sabato 14 aprile 2012

«Le porte di Parigi a Parma?

Pubblicato da Karen Broz a 21:12
 spero di non subire la punizione del karma»


Vi capita, a volte, di fare delle figure in grado di toccare massimi picchi a livello d'imbarazzo?
Io di solito ci riesco senza impegnarmi più di tanto. La mia goffaggine e la mia scarsa coordinazione nel camminare non mi rendono il compito troppo difficile. Ci sono giorni, però, in cui nemmeno la mia naturale predisposizione alla figura di merda è in grado di soddisfare i miei appetiti. Sento proprio la necessità di lanciarmi in qualche impresa cazzara che poi so, ricorderò per il resto della mia vita. Appena mi si presenta l'occasione, cerco di non farmela scappare.
È strano il cervello umano, ti fa mettere in gioco la dignità solamente quando sai per certo che non hai nulla da perdere. Vedi un bel ragazzo e muori dalla voglia di parlarci? Tranquilla che tanto non ti muoverai di un passo verso di lui. Hai voglia di farti due risate e prendere in giro uno sconosciuto? Eccoti già all'attacco con un repertorio di battute idiote da far impallidire Austin Powers.

Non parliamo poi di quando si mescolano gin lemon, mistela, vecchie amiche e un volo alle spalle. Il cocktail perfetto per un troll con i fiocchi.
Non intendo dilungarmi sulla spiegazione del significato dell'aneddoto che vado a descrivere, basti sapere che è correlato con Notre Dame de Paris di Cocciante. Gli adepti capiranno, gli altri, che si documentino.

Mi trovavo con Selene, Carlotta e altra gente del posto (Parma) in un locale che era un'antica stazione dei treni (o che pe solo conciata come tale, non mi ricordo. Bella, ma chissene), dove per nostra fortuna era appena finito il concerto di Caparezza. Si vedeva ogni tanto questo ammasso informe di capelli deambulare a ritmo di millepiedi storpio, sempre assediato da fan e non fan per foto e autografi. Noi ci siamo ritrovate al punto di esclamare «Guarda! Caparezza!» e prendere la via opposta, per evitare la plebaglia che lo assaltava (e che puntualmente ci ostruiva il passaggio).
Dopo la prematura partenza  di Selene, il degenero certo non aveva le ganasce. Non ricordo tutto alla perfezione, so che a un certo punto ero in pista a mandare sms e un tizio strano si era appostato dietro di me a leggerli. Ma questa è un'altra storia.

A un tratto addocchiamo un ragazzo. Abbastanza alto, capelli ricci, neri, lunghi. Aveva un'aria di già visto. Probabilmente era la foga della serata, il weekend che aveva un unico tema, o semplicemente la somiglianza c'era e basta.
«GRINGOIRE!!!». Ammetto di non sapere chi tra me e Carlotta lo aveva notato per prima. Ma che importa? C'era un tipo ubriaco come una spugna che sembrava fosse un membro del cast in pausa sbornia.

Ormai l'ora era tarda, e ci aspettavano per tornare a casa, ma c'era un desiderio che sentivo di dover soddisfare. Era un prurito interno che sapevo mi avrebbe consumato le viscere. Dovevo fare qualcosa. Mi voltai verso Carlotta, le afferrai le braccia «Aspettami qui. Glielo devo chiedere!» e la sua aria preoccupata mi rassicurò, ma quella sensazione si frantumò nel giro di un secondo, nell'attimo in cui esplose in una risata grassa che non era in grado di contenere. E qui, si separarono le nostre vie.
Ciò che vide lei, io posso solo immaginarlo, ma visto che dalla sua posizione poteva vedere solo i riccioli corvini del faux Gringoire, lo spettacolo se lo è persa lei.

Mi diressi fiera e sicura di me verso il giovine che mi dava le spalle. Gli toccai la schiena per chiamarlo, e al vedermi esultò e mi accolse nella sua cerchia come una vecchia amica (Ho dimenticato di menzionare il beota che leggeva i miei sms era proprio lui!).

«Ma, sei ancora qui?» (sembra un tono scazzato, ma no, era sorpreso e felice) sbiascicò tra un grugnito e l'altro (ho molta stima degli uomini ubriachi).
«Sì sì» le parole ormai le sbrodolavo (sì, ho stima anche delle donne ubriache, specialmente di me stessa). «Ti devo chiedere una cosa importantissima!» Gli dissi, alzando la voe, e con l'espressione facciale di chi sta per comunicare il proprio fidanzamento ai gentiori (suppongo).
Mi guardò attraverso i ricciolotti imburrati di gel, si mise in posizione di ricezione delle news e sorrise «Dimmi!!»
«Ma.. LE PORTE DI PARIGI??» Con la coda dell'occhio vidi Carlotta, impegnata in un contorsionismo del tutto femminile, in cui si incrociano le gambe per non farsela addosso e ci si abbraccia la pancia. Moriva dal ridere. Il Gringoire di turno mi fissava ridendo (per l'alcool, perchè chiaramente non aveva capito cosa gli avessi chiesto). Io mi girai leggermente per ridere, poi mi ricomposi. Una strana abilità quella di smettere di ridere a comando, mi ha salvata durante gli anni del liceo. «Dico.. le porte di Parigi... dove sono??»
Mi fissò, ancora, inebetito. Poi, esplose. Spalancò le braccia ( e le gambe, stile "lanciati che ti prendo") e con un sorriso da un migliaio di carati mi urlò «SONO QUI!!!!» e aggiunse in pieno stile Carrà «LE PORTRE DI PARIGI...SONO QUI!!!»
«Oh mio Dio!» l'estasi della recitazione aveva preso il sopravvento ormai «Mi stai dicendo che sono arrivata?»
«Sì!! Andiamo!»
Ripresi il controllo di me stessa, e, soddisfatta, gli diedi un'altra pacca sulla spalla. Con fare amichevole aggiunsi «Un'altra volta. Ciao!» E così, saltellai sui tacchi ridendo come un'idiota patentata verso Carlotta, che si trovava nelle stessa posizione in cui l'avevo lasciata.

Mi ripeteva che non ce la faceva più dal ridere, ma io, tutt'oggi, insisto, che se invece della mia faccia avesse visto la sua, non si sarebbe rialzata dal pavimento.


Dall'anno scorso non ho più inveito sui poveri sconosciuti ubriachi, e l'ilarità che provoca il farlo mi manca. Quindi ricordo a Carlotta che mancano cinque giorni al suo arrivo e la avviso che dal momento che in programma non c'è una serata di gala come a Parma, sarà un interno fine settimana cazzaro.


14.aprile.2012

2 commenti:

Starsdancer on 10 luglio 2012 11:39 ha detto...

ahahahha spero che il tipo fosse almeno bono quanto Gringoire ;)
che anche se ubriaco guardalo non guasta mai!!
io ne ho fatte tantissime di figure de meeeee, una quella che ricorderò per sempre è questa:
entrai in una panetteria e tutta felice dissi "senta ho comprato la macchina del pane, secondo lei che farina devo usare" io e il mio Lui ancora ridiamo, il panettiere non fece una piega e mi spiego tutti i segreti del pane, direi che mi andò pure bene

Karen Broz on 20 luglio 2012 21:55 ha detto...

Hahaha!! Non era proprio bello come Gringoire (che per quanto Maccaferri sia bono e bravo, per me il vero e unico Gringoire sarà sempre e solo Matteo Setti!), però nemmeno brutto da guardare..ma mi faceva troppo ridere solo vederlo da lontano!
Oh beh, bella anche la tua hahah fortunata che non ti abbia tirato addosso una baguette :D

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