che tosto mi sorridi voltandoti 
ed io pentomi di averlo fatto finora.

Or più scampo non troverò se non nei femminili rifugi
ma un milione di scale con me scendi,
non essendo tu Montale è inutile che indugi
il braccio non ti porgo, la tua strada riprendi.

Ginnici individui che soli per il mondo ite
non tutte vi vogliamo o vi troviamo allettanti, 
dal mio apparato visivo ordunque sparite
poichè trovovi alquanto imbarazzanti.

Filastrocche per bambini depressi #1

Pubblicato da Karen Broz a 21:28 0 commenti

Ho pensato di scrivere per mia cugina e i suoi bimbi dolcissimi una filastrocca, dal momento che storielle al momento non riesco a crearne. Il mio unico problema è che ogni cosa iniziassi a scrivere andava sempre a finire male. Io dubito che questa valga come filastrocca per bambini, e chiedo scusa a Fioly per averla delusa, ma questo è tutto ciò che sono stata in grado di produrre. E me ne vergogno.

La sirenetta e i pirati

Viveva laggiù nel mare profondo 
una sirena molto curiosa
le piaceva tanto nuotare in tondo
dimenticandosi di ogni cosa.

Ogni giorno guizzava veloce
e dal re suo padre si nascondeva
lui arrabbiato alzava la voce
ma davanti ai suoi occhioni sempre si scioglieva.

Nuotava solo da sinistra a destra
l'abisso e la superficie erano vietati
per le sfide la sirena perdeva la testa
voleva vedere da vicino i pirati.

Mosse la coda respirando a fondo
le braccia rivolte verso il cielo blu
sotto il pelo dell'acqua si fermò per un secondo
la paura che non aveva si fece spazio sempre più.

Fece capolino solo con gli occhi e con il naso
guardandosi attentamente ai lati
«Sono simili a me, non devo farci caso»
si disse avvicinandosi ai pirati.

Questi ballavano e facevano festa
come fosse il loro ultimo giorno
le spade incrociavano e si passavano una cesta
piena di pesce che al mare non avrebbe fatto ritorno.

La piccola sirenetta vedeva i suoi amici
a bocca aperta distesi sul ponte della nave
e mentre un tempo erano insieme felici
adesso piangeva per loro lacrime amare.


Quando ti invitano a mangiare cozze e tu pensi solo al vino

Pubblicato da Karen Broz a 20:48 0 commenti


È risaputo che il vino va abbinato al cibo che consumiamo, o almeno così ci insegnano. Io non sono un'esperta in materia (nè di abbinamenti, nè di vino in generale, io bevo e basta), so il minimo indispensabile, e lo so perchè di solito mi becco cazziatoni in stile macheminchiafai? da chi è più saggio e colto di me.
Ora, io so che il vino bianco va con il pesce e il rosso con la carne. Esticazzi penserete, ma provate a mettervi nei panni di chi il vino lo beve, non lo assapora. Per noi gentaccia dai miscugli facili è quasi una religione mangiare e bere senza un criterio, e di certo non ce ne vergognamo. Ormai sì che abbino il colore giusto a carne e pesce, ma la mia sapienza non va oltre.

Il mondo dei vini è tanto bello quanto complicato, ho troppe domande che, nonostante abbia una cugina enologa a cui mi dimentico sempre di porle, non hanno ancora risposta.
Rimanendo in tema di colori, ad esempio, il rosé, a cosa si abbina? Ai dolci? Alla frutta? Alle verdure? E se usciamo a cena in due, io carne e tu pesce, dobbiamo per forza ordinare il vino al bicchiere? O forse il rosé che sta in mezzo è un po' il jolly che mette d'accordo gli animi? E perchè non ordinare una bottiglia di vino scrauso a testa? La serata sarebbe più allegra mentre libiamo ne' lieti calici (e se si tratta di un appuntamento al buio, sarà sicuramente più sopportabile).

