domenica 27 gennaio 2013

Padaleckigasm

Pubblicato da Karen Broz a 19:11 0 commenti
Io impazzisco per i sorrisi. Specialmente i suoi

Mi sto decisamente dando a un fangirling estremo in questi giorni. Ogni momento libero che ho lo passo a guardare Supernatural (e purtroppo sono ancora alla seconda stagione, MA MI RIFARÒ!). Il problema è che mi sto ossessionando con  il meraviglioso Jared Padalecki. Ma oh, dico, lo avete visto? È un qualcosa di estremamente dolce.

Ammetto che già da "piccola" impazzivo per Dean (Rory Bestia non lo meritava proprio per niente). Lui così tenero e presente e lei così egocentrica e stronza. Poi l'ho visto ne La maschera di cera, bel film, ma la scena al pianoforte mi ha straziata. Povero Paddy. Poi è arrivato Supernatural.

Su Supernatural non spreco molte parole, perchè le immagini parlano da sole. Non so, non trovo un senso in tutto ciò. Vogliono farci morire mostrandoci immagini tipo questa:

"Amore sono pronto, ti aiuto con la cena"
Queste cose mi stanno causando i cosiddetti PADALECKIGASMS. Non c'è bisogno di spiegazioni.
La cosa più bella è che non solo interpreta sempre personaggi carini e docili, ma è proprio un amore di persona e di papà. Se date un occhio su internet vedrete tutte le foto di lui con la moglie e il bimbolo, superbellissimi.  Sono cose che mi mettono un sacco di allegria perchè in fondo è il sogno di tutte noi, essere felici e avere un bel pezzo di Paddy al nostro fianco.


martedì 22 gennaio 2013

Eponine, oh my God is everywhere

Pubblicato da Karen Broz a 00:05 0 commenti
Sto incessantemente ascoltando A little fall of Rain e potrei morire. Ci sono cose nella vita che il fiato te lo tolgono, altre che ti squarciano a metà il cuore, ma questa canzone (grazie anche alla Barks che boh vorrei averne una copia in miniatura sempre con me, giusto per l'emozione di deprimermi dolcemente di quando in quando ascoltandola cantare) ti prende il cuore te lo strappa, te lo fa ingoiare e te lo strappa di nuovo. A parte I dreamed a dream nella versione della Hataway (che omiodio cosa non è quella canzone), questa mi ha decisamente sconvolta.

Averci pensato prima, merdaccia

Non è una novità che ne I miserabili praticamente muoiano tutti, ma ogni volta è una sofferenza atroce. La morte di Eponine poi, è così dolce e straziante che vorresti morire con lei. Poi vabbè c'è Marius che dalla vita non ha proprio capito una minchia e si merita una palla come Cosette, alias odiodiognifangirl.

L'ho ascoltata ormai una ventina di volte stasera, a ripetizione, e non me ne pento. Eponine è un personaggio splendido, shesavedusall, merita tutto l'amore dei fan.

È arrivato il momento in cui mi sono detta Bom dai spengo iTunes o finirò tutte le lacrime.
Back from the beginning bitch


mercoledì 16 gennaio 2013

The Carrie Diaries. W gli anni 80 (o forse no?)

Pubblicato da Karen Broz a 21:43 1 commenti
Tutti eravamo preoccupati per l'uscita di The Carrie Diaries, per i classici motivi: non sarà all'altezza della serie originale, non avrà gli stessi toni e naturalmente per noi Carrie sarà sempre Sarah Jessica Parker. Preoccupazioni più che comprensibili, ma io ho voluto comunque dare allo show una chance. Posso solamente dire che di cose inutili ne ho viste tanto, ma questa scala la classifica a una velocità assurda.

