mercoledì 27 marzo 2013

Invenzioni del demonio #1 I collants

Pubblicato da Karen Broz a 10:50 4 commenti
Cosciotti pronti per l'esposizione in salumeria
Sono fermamente convinta che solamente un sadico misogino possa aver inventano i collants. Perchè farli altrimenti con un tessuto della minchia che si rompe solo a guardarlo, e che ti lascia inesorabilmente in giro per la città con uno squarcio di un metro che parte dal culo e arriva fino alla caviglia? Se poi sei una ragazza che viene puntualmente schifata dalla fortuna, lo squarcio sarà ovviamente dietro, dove tu, a meno che non sia uno contorsionista cinese del circo, non lo vedrai mai. Poi però, assaporerai quel dolcissimo momento in cui, giunta tra le protettive mura di casa, ti rendi conto di aver girato per l'intera giornata come una Pippi Calzelunghe tossica e vorresti sprofondare per non farti più vedere in giro.

Altro problema delle calze è che non importa quale taglia tu scelga, saranno sempre troppo piccole, e quella comoda fascia che ti trattiene la pancia, ti strizzerà lo stomaco e l'intestino, giusto per essere certi che nessun organo se ne vada troppo in giro. Che poi, non capisco perchè facciano le fasce così alte, che con un pochino di nylon in più ci si potrebbe fare un bel cosplay di Eva Kant.

La risposta però si trova nell'altro abominio collantico, ovvero i collant a vita bassa. Perchè? Mi domando io, ma perchè? Perchè creare far evolvere qualcosa di già scomodo in qualcosa di impossibile da portare? Ma sistema i problemi del tuo primo nato prima di partorire altre cazzate.
Questa genialata può funzionare solo sui manichini, dal momento che le calze sono scientificamente programmate per tagliare il corpo all'altezza delle ossa iliache. Se poi hai un po' di pancetta (o di un intero prosciutto, nel mio caso), apriti o Cielo, perchè avrai grasso che sbrodega everywhere.

Vorrei anche inveire contro quel dolore che si prova quando i cosciotti strusciano e formano un attrito che non dà origine a una fiamma giusto per la mancanza di ossigeno. Briciori intercosciali conosciuti solo a portatrici di collonats stretti che non adattano bene al cavallo e che lasciano libere le cosce di scorticarsi a vicenda.

I collants non hanno nulla di positivo, se non lo strizzare le gambe cellulitiche nel loro acrilico abbraccio e darci una parvenza di figaggine.

domenica 3 marzo 2013

Un Babbo Natale Segreto

Pubblicato da Karen Broz a 18:11 1 commenti
Non accontetatevi. Leggete il libro.

 Voglio riportare la poesia che Charlie legge alla festa di Natale di Sam e Patrick. La trovo bellissima, ed è un peccato che non sia stata inserita nella sceneggiatura del film. Per voi che non avete letto "Ragazzo da parete".
 

Una volta, su un pezzo di carta gialla con le righe verdi, scrisse una poesia,
e la intitolò "Chops",
perchè quello era il nome del suo cane.
E i versi parlavano di lui.
Il professore gli diede una A e una stella dorata;
e sua madre la appese alla porta della cucina
e la lesse a tutte le sue zie.
Era l'anno in cui Padre Tracy portò tutti i ragazzi allo zoo,
e li lasciò cantare sull'autobus;
l'anno in cui nacque la sua sorellina,
con quelle unghiette minuscole, senza capelli.
Sua madre e suo padre si baciavano sempre, 
e la ragazza che abitava dietro l'angolo gli mandò
un biglietto di San Valentino con una fila di X,
e lui dovette chiedere a suo padre cosa significassero.
E suo padre, la sera, gli rimboccava sempre le coperte.
Era sempre pronto a farlo.

Una volta, su un pezzo di carta bianca con le righe blu, scrisse una poesia, 
e la intitolò "Autunno", 
perchè quella era la stagione che stava vivendo,
e i versi parlavano di questo.
Il professore gli diede una A
e gli chiese di scrivere in modo più chiaro;
sua madre non la appese alla porta della cucina,
perchè aveva appena imbiancato.
E i ragazzi gli dissero che
Padre Tracy fumava sigari,
e laciava i mozziconi sui banchi,
e a volte questi facevano dei buchi.
Era l'anno in cui sua sorella mise gli occhiali
con le lenti spesse, e la montatura nera;
e la ragazza che abitava dietro l'angolo rise, 
quando le chiese di andare a vedere Babbo Natale.
E i ragazzi gli spiegarono perchè
i suoi genitorei continuavano a baciarsi:
suo padre non gli rimboccava mai le coperte,
e s'infuriava se glielo chiedeva piangendo.