Negli anni da bevitrice ignorante ho imparato anche che non si versa il vino sul vino, ovvero se tu hai solo il culetto del bicchiere da finire, bisogna aspettare di finirlo del tutto prima di riempire il calice per un nuovo giro. Ammetto che mi piace fare la figura dell'acculturata in materia quando qualcuno sta per commettere un simile sacrilegio, il problema è che non so giustificare la cosa, e come ogni volta, finisco per rispondere "perchè lo dice il galateo, ecco perchè". Il punto è che non ne trovo proprio il senso, anzi, mi sembra uno spreco, un sacrificio. Prendete la birra, il fondo non è buono, quindi, se siamo in casa, riversiamo sopra un'altra pinta, è questo il mondo fa girar! e si mescola tutto ed è di nuovo più buono. Il problema è che ormai l'ho interiorizzato troppo. Non mi verso nemmeno l'acqua se il bicchiere non è vuoto del tutto.

Poi ci sono quelli che vogliono che assapori il vino. Lo capisco. Io sono abituata ai rifiuti del vigneto che Mercadona mi vende gentilmente a 2 euro, del tipo miècostatadipiùlabottigliacheilvino.
Però mi piace quando mi insegnano cose nuove, come riempire le cozze con il sughetto di vino e limone, mangiarle e berci dietro un sorso di bianco (di quello decente) e sentire i sapori che si esaltano a mille. Mi fa sentire così francese gustarmi totalmente il cibo e il vino, dovrei farlo più spesso.
C'è solo un piccolo dettaglio. Io, ahimè, non sono Audrey Hepburn e non prendo lezioni dal signor Higgins. Per quanto ci provi non sarò mai veramente una Fair Lady, ma anche essere una fioraia zotica non è male.


mercoledì 18 luglio 2012

Brace yourself a Game of MaraThrones is coming!

Pubblicato da Karen Broz a 20:00 0 commenti

Finalmente è giunto il giorno. La tanto attesa maratona di Game of Thrones sta per avere inizio.
Serata-Nottata tra sorelle a vedere la prima stagione di questa splendida meraviglia della televisione, rigorosamente in HD su un megaschermo.

Prima di raggiungere cotanta beatitudine però è doveroso fare tappa al Gym per la consueta lezione di Aerostep (che ormai troppe volte abbiamo perso). Quindi doccia veloce e poi di corsa a casa per lo spettacolo.

Non credo di essere ancora mentalmente-ormonalmente pronta a tutto il ben di Dio che ci attende, soprattutto messo tutto in fila (I LOVE MARATHONS), già il cast è qualcosa di santo, aggiungiamoci la storia, le scenografie e i costumi e abbiamo un mix perfetto di fantasy con i fiocchi.
Sono curiosa di vedere la faccia di mia sorella vedendo i personaggi, so chi le piace e chi odia, e voglio vedere se riesce, nonostante tutto, a resistere al fascino di Viserys (io non ci sono riuscita, e mai ci riuscirò).

Amo queste cose. Amo la televisione che mi scelgo. Amo non avere una vita in modo da poterla dedicare a tutto ciò. Domani riporterò foto e dettagli della nottata (sperando che quell'altra non si addormenti dopo il primo episodio XD)

martedì 17 luglio 2012

Ciglia Lunghe e Labbra Rosse

Pubblicato da Karen Broz a 00:22 1 commenti

Un nuovo inizio. 
Una nuova grafica.
Un nuovo stile.
Una nuova Pixie.

La bellezza di questa giornata mi ha davvero fatto pensare. Ho quindi deciso di rimettermi in carreggiata, ricominciare a curare me stessa e i miei interessi. Riprendere vecchie strade e cominciarne di nuove. Farmi coraggio e convincermi che ci sono, che posso farcela. Non abbandonare il mio mondo nelle mani di estranei. Piccoli incoraggiamenti quotidiani che mi hanno aiutata ad arrivare fino a qui. L'ultimo, ieri, che mi ha gridato a pieni polmoni che devo svegliarmi da questo sopore ormai prolungato e iniziare, questa volta per davvero, a prendere le redini della mia vita, ad ammorbidirla come creta cercando di darle una nuova forma, premiarla di nuova linfa.
Cambiare le cose, rinnovarsi, sorridere di più e arrabbiarsi di meno, motivarsi al mattino e abbracciarsi la notte ricordandosi di sognare.