Questi boccoli perfetti mi fanno venire voglia di picchiarla
Ho già detto che non sono una supermegafan di Sex and the City (SATC, è troppo lungo da scrivere), ma tutte le stagioni me le sono vista e i suoi punti di forza li aveva. Il libro non l'ho mai letto e non mi è nemmeno mai venuto in mente di farlo, io preferisco leggere quelli che poi verranno trasmessi in tv al cinema, no quelli che hanno solamente ispirato una serie televisiva (per questo ho smesso di leggere il diario del vampiro, dove il libro va  a destra e la serie a sinistra). Per questo parlando de I diari di Carrie non farò alcun paragone con il romanzo spremiamo la gallina dalle uova d'oro della Bushnell, mi baserò semplicemente su quei 40 minuti del pilot.

Lo so, lo so, non si dovrebbe giudicare così presto, dopotutto è solo il primo episodio, ma proprio perchè trattasi del pilot, io mi aspetto cose enormi. Un pilot viene girato e poi usato come banco prova per vedere l'apprezzamento del pubblico, per poi vendere la serie a un canale televisivo e poter quindi girare l'intera stagione. Dall'epsiodio pilota ci si aspetta quindi tutto. Ci sono casi in cui gli addetti ai lavori non sono sicurissimi al 100% del responso del pubblico quindi girano un pilot che potrebbe essere qualcosa che inizia e finisce e nel caso non vendessero la serie, potrebbe vivere così, come minifilm (vedi Lost). Purtroppo, però, ci sono altri casi in cui partono decisamente troppo sicuri e il risultato non è che sia poi questo granchè, e parlo proprio di The Carrie Diaries. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con la durata. 40 minuti di teen drama che manco La vita segreta di una teenager americana era riuscita a rendere così deprimente. Sex and the city aveva di bello che erano episodietti di una ventina di minuti, leggerezza totale e via, a dormire. Questi mi propinano un'ora di discorsi detti, ripetuti e già digeriti da altre serie tv. Io pensavo avesse i toni della serie originale, e invece. Lasciamo stare.

Parliamo invece delle incongruenze con SATC. Il padre di Carrie aveva abbandondato lei e la madre quando era piccola. Proprio in un episodio ne parla, e capisce che i suoi problemi relazionali derivano in gran parte dalla mancanza di una figura paterna, e il suo cercare disperatamente l'amore di Big ne è proprio una conseguenza. Qui invece abbiamo una madre mancante, e un padre premuroso e presente. Abbiamo una Carrie che viene dal Connecticut e anche se non vive nel lusso, certamente si trova in una fascia sociale molto più privilegiata di quella che la Carrie di SATC trasmette. Se questo fosse il vero background della nostra amata affezionata Carrie, la serie si sarebbe conclusa con il matrimonio con Aiden. Voglio dire, la scrittrice è la stessa, se curi anche la serie tv, ma cavolo cerca di dare un po' una continuità ai fatti. Mi irritano le cose messe lì a caso. Chiaramente la morte della madre rende le cose più difficili e decisamente più drammatiche rispetto a un padre che se la dà a gambe senza motivo, ma non è una buona ragione per perdere la continuità (e la credibilità) della storia di un personaggio. Non mi esprimo sulla presenza di una sorella (con un nome come Dorrit poi...) messa lì anche lei a caso, ribelle e inutile come Effy nella prima stagione di Skins.


Questa è Carrie negli anni 80. Capelli osceni e vestiti inguardabili
La cosa che più mi ha delusa però, è l'ambientazione. L'unica cosa anni 80 è la musica, almeno con quella ci hanno azzeccato. Parlando con un'amica oggi, mi ha detto "Eh ma che vuoi? Mica possono mettere walkmen e poster di Madonna dappertutto. Sono così clichè". Ma porcaccia la miseria, quelli erano gli anni 80! La decade più trash e stravagante per la moda. Colori abbinati a cazzo di cane, maglie fosforescenti, i fermacoda che persino Carrie odia. Dirmi che un walkmen è un clichè è come dire che le zeppe e i pantaloni a zampa di elefante non vanno bene per rappresentare gli anni 70. Cavolo, potevano farla così bene l'ambientazione, e invece risulta finta. Hanno adattato la moda degli anni 80 alla moda di adesso. I capelli di Carrie? Improponibili. Ma ve li ricordavate nella prima serie? Erano gli anni 90 e i suoi ricci naturali (che sono inguardabili) non glieli sistemavano con il ferro per i capelli. Erano quelli e bom. Brutti ma veri. Hanno preso ora una bionda che di natura ha i capelli lisci e glieli hanno boccolati su che si vede a occhi chiusi che sono finti. Ma prendi un'attrice con i capelli ricci di natura e morta lì.