Una volta su un pezzo di carta strappato dal suo taccuino, scrisse una poesia,
e la intitolò "Innocena: una domanda",
perchè quello era il quesito che si poneva su di lei, e i versi parlavano di questo.
Il suo professore gli diede una A,
e gli lanciò uno sguardo strano, serio;
e sua madre non la appese alla porta della cucina, 
perchè non gliela fece mai leggere.
Era l'anno in cui Padre Tracy morì, 
e lui dimenticò come finiva
il Credo degli Apostoli.
Sorprese sua sorella fare sesso
in veranda, sul retro;
e sua madre e suo padre non si baciavano mai, 
e non si parlavano.
E la ragazza che abitava dietro l'angolo
si truccava troppo,
e lui tossiva quando la baciava,
ma la baciava lo stesso,
perchè era la cosa giusta da fare.
Alle tre del mattino si infilava nel letto,
e suo padre russava rumorosamente.

Ecco perchè, sul retro di un sacchetto di carta marrone, provò a scrivere un'altra poesia,
e la intitolò "Il nulla assoluto", 
perchè i versi, in realtà, parlavano di questo.
E si diede una A,
e si tagliò i suoi dannatissimi polsi.
E la appese alla porta del bagno,
perchè questa volta, pensò, non sarebbe riuscito
a raggiungere la cucina.

mercoledì 27 febbraio 2013

The Hungry Games of Jennifer

Pubblicato da Karen Broz a 14:00 1 commenti
MOM??????

A soli 22 anni si è già beccata un Oscar come miglior attrice protagonista (più altri premi). È la star del momento, un astro nascente di Hollywood.
Personalmente l'ho trovata perfetta in Hunger Games, avendo letto i libri, sapendo che sono molto introspettivi, ho amato veramente la sua interpretazione di Katniss. Totalmente l'opposto di Twilight. Sì perchè anche la Meyer ha scritto in prima persona ogni pensiero e sentimento di Bella, e nei libri è più curata la cosa, per quanto la scrittura sia un po' meh (ma dopo aver letto le sfumature va sicuramente rivalutata), ma la trasposizione cinematografica è un insulto. Davvero. L'espressività della Stewart è inesistente (cliché) e non rende assolutamente quello che invece trasmette il libro.
La Lawrence, al contrario, con una singola espressione, ti rende partecipe del casino che ha in testa e di ogni emozione che prova. Guardandola al cinema è stato davvero da panico. Mi è piaciuta un casino ed è stata perfetta.

L'Oscar però non l'ha vinto per l'interpretazione di Katniss, ma per Il lato positivo, che ancora non ho visto ma spero vivamente che sia figo.
In ogni caso lei è davvero un personaggio. È tipo super candida e spiritosa, non è montata su come tante altre piccole stelle della sua età o più giovani. È modesta, ha lavorato per quello che ha ora e il suo successo è pienamente meritato.

È magnifica perchè quando la intervistano lei è di una sponateità che poche volte ho visto.




Una delle cose che mi piacciono di più di Jennifer è che in tutta questa sua naturalezza non è una diva ossessionata dal peso e dall'apparenza. Certo, è sempre in splendida forma, ma in tantissime interviste parla sempre di quanto le piaccia mangiare e di quanto Hollywood sia un malata riguardo all'ossessione per il peso.

«I’m never going to starve myself for a part… I don’t want little girls to be like, ‘Oh, I want to look like Katniss, so I’m going to skip dinner. That’s something I was really conscious of during training, when you’re trying to get your body to look exactly right. I was trying to get my body to look fit and strong — not thin and underfed»

Penso che sia ammirevole. Parliamoci chiaro, non è l'unica, ma in fondo manda un messaggio importantissimo, e non ho mai capito perchè la gente dello spettacolo, che ha un tale potere di persuasione sulle persone (specialmente gli adolescenti), non lo sfruttino di più per le cose giuste.
Avere un corpo sano è meglio che avere un corpo magro. Ed è il momento che la gente se ne renda conto.

«In Hollywood, I’m obese … I’m considered a fat actress. I’m Val Kilmer in that one picture on the beach»



Il problema però alla fine dei conti sono i media. Stanno sempre lì a fare domande su dieta, peso, cibo e altre cazzate che sinceramente non fregano una cippa a nessuno. Chiedi Cosa fai per tenerti un forma? una volta poi basta. Stress. Fossero riviste sportive o di cucina a intervistare le celebrities riguardo questi argomenti lo capirei, ma no, sono sempre le riviste o le trasmissioni di gossip.