Ho tante nuove idee, per il blog, per il mio canale youtube, mi si è risvegliata la fantasia d'improvviso, e forse la nuova speranza che è nata oggi mi ha dato il coraggio di incamminarmi per questa via, che già conosco, ma che devo battere ancora e ancora se voglio che diventi la mia via principale.

Ringrazio tutti quelli che mi leggono per avermi sostenuta fino a qui, in questo spazio povero di visitatori ma ricco di gioielli. È giunto il momento di aprire le porte, fare entrare la calda luce del mattino e affacciarci alle finestre, perchè là fuori c'è così tanto, e io non posso più vivere sola qui dentro. Voglio uscire e fare entrare tanti altri, voglio che questo spazio sia come una stazione, con un via vai continuo di chiacchiericci sovrapposti che si intrecciano e si fondono sprizzando di allegria e di rabbia.



lunedì 16 luglio 2012

«Piccolo spazio..novità

Pubblicato da Karen Broz a 17:49 0 commenti



non so fare una rima trallallà la la la»

Mi è difficile oggi riuscire a mantenere la calma con tutte le buone notizie che stanno arrivando oggi. Decisamente, il 16 luglio sarà una delle mie giornate preferite di tutto il 2012. Oltre al fatto che siamo rimaste in due in casa per un bel po' (il che significa solamente tranquillità), sono finalmente riuscita (DOPO TRE GIORNI DI TENTATIVI) a prenotare i biglietti per tornarmene a casina bella in agosto. Ok, non sono le ferie che avrei voluto fare (e che sinceramente non ho mai fatto), ma mi so accontentare, soprattutto perchè essendo al verde più che tornare a casa da mamma non posso fare.
In aggiunta è arrivata un'altra bellissima notizia, che spero cambierà tante cose. Non ne voglio parlare ancora, è presto, ma spero tutto prenda la piega definitiva.

16 luglio 2012

lunedì 9 luglio 2012

«Fregata da una regola non scritta

Pubblicato da Karen Broz a 19:16 0 commenti

ormai dimenticata in una scatola in soffitta»


Che poi io mi domando «Quando hanno smesso di avere senso le cose?» Certo, perchè una volta era tutto chiaro, limpido e tranquillo. Quando ti dicevo che la mia maglia era rosa, era perchè era rosa, non rosa carne, antico o shocking. Rosa. E basta. Adesso invece tutto è contorto, ci sono troppe sfumature di grigio da prendere in considerazione, il mondo non è più in bianco e nero, è stata ripescata dalla soffitta impolverata quella gigantesca tavolozza di colori che ci (o perlomeno MI) lascia inebetita la maggior parte delle volte.

Ad esempio, voi uomini, cos'è che volete? No, seriamente, siamo franchi che tanto nessuno ci sente. Sproloquiate a destra e manca di come noi donne siamo complicate, ma voi ci fate fare un lavoro aggiuntivo a tutti gli altri che abbiamo, e non lo capiamo nemmeno. Prendiamo ad esempio il primo appuntamento. Sex and the city e le altre fonti di informazioni degli anni 90, ci hanno insegnato che al primo appuntamento non deve succedere MAI nulla. Che ci si lascia infiorellare solo al terzo. Era un'ottima regola. La conoscevamo tutti, tutti la seguivamo, ed eravamo contenti. Chi la trasgrediva era soggetto a formale giudizio del partner e di chiunque venisse a sapere di quanto presto aveva lasciato correre via la farfallina dal bozzolo. Per questo, c'era ordine. C'era semplicità.