Capelli crespi e senza tante rogne. Ha scoperto la piastra negli anni 90, non prima.

Sua sorella poi ha quelle onde così anni 2000 che la prenderei a schiaffi. Io voglio i capelli crespi di Alex Owens, le tute oscene di Ashley Banks, le orribili giacche con le spalline di Lady Diana. Questi purtroppo e per fortuna sono gli anni 80. Non mi bastano due orecchini giganti colorati per sentirmi in quella decade. Mi sono sentita più negli anni 80 in quei cinque minuti all'inizio di SATC 2.

I dialoghi. Non mi spreco più di tanto perchè la sceneggiatura la scriverebbe meglio Siri. "è come mettere un hot dog nel buco della serratura". Dio ci salvi.

Il salvabile di questo pilot eterno e barcollante è il finale. È vedere quello che, ripeto, è la cosa che mi piaceva della serie originale: Carrie seduta alla scrivania davanti alla finestra, a scrivere sui diari di sua madre. È una bella ripresa, una citazione notevole, ma da sola non riesce a risollevare l'episodio.

Ammetto che mi è dispiaciuto non averlo apprezzato, e leggendo in internet ho visto che l'80% sono giudizi positivi. È un prodotto che intrattiene, per gli amanti del teen drama (che per quanto mi riguarda a fatto il suo tempo, ormai non si vede roba nuova dai tempi di O.C.), ma con tutta la quantità di serie tv che ci sono adesso, ruba la scena a piccoli capolavori che la gente non si fila. Dopotutto torno a dire che è un prodotto, come il libro, figlio della scia di SATC, uno spinoff certamente non necessario e di una durata, di nuovo, inutile. So già che nonostante a mio avviso abbia tutte queste pecche, lo seguirò lo stesso, ma sono ben altre le serie che aspetto settimanalmente con ansia. Questo sarà un riempitivo nei momenti morti, nient'altro.

lunedì 14 gennaio 2013

Invidiare Carrie ma odiarla da capo a piedi

Pubblicato da Karen Broz a 13:02 5 commenti
Dopo aver letto il post di Mary Tribbiani Quella stronza di Louise di St.Louis, e dopo aver passato due eterne settimane in Italia obbligata a seguire la programmazione Sky che mi ha riproposto ininterrottamente le ultime due stagioni di Sex and the City, appena tornata a casa mi sono rivista il primo film.

I bei tempi in cui lavorava davvero.
Premettendo che Sex and the City (e soprattutto Carrie) è qualcosa di odioso, è anche un qualcosa che ti tiene incollato allo schermo. Nel mio caso sono le scene di lei che scrive. Io amo scrivere, e vedere scrittori (veri o finti) che lavorano mi dà sempre quel calcio in culo che mi serve per mettermi a una scrivania e iniziare. Sotto questo aspetto è molto motivante. Infatti Carrie incarna un po' quello che vorrei riuscire ad essere nella vita. Una scrittrice (anche se lei è abbastanza mediocre, scrivendo solamente di quello che le succede, che cazzo, manco il carodiario, e soprattutto stronza non curandosi di omettere nomi. Che io mi chiedo in rubrica proteggi Mr.Big non chiamandolo James, ma la vita porca delle tue amiche la spiattelli a tutta New York), con una bella casa, un bell'armadio e una vita quantomeno felice.