Jennifer Lawrence, in conclusione, è una figa. Va ammirata per la sua naturalezza e perchè, diciamocelo, è un ciclone con le gambe. Tumblr è PIENA di gif sue (e di Emma Stone) dove ha delle espressioni assurde, dove cade, dove non sa cosa deve fare. È meravigliosa e divertente.
Vi lascio con qualche altra funny gif!

The Big Bang Fangirling

Pubblicato da Karen Broz a 10:28 2 commenti
Ieri sera ho fatto un catch up di Big Bang e ho capito che Penny è una di noi.



E se non è fangirling questo qui non so cosa possa esserlo!

Penny we love you!

giovedì 14 febbraio 2013

Quando San Valentino arriva..

Pubblicato da Karen Broz a 20:02 4 commenti
Io non amo San Valentino. Ma non sono un'acida zitella.
Io non odio San Valentino. Ma non ho i cuoricini negli occhi.

Non credo che i boicottatori del 14 febbraio siano dei rosiconi invidiosi che non se li caga nessuno manco nel giorno più romantico dell'anno.
Non credo alle coppie che il 14 febbraio sono tutte baci e abbracci e il resto dell'anno si scornano senza pietà.

Non mi piace chi dice che San Valentino è inutile.
Non mi piace chi dice che è una festa veramente importante.

Non sopporto chi non si regala niente perchè bisogna amarsi tutto l'anno ma tutti gli altri giorni è insensibile e ingrato.
Non sopporto chi impazzisce per scegliere un regalo perchè in un giorno come questo deve sapere quanto l'amo.

Provo pena per chi si indigna quando riceve un cuoricino di cioccolato.
Provo pena per chi si indigna quando non lo riceve.

Trovo che San Valentino sia una scusa, una buona come tante altre, per fermarsi e ringraziare di avere qualcuno al proprio fianco.
Trovo che San Valentino sia un motivo per rendersi conto che non si è mai da soli. Mai.

Il 14 febbraio gli innamorati sono al ristorante.
Il 14 febbraio gli innamorati si divertono tra le lenzuola.
Il 14 febbraio gli innamorati sorridono davanti a un film..

Il 14 febbraio io...

domenica 3 febbraio 2013

Castiel: A puppy of the Lord

Pubblicato da Karen Broz a 20:38 2 commenti
I'm an angel of the Lord. Love me.
La mia recentissima ossessione per Supernatural sta dando ottimi frutti. Da mesi so dell'esistenza di Castiel, so che si tratta di un angelo, ma mi era totalmente oscura la sua partecipazione e l'essenza del personaggio. Quindi sono due stagioni che aspetto con ansia che faccia la sua prima apparizione.
Mi sono illuminata quando nel finale della seconda stagione (mi pare), Sam lo nomina eseguendo un esorcismo (gli incantesimi non vengono sottotitolati o tradotti, quindi è stato un lampo di un secondo in cui mi sono detta EH? Ho mandato indietro e ho riascoltato, e viene effettivamente nominato Castiel). I miei occhi a cuoricini però si sono smorzati subito, perchè purtroppo bisogna aspettare la quarta stagione per vederlo (ed è solamente un guest, e io lo voglio regular, subito!).

Prima di vederlo mi intrigava, ma ora..ora ogni volta che appare Castiel sullo schermo, con questi occhi da bambi (che è una bella sfida contro Sam), ho una voglia matta di abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene. Ha l'aria di essere sempre così solo, così schiacciato dal peso dei suoi incarichi, che davvero ti mette in corpo la voglia di coccolarlo e farlo stare tranquillo, anche solo per un po'.
Adoro Misha Collins, lo interpreta in maniera molto genuina e gli dà quest'aspetto un po' trasandato che a noi ragazze (dipendendo dal soggetto), CI PIACE. È sempre greve nel parlare, molto serio e quasi stanco, e veramente mi illumino ogni volta che lo inquadrano.

A inizio puntata sto sempre attenta ai titoli di testa, e se vedo che non è presente nelle guest star mi "disinteresso" quasi dell'episodio, come se senza Castiel non fosse più la stessa cosa. La verità è che è un personaggio chiave di questa quarta stagione, in cui si introduce la "mitologia" cristiana (che io adoro), quindi mi interessano un sacco gli sviluppi di questi angeli-soldato.