Ma adesso? Le cose sono talmente cambiate, viviamo in un mondo accelerato, dove non possiamo perdere tempo per nessuna sciocchezza. Tre appuntamenti sono già troppi per conoscere una persona, se ti piace ti concedi già dal primo appuntamento (che sottolineo, non è detto sia lo stesso giorno in cui si è conosciuta la persona, quello è il caso degli appuntamenti al buio, che per ora tralascio), e bom. Io sono maestra nell'ottimizzazione del tempo, ed è una cosa che mi aspetto anche dagli altri (sbagliando, lo so), ma ci sono modi e modi.

Il problema, in sostanza, qual è? Che alcune di noi, come la sottoscritta, sono rimaste con l'ideologia degli anni 90, perchè è quella che ci ha cresciuta, e confidiamo in quelle perle di saggezza, nonostante il mondo attorno a noi si sia evoluto, e ora ci sono ragazzine di 15 anni che hanno una vita sessuale molto più attiva della mia. Il guaio è che mentre noi la pensiamo alla vecchia maniera, ci sono persone che invece si sono adattate, e, come si dice qui, hanno cambiato il chip. Quindi noi rimaniamo confuse, siamo nel mezzo di due modi di fare e di pensare, e non sappiamo a quale aggrapparci.

Se usciamo con un ragazzo una sera, ci piace, ma non vogliamo correre, diventiamo quelle che fanno le preziose, che se la tirano, più volgarmente conosciute come "fighe di legno"; se, al contrario, ci adattiamo alla nuova visione, e ci facciamo travolgere dalla passione, perchè in ogni caso il ragazzo ci piace, e non è detto che una bella storia non possa iniziare anche così, ecco che passiamo per delle paripatetiche, o meglio "zoccole".

Cosa dovremmo fare quindi? Lanciarci tra le lenzuola, seguendo fondamentalmente il nostro istinto, perchè ci va, perchè non c'è niente di male, perchè è una cosa naturale e bellissima, passando però le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che anche per lui ha significato la stessa cosa? Oppure ci limitiamo al bacio della buonanotte e passiamo le giornate successive in attesa di una chiamata, di un messaggio, perchè vogliamo convincerci che gli siamo piaciute un sacco, e che voglia rivederci?

È difficile sapere come comportarsi, ogni persona è differente, soprattutto ora che ci sono così tanti modi giustificabili di pensarla. L'unica cosa che possiamo fare, è non credere troppo ai paroloni che ci vengono detti. Non farci abbindolare da ogni bella frase, o dalle cose in comune, dalle promesse. Perchè se cediamo poi, ci sentiremo più vuote, usate, e non faremo altro che domandarci come abbiamo fatto a non accorgercene, e ci abbufferemo di gelato davanti all tv, riguardando gli episodi di quelle serie tv che ci hanno insegnato il modo di relazionarci con gli uomini, lanciando ingiurie sanguinolente contro quelle stupide bugiarde.

9 luglio 2012

giovedì 5 luglio 2012

«A volte un semplice sorriso

Pubblicato da Karen Broz a 18:07 0 commenti

 dipinge ciò che amiamo sul viso»

Ieri mentre passeggiavo in centro per andare nel mio bar a scrivere, ho incrociato una signora che leggeva un libro da un ebook reader, e proprio quando me la sono trovata di fronte, leggendo, ha sorriso.
È una cosa che adoro, vedere le persone reagire a ciò che leggono e a ciò che scrivono.

Il mio professore di arte del liceo mi disse un giorno «Broz, sei una persona troppo teatrale. Impara a controllare i muscoli della faccia.». Non gli piacevo particolarmente, ma ho sempre preso queste parole come un complimento. È vero, se mi piaci, se non ti sopporto, se ti sputerei addosso, me lo sileffe nel volto. Tante cose non le dico, ma mi si vedono. Sempre. Allo stesso modo, quando leggo, quando scrivo, quando penso, in volto mi si disegnano le emozioni che provo.
Anche ieri, seduta lì a scrivere, avevo un sorriso dipinto, che non riuscivo a far scendere.