I want my money right where I can see it: hanging in my closet
Riguardando ieri il primo film, mi sono resa conto che l'unica cosa che mi piaceva della serie, e che di fatto era lo scheletro per raccontare le loro avventure, è venuta a mancare. Con grande tristezza e qualche vaffanculo qua e là, mi sono resa conto che davanti al computer non ci sta mai. Adesso che è una scrittrice di libri se ne frega e non fa un tubo tutto il giorno. Tutta la bella ispirazione che traevo io prima nel vederla lavorare, è andata in culo all'intera serie. Lei rompe le palle per sei stagioni che vuole affermarsi come scrittrice e ora che lo è fa qualche ricerca leggendo un libro. Questo è il massimo del suo lavoro che vediamo. Ma nel frattempo non si risparmia a spendere l'anticipo sul nuovo libro comprando una Louis Vouitton a quella (e qui sono d'accordo con Mary) vacca senza ritegno di Louise. Ma mettiti a lavorare anima mia. (che poi la gestione delle finanze di Carrie è un'altra scarpata in bocca a tutti quelli che lavorano veramente. Non so quanto si possa guadagnare con una rubrichetta sul Times, però metterai da parte i soldi no? No. 40.000 dollari in scarpe. A parte Charlotte che è una mantenuta di natura, Carrie è la più irresponsabile del gruppo, è quella con più successo e si comporta come un bambino prodigio che è appena diventato maggiorenne e sperpera i suoi milioni a cazzo. E il karma la punisce facendole ricomprare il suo bell'appartamento non una ma ben due volte).

Quindi il film, per quanto possa intrattenere (e sinceramente intrattiene troppo! 2 ore e 15 minuti di coma in cui è lei che si è cercata tutte le pedate perchè anche se Big è un colosso di stronzaggine, era tornato indietro. E rispondi a quel cazzo di cellulare!) ha perso il senso che aveva nella serie. Ovvio, ora sono tutte sistemate quindi non c'è più il Sex ma non c'è nemmeno la City. Avrebbero dovuto chiamarlo Almost Married & Depressed.


Che poi è un buco sta casa, ma è figa. E lei non la merita.
L'unica cosa bella che mi è rimasta per guardarlo, è l'arredamento di Casa Carrie. Che anche lì, in cinque mesi ha rifatto fuori il suo appartamento cesso e l'ha reso strafigo, con minicuscini che costano 300 dollari (e di nuovo, viva le finanze Bradshaw), per, il giorno dopo averlo finito, tornare nel loft gigantesco che è costituito solo da un armadio, con Big. Io forse sono fissata, ma per me, cambiamenti (tipo cambiare il colore dei capelli), ristrutturazioni, evoluzioni, servono per andare avanti, non per tornare indietro. Significa che dentro te qualcosa è cambiato, o sta cambiando. E Carrie non è cambiata proprio per nulla, ha solo speso soldi a caso come fa sempre.


Altro tasto dolente del film. I capelli. Da parrucchiera queste cose le noto, ma mi faccio una domanda: hanno dei parrucchieri seri nel mondo del cinema? O almeno in questo film? Dico, Carrie è sempre stata bionda con un palmo di ricrescita, che poi ti spacciano per effetto naturale, ma vabbè. Nelle ultime puntate della serie e nella prima ora del film, sfoggia questo Ombre che forse ha dato il via a questo scempio umanitario che stiamo portando avanti anche ora. Poi vuole uscire dalla depressione e si fa mora. Ed è stupenda. Sono più naturali e le stanno da dio. E dopo mezz'ora, quindi nel film saranno passati due mesi forse, è di nuovo biondiccia con l'effetto Ombre. Ma mi prendi per il culo? O si sono inventati una cosa della serie Eh sì ma si fa scura per cambiare e poi torna al biondo perchè sotto sotto sente di essere pronta per tornare con Big, oppure è un errore di continuità senza senso del tipo ops abbiamo girato male la sequenza delle scene. Il passaggio a mora è più che sensato, il ritorno a bionda no. E io queste cose non le accetto.

In sostanza, sono state due ore di patimenti, dove la trama poteva essere resa meglio e soprattutto mantenere lo spirito della serie, non rendere più importante di tutto il fatto che la Parker in ogni scena avesse un vestito diverso. Ho praticamente perso la mia motivazione.

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