Se fosse un angelo custode io lo comprerei. Ma anche come soldato, mi accontento.



venerdì 1 febbraio 2013

To love another person is to see the face of God

Pubblicato da Karen Broz a 00:01 3 commenti
Se avesse ragione chi sostiene che le nostre lacrime sono numerate, penso che le mie dovrebbero essere finite da un pezzo. Di solito non sono una frignona, non per quello che succede nella vita reale, almeno. Quando però si comincia a parlare di cinema, libri o serie tv, non c'è fazzoletto che si salvi dal mio costante lacrimìo (??). Non so, devo essere diventate insensibile alle emozioni vere e ipersensibile a quelle che mi appaiono sullo schermo o tra le righe. Ciò non toglie però, che chiunque e dico chiunque, dovesse venire da me a dirmi che non ha pianto guardando Les Misérables, lo reputerei un bugiardo senza vergogna. Che tu abbia letto il libro e possa forse essere un po' più preparato agli avvenimenti, non ti protegge dall'esplosione di emozioni che questo film ti schiaffa addosso. Quindi, bugiardi di tutto il mondo, radunatevi e seguite Javert, perchè non meritate altra fine se non la sua.

Detto ciò, passerei al film. Ho ancora mille emozioni in subbuglio e la maggior parte è per colpa di Anne Hathaway. Ne hanno parlato in tanti, ha avuto il Golden Globe e sicuramente si prenderà l'Oscar, ma vogliamo mettere il fatto che è presente praticamente solo nei primi venti minuti del film, ed è la cosa più bella di tutte le tre ore? I dreamed a dream è già meravigliosa di suo, ma l'interpretazione della Hathaway ha colto tutto il dolore e la sofferenza che sono descritti nel libro, e che nessun'altra ha saputo trasmettere. 


Come to me Cosette the light is fading, don't you see the evening star appearing?
Come to me and rest against my shoulder, how fast the minutes fly away and every minute colder.

Chiunque poi abbia avuto il coraggio di dire che Russel Crowe non è assolutamente adatto al ruolo di Javert, beh, ha bisogno di farsi un giro insieme ai bugiardi di cui sopra. È una scelta un po' strana, lo ammetto, non mi sarei mai aspettata di vederlo in un musical, ma anche lui ha dato prova di essere perfetto per la parte. È un Javert intimidatorio, con quell'occhio azzurrino che quasi salta fuori dalle orbite. Poi è un personaggio che ho imparato ad apprezzare solo ultimamente, non è un antagonista, come tanti pensano, è la controparte di Valjean. La sua rettitudine, il suo senso del dovere e della Law (che nelle sue canzoni non manca mai) sono ciò che lo definiscono. Ed è proprio questo senso di giustizia che lo porterà a prendere la sua ultima decisione, come vivere in un mondo dove agire secondo la legge è agire contro la morale?

I should have persished by his hand, it was his right. It was my right to die as well, instead I live but I live in hell

Elogiare Hugh Jackman è tempo perso. Ha un Tony Award e spero che sei becchi pure un Oscar. Guardatevi il film e capirete.

Sasha Baron Cohen ed Helena Bonham Carter sono immensi. Già "insieme" in Sweeney Todd, qui sono il culmine della bellezza. Grezzi, sciatti e furbi sono i miei Thénardier preferiti. Master of the House e The Thénardier Waltz sono stati gli unici momenti in cui ho potuto tirare un po' il fiato e dare agli occhi un po' di tregua. 


Éponine dovrebbe avere una parte più grande, dovrebbero sfruttarla di più. Fa una tenerezza incredibile, povera crista figlia di questi due magnaccia (Thénardier) insieme a Gavroche (altra piccola perla. Bimbo splendido), innamorata perdutamente di Marius che non se la fila proprio.
Mi dispiace abbiano tagliato la parte iniziale e centrale di A little fall of rain (andrebbe lapidato qualcuno per tutto ciò), ma la dolce 'Ponine rimarrà comunque tra i personaggi preferiti di tutti.

These are words he'll never say, not to me. 
His heart full of love..he will never feel this way.

Su Marius e Cosette non mi voglio soffermare molto. Li odio. Entrambi. Sono pessimi e si meritano a vicenda. Cosette è peggio però. È inutile. Proprio come personaggio, dico, non serve a nulla. Sta lì a sospirare e a cinguettare. C'è una rivoluzione in atto e lei pensa al suo Marius. Cosette mi piace solo quando è piccolina, maltrattata e presa in giro. Poi cresce nel lusso per colpa di Valjean e diventa un'oca. Marius poi, quasi manda a monte tutto per lei. Io lo capisco l'amore a prima vista e bla bla bla, ma sono veramente irritanti, dovrebbero morire loro invece che altri. Ma tsz, Hugo salva sempre i peggiori.