Oltretutto trovo i sorrisi altrui contagiosi. Per questo quando ieri ho visto la signora dell'ebook reader sorridere, ho sorriso anch'io. Forse è stupido, ma mi ha fatto riflettere. Ho iniziato a pensare a tutta la discussione sugli ebook. Di questo argomento voglio parlarne a fondo, in un altro post, ma dopo quello che ho visto in strada, ritengo sia rimasto poco da dibattere.

Per quanto anch'io ami la fisicità dei libri, che importanza ha il modo in cui leggiamo? I libri sono importanti per il loro contenuto, per la loro presenza, non per la forma in cui si presentano. Finchè un libro avrà il potere di emozionare, cosa importa? Finchè ci saranno persone disposte a lasciarsi emozionare che importa?

Che preferisca la carta o uno schermo, un lettore resta sempre un lettore.

5 luglio 2012

«Presentami un blog, di mamma felice

Pubblicato da Karen Broz a 15:40 6 commenti

Faith and Trust dalla punta alla radice»

Ho sempre amato la caccia al tesoro. Di qualunque tipo. Di quelle che ti fanno girare per casa per cercare un regalo. Di quelle che ti fanno muovere per l'intero paese a investigare sotto ogni sasso per cercare l'indizio successivo. Ma le mie prefeirte sono quelle in cui devi andare a bussare alle porte e chiedere in prestito (o in regalo) oggetti comuni (o no), per raccogliere tutti i tesori.
Ora però, per il momento, il tempo di questi giochi è finito, e uno più curioso si sta facendo largo nel web.
Non si tratta di una caccia al tesoro qualunque, non va alla ricerca di beni materiali, si collezionano persone. Ci si fa conoscere e ognuno raccoglie come conchiglie su una spiaggia quelle che preferisce, quelle che danno la bellissima emozione di sentire il mare.

Non potevo lasciarmi scappare quest'occasione, la Caccia al tesoro di Mamma Felice, dal momento che finora i miei lettori sono molto ridotti, ma del resto, a parte i post datati 2011, è solamente da marzo che ho iniziato a scrivere qui con regolarità.

Mi chiamo Karen, ho 23 anni e sono una piccola sognatrice che tenta in tutti i modi di rimanere ancorata alla realtà. Eh sì, mentre tante persone cercano di evadere dalla propria vita tramite i sogni, io scappo dal mio mondo per cercare di mantenere un po' i piedi per terra.  È questa la mia vita, vivo piccoli sogni uno dietro l'altro, senza avere ancora capito cosa farò da grande. Il mio blog è la parte reale di me, anche se a volte il mio mondo dei sogni lo sfiora.

Ecco perchè "Faith, Trust and Pixiedust" mi rappresenta tanto. È la cura di Peter Pan alla monotonia, alla vita quotidiana. È il suo siero per la felicità, per volare, per vivere nel sogno dell'Isola che non c'è. Dall'altro lato dello specchio, invece, c'è il mio antidoto, per aggrapparmi alla realtà, per trovare un equilibrio per fare ritorno, di tanto in tanto, da Neverland.
Una particolarità del mio blog sono i titoli, sempre in rima^^

Una valida ragione per seguirmi non la so dare, tratto temi molto svariati, dalla mia vita come compagna di appartamento di altre due ragazze, alle mie odi assurde in ottave tassiche, agli scontri uomo-donna che vivo in prima persona. Studio hairstyling, quindi ogni tanto inserisco qualche lezione riguardo alla cura dei capelli e al colore.
Mi piace confrontarmi con gli altri, quindi forse questo è un buon motivo per seguirmi (e poi mi imbatto in situazioni imbarazzanti, quindi suppongo sia anche divertente leggermi^^)



Tra i post consigliati sicuramente merita il primo della serie Convivenza (uno dei miei preferiti) e poi uno della serie Uomo-Donna un disastro :)

Potete seguirmi qui, tramite mail e su google+. Appena finirò gli esami creerò una pagina su facebook da dove potrete vedere gli aggiornamenti :)

5 luglio 2012

mercoledì 4 luglio 2012

«Scusa non sei il mio tipo»

Pubblicato da Karen Broz a 19:28 9 commenti

«E cosa cerchi una modella? Non ho capito..»