My name is Marius Pontmercy.
And mine's Cosette.
I'm Jean Valjean!!!!!!

Chiudo la carrellata di personaggi con Enjolras. Amore puro e vero per quest'uomo, così giusto e crudele allo stesso tempo. Il capo rivoluzionario, il Red dell'ABC, l'amore segreto di Grantaire.. no, non è vero. È un fandom che gira su Tumblr, e non nego che la carica emotiva tra quei due, soprattutto nella scena finale, si vede, e quindi, io li shippo.
Enjolras è l'anima della rivoluzione, è l'unico che ha le palle di dire a Marius che è un imbecille e che deve concentrarsi sul loro scopo invece che sulla cinguettina sconosciuta vista per strada. Siamo qui per combattere e liberarci dalla schiavitù, e tu no, ti perdi dietro le sottane della prima che passa.


In conclusione, questo film è un frullato di emozioni, belle, tristi, deprimenti, strazianti, divertenti. C'è di tutto, davvero. Io ho pianto un sacco, le interpretazioni, le musiche, sono un qualcosa di spettacolare. Consiglio a tutti quanti di andarlo a vedere, perchè perderlo, è perdere un pezzo di storia. I non amanti dei musical potrebbero fare una piccola eccezione, perchè veramente, questa è una perla rara. Ne ho viste di trasposizioni di opere teatrali, ma questa è la migliore di tutte. E io ringrazio God Above che ci siano persone che si interessano a produrre questi film, per noi poveri emarginati italiani che non possiamo vedere le versioni teatrali. Il prossimo anno uscirà pure Wicked, ma per ora continuo a cantare le canzoni de Les Misérables.

Do you hear the distant drums?

domenica 27 gennaio 2013

Padaleckigasm

Pubblicato da Karen Broz a 19:11 0 commenti
Io impazzisco per i sorrisi. Specialmente i suoi

Mi sto decisamente dando a un fangirling estremo in questi giorni. Ogni momento libero che ho lo passo a guardare Supernatural (e purtroppo sono ancora alla seconda stagione, MA MI RIFARÒ!). Il problema è che mi sto ossessionando con  il meraviglioso Jared Padalecki. Ma oh, dico, lo avete visto? È un qualcosa di estremamente dolce.

Ammetto che già da "piccola" impazzivo per Dean (Rory Bestia non lo meritava proprio per niente). Lui così tenero e presente e lei così egocentrica e stronza. Poi l'ho visto ne La maschera di cera, bel film, ma la scena al pianoforte mi ha straziata. Povero Paddy. Poi è arrivato Supernatural.

Su Supernatural non spreco molte parole, perchè le immagini parlano da sole. Non so, non trovo un senso in tutto ciò. Vogliono farci morire mostrandoci immagini tipo questa:

"Amore sono pronto, ti aiuto con la cena"
Queste cose mi stanno causando i cosiddetti PADALECKIGASMS. Non c'è bisogno di spiegazioni.
La cosa più bella è che non solo interpreta sempre personaggi carini e docili, ma è proprio un amore di persona e di papà. Se date un occhio su internet vedrete tutte le foto di lui con la moglie e il bimbolo, superbellissimi.  Sono cose che mi mettono un sacco di allegria perchè in fondo è il sogno di tutte noi, essere felici e avere un bel pezzo di Paddy al nostro fianco.


martedì 22 gennaio 2013

Eponine, oh my God is everywhere

Pubblicato da Karen Broz a 00:05 0 commenti
Sto incessantemente ascoltando A little fall of Rain e potrei morire. Ci sono cose nella vita che il fiato te lo tolgono, altre che ti squarciano a metà il cuore, ma questa canzone (grazie anche alla Barks che boh vorrei averne una copia in miniatura sempre con me, giusto per l'emozione di deprimermi dolcemente di quando in quando ascoltandola cantare) ti prende il cuore te lo strappa, te lo fa ingoiare e te lo strappa di nuovo. A parte I dreamed a dream nella versione della Hataway (che omiodio cosa non è quella canzone), questa mi ha decisamente sconvolta.

Averci pensato prima, merdaccia

Non è una novità che ne I miserabili praticamente muoiano tutti, ma ogni volta è una sofferenza atroce. La morte di Eponine poi, è così dolce e straziante che vorresti morire con lei. Poi vabbè c'è Marius che dalla vita non ha proprio capito una minchia e si merita una palla come Cosette, alias odiodiognifangirl.

L'ho ascoltata ormai una ventina di volte stasera, a ripetizione, e non me ne pento. Eponine è un personaggio splendido, shesavedusall, merita tutto l'amore dei fan.

È arrivato il momento in cui mi sono detta Bom dai spengo iTunes o finirò tutte le lacrime.
Back from the beginning bitch


mercoledì 16 gennaio 2013

The Carrie Diaries. W gli anni 80 (o forse no?)

Pubblicato da Karen Broz a 21:43 1 commenti
Tutti eravamo preoccupati per l'uscita di The Carrie Diaries, per i classici motivi: non sarà all'altezza della serie originale, non avrà gli stessi toni e naturalmente per noi Carrie sarà sempre Sarah Jessica Parker. Preoccupazioni più che comprensibili, ma io ho voluto comunque dare allo show una chance. Posso solamente dire che di cose inutili ne ho viste tanto, ma questa scala la classifica a una velocità assurda.

Questi boccoli perfetti mi fanno venire voglia di picchiarla
Ho già detto che non sono una supermegafan di Sex and the City (SATC, è troppo lungo da scrivere), ma tutte le stagioni me le sono vista e i suoi punti di forza li aveva. Il libro non l'ho mai letto e non mi è nemmeno mai venuto in mente di farlo, io preferisco leggere quelli che poi verranno trasmessi in tv al cinema, no quelli che hanno solamente ispirato una serie televisiva (per questo ho smesso di leggere il diario del vampiro, dove il libro va  a destra e la serie a sinistra). Per questo parlando de I diari di Carrie non farò alcun paragone con il romanzo spremiamo la gallina dalle uova d'oro della Bushnell, mi baserò semplicemente su quei 40 minuti del pilot.

Lo so, lo so, non si dovrebbe giudicare così presto, dopotutto è solo il primo episodio, ma proprio perchè trattasi del pilot, io mi aspetto cose enormi. Un pilot viene girato e poi usato come banco prova per vedere l'apprezzamento del pubblico, per poi vendere la serie a un canale televisivo e poter quindi girare l'intera stagione. Dall'epsiodio pilota ci si aspetta quindi tutto. Ci sono casi in cui gli addetti ai lavori non sono sicurissimi al 100% del responso del pubblico quindi girano un pilot che potrebbe essere qualcosa che inizia e finisce e nel caso non vendessero la serie, potrebbe vivere così, come minifilm (vedi Lost). Purtroppo, però, ci sono altri casi in cui partono decisamente troppo sicuri e il risultato non è che sia poi questo granchè, e parlo proprio di The Carrie Diaries. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con la durata. 40 minuti di teen drama che manco La vita segreta di una teenager americana era riuscita a rendere così deprimente. Sex and the city aveva di bello che erano episodietti di una ventina di minuti, leggerezza totale e via, a dormire. Questi mi propinano un'ora di discorsi detti, ripetuti e già digeriti da altre serie tv. Io pensavo avesse i toni della serie originale, e invece. Lasciamo stare.

Parliamo invece delle incongruenze con SATC. Il padre di Carrie aveva abbandondato lei e la madre quando era piccola. Proprio in un episodio ne parla, e capisce che i suoi problemi relazionali derivano in gran parte dalla mancanza di una figura paterna, e il suo cercare disperatamente l'amore di Big ne è proprio una conseguenza. Qui invece abbiamo una madre mancante, e un padre premuroso e presente. Abbiamo una Carrie che viene dal Connecticut e anche se non vive nel lusso, certamente si trova in una fascia sociale molto più privilegiata di quella che la Carrie di SATC trasmette. Se questo fosse il vero background della nostra amata affezionata Carrie, la serie si sarebbe conclusa con il matrimonio con Aiden. Voglio dire, la scrittrice è la stessa, se curi anche la serie tv, ma cavolo cerca di dare un po' una continuità ai fatti. Mi irritano le cose messe lì a caso. Chiaramente la morte della madre rende le cose più difficili e decisamente più drammatiche rispetto a un padre che se la dà a gambe senza motivo, ma non è una buona ragione per perdere la continuità (e la credibilità) della storia di un personaggio. Non mi esprimo sulla presenza di una sorella (con un nome come Dorrit poi...) messa lì anche lei a caso, ribelle e inutile come Effy nella prima stagione di Skins.