«Mi chiedo se ti va... insomma... si uscire a cena una di queste sere»
«Oh. Con questa mi cogli impreparata.. vedi.. non voglio ferirti..mi piaci, ma non sei il mio tipo»

Ok fermi tutti. Ho sentito questa frase fin troppe volte per poterci passare sopra di nuovo. Quante balle. Questa è la mia reazione. QUANTE BALLE. Innanzitutto, spiegatemi cosa significa "tipo". Niente, ecco cosa vuol dire. Non ci possiamo mica classificare come tipi. Sì, siamo certamente tutti diversi (ed è questo il bello), ma quando arriva il momento di scegliersi, non possiamo etichettarci. Gli unici due cartellini che possiamo porre sono due: sì o no. Non ci sono scuse.

"Non sei il mio tipo". Ma per favore. Mi stai dicendo che a te piacciono solamente i ragazzi alti, mori, con gli occhi verdi, simpatici, intelligenti e gentili? Allora trova il coraggio di dirmi in faccia che Brad Pitt non ti piace nemmeno un po'. O Jude Law. Già. Eppure non sono il tuo tipo.
Non metto in dubbio che ognuno abbia le sue preferenze, anche io ho le mie, ma non si rifiutano le persone in base a questo. Per la miseria, siamo persone non beni immobili. Di una casa puoi dirmi che un monolocale chic non è il tuo tipo, perchè preferisci le ville con piscina. Ma una casa può darti apparenza e confort, una persona, che io sappia, può darti molto di più.

Tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti attratti da qualcuno che non rispecchia i nostri desideri, e ce ne siamo anche sorpresi, perchè non era il nostro tipo. Con quest'esperienza alle spalle, dovremmo renderci conto, allora, che i tipi non esistono, esistono solo le persone. Non voglio dire ora che conta solo ciò che abbiamo dentro, perchè Dio ci salvi dagli ipocriti che lo sbandierano. Non vuoi uscire con lui perchè non ti piace? Benissimo, ma diglielo, non prederlo per torta con la cazzata del "non sei il mio tipo", perchè è una balla. Lo sai tu, e lo sa pure lui. Perchè allora vorrei che ti mettessi qui a dirmi dettagliatamente qual è il tuo tipo.
Dì di no, che non ti piace e non vedi un futuro. O digli di sì e provaci almeno, nel bene e nel male le persone ci sorprendono sempre.

Naturalemnte io ho parlato di ragazze ora, ma che sia chiaro, i nostri amichetti non sono da meno in quanto a balle di questo tipo. Ne ho provate parecchie sulla mia pelle e la mia reazione è proprio quella descritta sopra. «Ah sì? E qual è il tuo tipo? Illuminami»
Andiamo. Non sono nulla di speciale, ma sono una ragazza normale. Non sono una figona ma nemmeno una ciospo. Vuoi forse dirmi che il tuo tipo sia una ragazza di un metro e settantacinque, magra, bionda, piatta, ipersimpatica, plurilaureata, socialmente attiva e una grande atleta? Che aspettative umane che hai tesoro, buona fortuna, perchè per trovare la perfezione ti servirà.

Ripeto, non ci sono tipi, ci sono solamente persone. Se ci basassimo solamente su ciò che cerchiamo, l'amore non lo troveremo mai. Già si tratta di pura puntualità, cerchiamo di non mettere troppo alla prova l'universo. Eh sì, perchè pensiamo che per trovare il ragazzo giusto io debba trovare quello che rispecchi il mio tipo, allo stesso tempo questo ipotetico ragazzo perfetto deve avere me come sua ragazza ideale, per non parlare poi della disponibilità contemporanea. Un disastro.

Cerchiamo quindi di essere realistici, manteniamo i nostri desideri, ma impariamo ad amare le persone per quello che sono, e soprattutto, smettiamo di raccontarci balle che incasiniamo tutto.

4 luglio 2012

Di cosa parlo?

Mi segui per mail?

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