Questa è Carrie negli anni 80. Capelli osceni e vestiti inguardabili
La cosa che più mi ha delusa però, è l'ambientazione. L'unica cosa anni 80 è la musica, almeno con quella ci hanno azzeccato. Parlando con un'amica oggi, mi ha detto "Eh ma che vuoi? Mica possono mettere walkmen e poster di Madonna dappertutto. Sono così clichè". Ma porcaccia la miseria, quelli erano gli anni 80! La decade più trash e stravagante per la moda. Colori abbinati a cazzo di cane, maglie fosforescenti, i fermacoda che persino Carrie odia. Dirmi che un walkmen è un clichè è come dire che le zeppe e i pantaloni a zampa di elefante non vanno bene per rappresentare gli anni 70. Cavolo, potevano farla così bene l'ambientazione, e invece risulta finta. Hanno adattato la moda degli anni 80 alla moda di adesso. I capelli di Carrie? Improponibili. Ma ve li ricordavate nella prima serie? Erano gli anni 90 e i suoi ricci naturali (che sono inguardabili) non glieli sistemavano con il ferro per i capelli. Erano quelli e bom. Brutti ma veri. Hanno preso ora una bionda che di natura ha i capelli lisci e glieli hanno boccolati su che si vede a occhi chiusi che sono finti. Ma prendi un'attrice con i capelli ricci di natura e morta lì.


Capelli crespi e senza tante rogne. Ha scoperto la piastra negli anni 90, non prima.

Sua sorella poi ha quelle onde così anni 2000 che la prenderei a schiaffi. Io voglio i capelli crespi di Alex Owens, le tute oscene di Ashley Banks, le orribili giacche con le spalline di Lady Diana. Questi purtroppo e per fortuna sono gli anni 80. Non mi bastano due orecchini giganti colorati per sentirmi in quella decade. Mi sono sentita più negli anni 80 in quei cinque minuti all'inizio di SATC 2.

I dialoghi. Non mi spreco più di tanto perchè la sceneggiatura la scriverebbe meglio Siri. "è come mettere un hot dog nel buco della serratura". Dio ci salvi.

Il salvabile di questo pilot eterno e barcollante è il finale. È vedere quello che, ripeto, è la cosa che mi piaceva della serie originale: Carrie seduta alla scrivania davanti alla finestra, a scrivere sui diari di sua madre. È una bella ripresa, una citazione notevole, ma da sola non riesce a risollevare l'episodio.

Ammetto che mi è dispiaciuto non averlo apprezzato, e leggendo in internet ho visto che l'80% sono giudizi positivi. È un prodotto che intrattiene, per gli amanti del teen drama (che per quanto mi riguarda a fatto il suo tempo, ormai non si vede roba nuova dai tempi di O.C.), ma con tutta la quantità di serie tv che ci sono adesso, ruba la scena a piccoli capolavori che la gente non si fila. Dopotutto torno a dire che è un prodotto, come il libro, figlio della scia di SATC, uno spinoff certamente non necessario e di una durata, di nuovo, inutile. So già che nonostante a mio avviso abbia tutte queste pecche, lo seguirò lo stesso, ma sono ben altre le serie che aspetto settimanalmente con ansia. Questo sarà un riempitivo nei momenti morti, nient'altro.

lunedì 14 gennaio 2013

Invidiare Carrie ma odiarla da capo a piedi

Pubblicato da Karen Broz a 13:02 5 commenti
Dopo aver letto il post di Mary Tribbiani Quella stronza di Louise di St.Louis, e dopo aver passato due eterne settimane in Italia obbligata a seguire la programmazione Sky che mi ha riproposto ininterrottamente le ultime due stagioni di Sex and the City, appena tornata a casa mi sono rivista il primo film.

I bei tempi in cui lavorava davvero.
Premettendo che Sex and the City (e soprattutto Carrie) è qualcosa di odioso, è anche un qualcosa che ti tiene incollato allo schermo. Nel mio caso sono le scene di lei che scrive. Io amo scrivere, e vedere scrittori (veri o finti) che lavorano mi dà sempre quel calcio in culo che mi serve per mettermi a una scrivania e iniziare. Sotto questo aspetto è molto motivante. Infatti Carrie incarna un po' quello che vorrei riuscire ad essere nella vita. Una scrittrice (anche se lei è abbastanza mediocre, scrivendo solamente di quello che le succede, che cazzo, manco il carodiario, e soprattutto stronza non curandosi di omettere nomi. Che io mi chiedo in rubrica proteggi Mr.Big non chiamandolo James, ma la vita porca delle tue amiche la spiattelli a tutta New York), con una bella casa, un bell'armadio e una vita quantomeno felice.

I want my money right where I can see it: hanging in my closet
Riguardando ieri il primo film, mi sono resa conto che l'unica cosa che mi piaceva della serie, e che di fatto era lo scheletro per raccontare le loro avventure, è venuta a mancare. Con grande tristezza e qualche vaffanculo qua e là, mi sono resa conto che davanti al computer non ci sta mai. Adesso che è una scrittrice di libri se ne frega e non fa un tubo tutto il giorno. Tutta la bella ispirazione che traevo io prima nel vederla lavorare, è andata in culo all'intera serie. Lei rompe le palle per sei stagioni che vuole affermarsi come scrittrice e ora che lo è fa qualche ricerca leggendo un libro. Questo è il massimo del suo lavoro che vediamo. Ma nel frattempo non si risparmia a spendere l'anticipo sul nuovo libro comprando una Louis Vouitton a quella (e qui sono d'accordo con Mary) vacca senza ritegno di Louise. Ma mettiti a lavorare anima mia. (che poi la gestione delle finanze di Carrie è un'altra scarpata in bocca a tutti quelli che lavorano veramente. Non so quanto si possa guadagnare con una rubrichetta sul Times, però metterai da parte i soldi no? No. 40.000 dollari in scarpe. A parte Charlotte che è una mantenuta di natura, Carrie è la più irresponsabile del gruppo, è quella con più successo e si comporta come un bambino prodigio che è appena diventato maggiorenne e sperpera i suoi milioni a cazzo. E il karma la punisce facendole ricomprare il suo bell'appartamento non una ma ben due volte).

Quindi il film, per quanto possa intrattenere (e sinceramente intrattiene troppo! 2 ore e 15 minuti di coma in cui è lei che si è cercata tutte le pedate perchè anche se Big è un colosso di stronzaggine, era tornato indietro. E rispondi a quel cazzo di cellulare!) ha perso il senso che aveva nella serie. Ovvio, ora sono tutte sistemate quindi non c'è più il Sex ma non c'è nemmeno la City. Avrebbero dovuto chiamarlo Almost Married & Depressed.


Che poi è un buco sta casa, ma è figa. E lei non la merita.
L'unica cosa bella che mi è rimasta per guardarlo, è l'arredamento di Casa Carrie. Che anche lì, in cinque mesi ha rifatto fuori il suo appartamento cesso e l'ha reso strafigo, con minicuscini che costano 300 dollari (e di nuovo, viva le finanze Bradshaw), per, il giorno dopo averlo finito, tornare nel loft gigantesco che è costituito solo da un armadio, con Big. Io forse sono fissata, ma per me, cambiamenti (tipo cambiare il colore dei capelli), ristrutturazioni, evoluzioni, servono per andare avanti, non per tornare indietro. Significa che dentro te qualcosa è cambiato, o sta cambiando. E Carrie non è cambiata proprio per nulla, ha solo speso soldi a caso come fa sempre.


Altro tasto dolente del film. I capelli. Da parrucchiera queste cose le noto, ma mi faccio una domanda: hanno dei parrucchieri seri nel mondo del cinema? O almeno in questo film? Dico, Carrie è sempre stata bionda con un palmo di ricrescita, che poi ti spacciano per effetto naturale, ma vabbè. Nelle ultime puntate della serie e nella prima ora del film, sfoggia questo Ombre che forse ha dato il via a questo scempio umanitario che stiamo portando avanti anche ora. Poi vuole uscire dalla depressione e si fa mora. Ed è stupenda. Sono più naturali e le stanno da dio. E dopo mezz'ora, quindi nel film saranno passati due mesi forse, è di nuovo biondiccia con l'effetto Ombre. Ma mi prendi per il culo? O si sono inventati una cosa della serie Eh sì ma si fa scura per cambiare e poi torna al biondo perchè sotto sotto sente di essere pronta per tornare con Big, oppure è un errore di continuità senza senso del tipo ops abbiamo girato male la sequenza delle scene. Il passaggio a mora è più che sensato, il ritorno a bionda no. E io queste cose non le accetto.

In sostanza, sono state due ore di patimenti, dove la trama poteva essere resa meglio e soprattutto mantenere lo spirito della serie, non rendere più importante di tutto il fatto che la Parker in ogni scena avesse un vestito diverso. Ho praticamente perso la mia motivazione.

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